Matmos @ Villa Ada [Roma, 17/Luglio/2017]

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Martin C. Schmidt e Drew Daniel, coppia nell’arte e nella vita, formano i Matmos a San Francisco nella metà degli anni 90. Il loro esordio omonimo risale esattamente a venti anni fa. Da allora altri nove album e quattro EP a proprio nome, senza considerare le molte collaborazioni discografiche con musicisti di varia estrazione musicale. Pionieri della glitch music, mischiano l’elettronica con l’arte concettuale, l’elettroacustica con la musica concreta. Rileggono in maniera originale i canoni delle avanguardie nell’analisi dell’intreccio tra suono e ritmo. Campionano gli oggetti più svariati, manipolano digitalmente suoni meccanici ed organici di qualsiasi origine, li destrutturano e li stratificano fino a dargli forme e melodie nuove. La loro voglia di sperimentazione li porterà ad avvicinarsi al post-rock e alla musica cosmica, ma anche al pop, grazie all’esperienza importante con Bjork. Il concerto di questa sera è una delle gemme last minute inserite nel programma di una rassegna coraggiosa. Non è più di dieci giorni che si è avuta la certezza dell’evento, ma è solo da due che è trapelata la notizia della presenza sul palco della Squadra Omega, intenta a coadiuvare i due sperimentatori elettronici. Collettivo veneto attivo dal 2009, attualmente in trio, hanno da poco pubblicato l’ultimo album “Materia Oscura”. Suonano impro, space, prog e psych strumentale con un’attitudine libera e dinamica. Si sono fatti apprezzare molto nell’esibizione in occasione del Thalassa Fest, che ha portato lo scorso sabato su questo stesso palco il meglio della cosiddetta “Italian Occult Psychedelia”. I ben informati intanto parlano della possibilità che questa collaborazione possa concretizzarsi a breve anche su disco. Vedremo.

L’apertura è affidata ad Økapi, al secolo Filippo Paolini, che in 45 minuti riproduce dal vivo il suo omaggio al compositore francese Olivier Messiaen, rappresentato nel recente disco “Pardonne-moi, Oliver!” (16 oiseaux pour Olivier Messiaen). Messien nel XX secolo ha sperimentato attraverso la composizione classica, seguendo soprattutto la sua ossessione per lo studio e la trascrizione dei versi degli uccelli, oltre ai suoni terrestri e della natura in generale. La sua profonda spiritualità lo portò infine a dedicarsi alla musica sacra. L’omaggio del produttore italiano consiste nel prendere l’opera del compositore, decostruirla, selezionarla e rimescolarla in un collage inedito, arricchito dagli inserti elettronici creati per l’occasione e dall’opera della fantomatica orchestra di Aldo Kapi. Il risultato è di altissima fattura. Non a caso questo mago del turntablism e del campionamento sonoro è uno dei maggiori esponenti della plunderfonia, musica creata usando questi canoni stilistici. Impreziosita dai visuals perfetti di Simone Memè, che ripercorrono i temi delle opere di Messiaen, fondendosi perfettamente con i contenuti del frutto dell’immaginario dell’artista, che ha diviso l’opera in tre movimenti: amore umano, amore divino e amore per la natura. Musica colta ed extra colta che collimano alla perfezione, donando a Filippo lo status di compositore contemporaneo.

Alle 23 i Matmos salgono sul palco. Come dicevamo, al piano-synth di Schmidt e alle apparecchiature varie analogiche e digitali di Daniel, si uniscono: Matteo Bordin alla chitarra, moog, sax e flauto, Andrea Giotto al basso, pedali ed effetti e Davide Zolli alla batteria e percussioni. La performance sarà quindi basata su un’improvvisazione collettiva, a cui stanno lavorando nel giro di un paio di giorni di jam (Daniel nell’esecuzione userà anche dei campionamenti presi proprio da queste prove). Considerando le caratteristiche dei partecipanti non è difficile immaginare i territori sonori in cui si muoveranno, ma ciò nonostante le sorprese saranno molte. La prima parte dura mezzora. Caratterizzata da una fluidità sorprendente, i nostri frullano tutto l’approccio black di cui sono capaci, passando dal groove e dall’impro del Davis elettrico alle suggestioni afro-spirituali di Coltrane, dagli accenti jazz della blaxploitation alle rarefazioni timbriche dello psychedelic soul. Tutto perfettamente tessuto nelle trame elettroniche del duo, anche se non in maniera esageratamente marcata. Notevole. Al termine Schmidt prenderà la parola per fare i doverosi auguri a Daniel di buon compleanno, a cui si uniranno tutti i presenti prima di abbandonarsi alla seconda parte di improvvisazione. Questa volta la durata è di circa venti minuti e si apre con una lunga parte atmosferica, rarefatta e stratificata, ambientale e densa. Poco dopo, dal nulla, c’è un’inattesa apertura psichedelica di matrice tardo sixties, che a tratti ci trasporta sulle coste della California e in altri strizza l’occhio al lato jazz-psych più morbido di Canterbury. Incredibile. Ancora Schmidt presenta la band e il terzo movimento è servito. Stavolta l’incipit e puro marchio di fabbrica Matmos. Le ritmiche sghembe e i glitch ad incastro sono inconfondibili. L’unico momento in cui le sentiremo così stasera. Il beat cresce e si espande con l’ingresso degli Omega. Il tutto acquista una deriva quasi electro-jazz, senza avere mai l’impressione di poter scadere nell’ovvio. Prima di compiersi anch’esso nei venti minuti di durata che lo contengono, ha tempo di diventare krauto, sfoggiando un motorik coinvolgente, per poi concludersi in modo circolare, ritornando quasi all’improvvisazione iniziale della performance. Settanta minuti di gran classe, senza bis, senza indugi, senza forzature e senza smagliature di alcun genere. Un concerto psichedelico di jazz contemporaneo, dove le varie commistioni che lo compongono sono caratterizzate dal grande interplay che lega i musicisti. I Matmos hanno dimostrato di nuovo la loro capacità di rinnovarsi e stupire, oltre alla naturalezza con cui riescono a dialogare al meglio con qualsiasi interlocutore artistico. Chi è venuto a vederli immaginando una performance canonica del duo sarà rimasto deluso. Chi avrebbe preferito ascoltarli alle prese con lavatrici o altri quasi oggetti da smembrare, avrà qualcosa da ridire. Ma il loro spirito di trasformazione li ha portati altrove ancora una volta, così come chi non ha fatto altro che chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare. “Expand Consciousness, feed your third eye!”.

Cristiano Cervoni

Foto dell’autore

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