Melt Banana @ Circolo degli Artisti [Roma, 21/Settembre/2010]

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Cosa può esserci di meglio, in fondo, in un’umida serata di fine estate che godersi un concerto trascinante e divertente come quello dei/delle Melt Banana? La terza sortita romana in sei anni per il quartetto nipponico è anche per il sottoscritto la terza occasione per vederli/e all’opera (proprio dopo i due precedenti show al Circolo nel 2005 e nel 2008). Arrivo  giusto in tempo per prendere una birra al volo che i quattro stanno sistemando la strumentazione. Poi tornano dietro le quinte, si spengono le luci e un paio di torce elettriche fanno capolino sul palco nella quasi oscurità del Circolo. Solo due torce, però, sistemate sulle teste di Yasuko Onuki e Ichirou Agata, rispettivamente la voce e il chitarrista del combo giapponese. Quest’ultimo, sempre con la sua mascherina bianca d’ordinanza, la chitarra non la imbraccia mica, non ancora almeno. Entrambi prendono posto davanti a sampler e synth e pensano bene di cominciare il set proponendo i brani del recente ‘Melt Banana Lite Live vol. 0.0′. Ovvero una sorta di digital grindcore  che farebbe la felicità di Alec Empire. Batteria campionata, grida assatanate di Yasuko, rumori estremizzati tramite manopole varie (perfino, giurerei, anche con l’ausilio di una Playstation Portable ma magari ho visto male, chi era in prima fila confermi o smentisca), un paio di minuti e già le orecchie son belle e foderate!

Poi arrivano sul palco Rika e il batterista (Inomata?) e il “vero” concerto ha inizio, con la furia hardcore dei/delle MxBx deflagrare definitivamente: i “versi” di Yasuko che, pur sembrando spesso una massa indistinta di “ki-ki-ki-cha-cha-cha”, non si possono non amare, i riff di Agata (notevoli anche alcune delle intro dei pezzi tra cui una in cui suona, senza alcun effetto, uno strumentale in stile surf) e la sezione ritmica, soprattutto quel batterista che a vederlo in faccia così calmo, occhialuto e impassibile, penseresti più a un incrocio tra un monaco zen e uno studente sfigato di una qualche università di Tokyo, mentre invece spara non-so-quante-centiniaia-di-colpi-al-minuto con naturalezza, come se lo facesse da quand’era in fasce (e, magari, è proprio così), uno spettacolo già visto e sentito ma sempre più che piacevole da viversi, che genera l’ovvio pogo nelle prime file e tanto entusiasmo. Suonano più brani dal loro passato recente, un bel po’ da  ‘Bambi’s Dilemma’, tra cui ‘Blank Page Of The Blind’ che chiude il set. Ovviamente, vengono richiamati/e a gran voce (anche se non sono proprio convinto che “bukkakeee!” in giapponese voglia dire “biiis” –e pensate che una ragazza che mi era vicina mi ha chiesto cosa volesse dire…) e presentano quello che, nei loro show, è ormai un marchio di fabbrica ovvero le “ten little songs” (introdotte da Yasuko in un italiano perfino migliore di quello di molti politici), dieci microbrani di una manciata di secondi, vere esplosioni di furia grindcore, intervallati dalle meritate ovazioni del pubblico e dai “Gla-zié!” di Yasuko. E quando questa annuncia l’ultimo pezzo, rompo gli indugi, spingo di forza l’amico Emanuele e mi godo l’ultimo giro in mezzo al pogo. Aaaah, ci voleva proprio!

Piero Apruzzese