Melissa Auf Der Maur @ Circolo degli Artisti [Roma, 17/Maggio/2011]

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Tutto merito di quell’angelica presenza sul palco. Non fosse stato per lei, probabilmente stareste leggendo un manuale del turpiloquio. Perché entrare prima di tutti in una sala stasera genialmente preparata con ben 4 file di sedie, trovarsi un posto in piedi vicino al bancone sincerandosi più volte di non esser di disturbo o intralcio salvo poi ricevere richiesta di spostarsi 5 secondi dopo l’inizio del set, uscire e rientrare da fondo sala e dover dunque sopportare, quasi da discesa in Inferno dantesco, svariati gironi di dannati (dai limonatori incalliti quasi in procinto di compiere un amplesso proprio davanti ai tuoi occhi ai parlatori inarrestabili e peraltro ispanici, vogliosi di raccontare proprio stasera e qui ogni singolo giorno di vita vissuta in terra iberica, donne afflitte dalla peggior risata della galassia e gruppi di umani con un unico occhio meccanico concentrato in una mini-camera o in uno smartphone) è roba che m’ha provocato un aumento di volume del fegato neanche paragonabile a tutte le sbronze prese in vita mia e una voglia di andarmene mai provata prima d’ora. Eppure, la canadese dai capelli rossi e dalla pelle di luna mi ha trattenuto lì, vuoi per la sua ammaliante voce, vuoi per la sua magnetica figura. Volevo vederla all’opera in un concerto vero da tempo, la ricordo, vista attraverso un megaschermo, esibirsi con un paio di brani a un concerto del primo maggio di non so quanti anni fa, ma per diversi motivi avevo perso le sue precedenti sortite romane, l’ultima due anni fa all’Auditorium.

Non è neanche un vero e proprio concerto per promuovere il suo secondo album, ‘Out Of Our Minds’ (uscito nel 2010), più semplicemente, come lei stessa dice più volte durante il set, si tratta un’esperienza live diversa, pensata per il suo ritorno a Roma, città non toccata nel tour italiano dello scorso anno. Un set sperimentale con lei, ovviamente, al basso, accompagnata solo da chitarra e synth/piano, batteria no grazie. Considerando che ‘Out Of Our Minds’ è un progetto multimediale che prevede anche un film (proiettato prima del concerto) e un libro a fumetti, ci si aspettano vari visuals.

Ne approfitto per una considerazione di carattere personale: come recita anche il titolo della serata, è una performance “intima”, per cui, forse, l’idea di inserire dei posti a sedere nel locale, non è del tutto sbagliata. Alla prova dei fatti, però, non è stato uno show acustico, si è assistito comunque a una performance elettrica, i visuals non erano poi così al centro dell’attenzione e la stessa Melissa si è lamentata della distanza tra le sedie e il palco, invitando parte del pubblico a sedersi a terra nei pressi del palco. Insomma, la prossima volta, cortesemente, evitatele ‘ste sedie.

Detto ciò, parliamo del concerto: la strumentazione più scarna mette inevitabilmente in risalto la voce di Melissa e non c’è molto da dire, canta stupendamente, forse a tratti urla più che cantare, ma è affascinante perfino nella pronuncia e nell’accento. Non ho ben capito il concept dietro i visuals ma mi sembrava volessero esaltare in alcuni brani gli elementi della natura (per esempio il fuoco su ‘Head Unbound’, l’acqua su ‘Followed The Waves’). Fra un brano e l’altro, Melissa parla col pubblico della famiglia (con i suoi genitori presenti in prima fila), ride, annuncia la sua futura maternità, parla degli anni trascorsi senza release alcuna (sei tra il primo, omonimo album, del 2004 e il successivo) l’imminente viaggio in Sardegna per la prossima data del tour, i posti che ha visitato a Roma e lancia una stoccata a Berlusconi. Alex e Jeff, i musicisti che l’accompagnano, sono bravi a non far sentire l’assenza della batteria (“anche se qualche rockettaro fra di voi di sicuro ne sente la mancanza, sarà per il prossimo tour!”), proiettando spesso e volentieri i brani in una dimensione più eterea, mentre il basso di Melissa arriva anche a far vibrare la sala. Chiusura con ‘Skin Receiver’ e cover di ‘Everybody Knows’ di Leonard Cohen (“un grande canadese”, ho sentito bene?), solo voce e piano. Applausi, saluti, l’attesa per lei che poi esce fuori dal backstage e firma una gran quantità di autografi. Le porgo una rosa rossa: “Aw, how nice! I’ll bring it with me in Sardinia! Thank you!”.  Grazie a te, Melissa.

Piero Apruzzese

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