Mauro Ermanno Giovanardi + Cesare Malfatti @ Teatro Novelli [Rimini, 19/Luglio/2011]

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Si legge Mauro Ermanno Giovanardi, ma si scrive ancora Joe. E il cerchio si chiude. Esattamente nel punto dove questo lungo e prezioso giro d’Italia partiva, lontanissimi anni fa. Ma andiamo con ordine. Rimini, Teatro Novelli. Mauro Ermanno Giovanardi presenta l’album ‘Ho Sognato Troppo l’Altra Notte?’ seconda fatica solista fresca fresca di pubblicazione e reduce dalla bella trasferta Ligure in quel di San Remo. Il bouquet di rose gialle e bocche di leone pare appena sbocciato, ma Giovanardi è in sella da decenni. La sua è davvero una delle figure più longeve e significative del rinascimento musicale Italiano fine ottanta primi novanta. In sella direi sia la definizione più indicata anche per quel che lo riguarda oggi. C’è molto west nelle sue “nuove” canzoni, molte brezze morriconiane e, in definitiva, molta Italia con gli stivaletti di pelle bassi le miniskirts appena comprate in Kings Road. Ed è un amore sincero, quello di Mauro. Una nostalgia dolce, mai triste. Insomma gli anni sessanta, Milano con e senza valigia, quel festival dei fiori e quei varietà della Rai non sono solo un bel ricordo da queste parti. Il set, oltre ai pezzi inediti, presenta diverse belle covers tra cui ‘Inverno’ di De Andrè, ‘Stelle Buone’ della Donà, ‘Se Perdo Anche Te’ del Gianni nazionale e ‘Bang Bang’, vero evergreen amato e avvistato un pò a tutte le latitudini, dai dischi della Zanicchi ai film di Tarantino. Forse dunque non è un caso che, tra un bis e l’altro, ci sia spazio anche per alcuni intermezzi strumentali in odor di celluloide. Sul palco sono in quindici tra chitarre, bassi, batterie, tastiere. Non mancano archi e fiati, che veri e dal vivo fan sempre la loro porca figura. E il pubblico apprezza, caloroso e numeroso. Il vinile gira dunque, e se chiudo gli occhi va decisamente a 45 giri.

Tutto fila liscio liscio, come fossimo in  gita domenicale con gli stereo otto nel cruscotto e il mangiadischi sul sedile posteriore, pronto per prato e picnic. Ma l’imbuto della spirale si stringe. E la puntina si incanta. Qui è doveroso da parte mia una piccola nota: sono personalmente molto affezionato alla prima produzione dei La Crus. Per cui quando Giovanardi pesca dal cilindro – e dal suo, dal mio passato – ‘Come Ogni Volta’ le gambe mi fanno giacomo giacomo. Son quelle cose difficili da controllare. Al cuor non si comanda vale davvero. Tipo gli U2 nello Zoo Tv Tour quando dopo i pezzi nuovi, pur belli, fanno ‘New Year’s Day’. Oppure i Depeche Mode ‘Stripped’. Sylvian ‘The Ink in the Well’. Cohen ‘Famous Blue Raincoat’. Non c’è niente da fare, viene su tutto. Perché i La Crus hanno avuto l’inestimabile merito – e in tempi non sospetti – di sdoganare culturalmente i grandi maudits della tradizione italiana che oggi moltissimi giovanotti, in buona e in mala fede, rivendicano come influenze antiche e imprescindibili. E Joe, nello specifico, è stato pioniere nel ridar lustro alla figura dell’interprete tout court. I La Crus sono stati i primi a restituire alla canzone d’autore – e d’amore – il ruolo di regina e non di serva. I primi a fare le cover di Tenco e di Ciampi, a cantarle nei concerti, inciderle nei dischi, restituir loro vita e attenzione popolare. A guardare dritta negli occhi una certa Italia e a darle del tu, prima di tutti, ci hanno pensato Malfatti e Giovanardi. Certo, non erano soli. Ricordo ad esempio l’altra costola dei Carnival of Fools, i meno fortunati – ma non meno bravi – Santa Sangre. E le varie Cristina, Manuel, Cristiano e compagnia bella. Ma davvero i La Crus furono quelli che più felicemente, apertamente sposarono la causa. E molti, oggi, devono loro tantissimo per quella tempestività. Anche inconsapevolmente. Poi a un certo punto nelle vite di chiunque le cose mutano e le strade si separano, perché ognuno ha la sua storia personale che non si ferma. Ed è giusto, giustissimo così. Ma è difficile per me stasera non mescolare le carte e le coppie, non perdere di vista la posta in gioco. Perché in principio accade che Cesare Mafatti, con il suo primo set da cantautore – delicato e dal sapore più capitolino che meneghino – apra lo spettacolo del fratello Mauro. E anche da questo si capisce che la serata sarà simile al pranzo di Natale di una famiglia allargata. E ancora accade che nei bis Cesare ritorni sul paco con Joe e che insieme a loro, sul palco, resti anche Paolo Milanesi che forse ai più distratti era sfuggito, nascosto nel reggimento di musicisti. Ma Stasera, ora, c’è anche lui. Tò, i La Crus. Al gran completo. Quella chitarra, quella tromba, quella voce si chiamano La Crus. Dentro me’, poi ‘Il Vino’. Gli ultimi due proiettili della serata. Spera. Mira. Spera.

Giuseppe Righini

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