Matt Elliott @ Loretta [Rimini, 12/Ottobre/2010]

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La carboneria esiste ancora. Trama sottobanco, e schiude i suoi tabernacoli per poche ore come uno stargate. Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro. Allora fatevi trovare pronti, perché il passaggio dura appena il tempo necessario per infilare un piede tra stipite e porta e poi… puff! Le luci si spengono, e se non siete svegli e veloci rischiate di ritrovarvi di nuovo in mezzo alla strada, circondati da palazzoni e macchine parcheggiate, lost in Suburbia. Però lì, proprio un attimo prima, dove ora c’è un muro c’era una porticina. E dietro quella porticina la bottega di Loretta, che stasera ospita Matt Elliott con le sue chitarre, la sua loop station, pedalini, pifferi e melodica per la gioia di padroni di casa, amici e vicini. Mi pare di non aver dimenticato nulla. E pur essendo solo sul palco, la tecnologia moltiplicherà i sui spettri per noi. Non che il ragazzo ecceda in calore e good vibrations. Tanto per dirne una, tacita subito l’applauso di benvenuto bofonchiando al microfono qualcosa tipo no please this ain’t gonna be a great gig. E in effetti qualche ripetizione di troppo negli arrangiamenti c’è e quei campioni jungle/drum’n bass mid 90’s non è che facciano proprio impazzire. Ma per buona parte del set la qualità della performance è decisamente alta, la voce seducente, le chitarre docili quando devono e feroci quando vogliono e le canzoni – saccheggiate dalla famosa trilogia e non –  dense e sincere. Ogni astante pare disposto a naufragare volentieri insieme a mr Elliott in his spleeny sea. This is how it feels to be alone stasera vale un poco per tutti insomma. C’è spazio anche per una bella cover di ‘Gloomy Sunday’ – ma quella della Galàs ancora non si batte – e uno storico canto libertario in italiano di qualche decennio fa, ‘Il Galeone’, piuttosto toccante. Bravo Matt, apprezziamo sinceri. Anche perché in questo segretissimo concerto a casa di Loretta tutto sembra una specie di festa e tra gli invitati l’atmosfera è rilassata e piacevole. Alcuni ascoltano rapiti, altri parlottano educatamente in fondo alla stanza, altri ancora sbevazzano un po’ di vino rosso e smangiucchiano torte di mele e mirtilli. Manca solo l’agente Cooper. A fine set una ragazza sale sul micropalco formato pallet, si piega verso il microfono e dice a tutti di non fuggire via perché c’è una sorpresa. Altro giro altro regalo dunque. Dieci minuti dopo spunta un ragazzone moro che attraversa la stanza, si avvia verso gli strumenti, si toglie gli stivaletti color senape, si siede e comincia a suonare. E’ Oly Ralfe della Ralfe Band. Così, gratis. Urca. Oliver sembra un fumetto, mentre canta un occhio gli si fa più piccolo e lo trasforma in una specie di marinaio e le sue mani si alternano tra una tastiera e una chitarra classica fregata a Matt, E’ informale ma presente Oly, e improvvisa questo inaspettato ghost gig con leggerezza e trasporto. Questo nella musica conta quanto il lirismo di ogni giovane Werther. Grazie Loretta, grazie davvero.

Giuseppe Righini

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