Matmos @ Circolo degli Artisti [Roma, 23/Maggio/2011]

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Erano stati descritti come un esperimento “elettrobeat d’avanguardia” e qualcuno li aveva etichettati come “Kraftwerk del nuovo millennio” e devo dire la verità: ero abbastanza scettico e mostruosamente curioso di sentirli dal vivo, ma procediamo con ordine. Ore 21:30, la sala principale del Circolo degli Artisti è pressochè deserta, si preferisce attendere all’esterno per godere del clima decisamente migliore. Il palco è attrezzato come una centrale nucleare, niente di convenzionalmente utile per un “concerto”, al centro vi è un’ampia tavolata cosparsa di mixer, collegati a computer, collegati a schede audio digitali, collegati a rack, collegati ad un’infinita di sampler ed altre diavolerie, microfoni indirizzati verso semplici oggetti ora di metallo, ora di legno; uno spettacolo impressionante che sicuramente aumenta la curiosità del pubblico accorso ad assistere ad un simile live. Le luci calano, avvisando dell’imminente apertura di serata, il primo ad esibirsi è John Wiese, altro artista californiano considerato un punto fermo della sperimentazione elettronica. La sua esibizione è quantomento “insolita” per le mie orecchie abituate a ricercare un minimo ritmo anche quando non c’è. Probabilmente è un mio limite, anche se intorno a me, noto molte più facce perplesse che compiaciute, l’infinità di rumori prodotti dalla strumentazione di Weise, si intersecano fra loro, generando altrettante frequenze sincopate e difficilmente distinguibili. Di sicuro non si tratta di nulla di semplice da realizzare, ma il risultato finale non sembra essere di semplice ascolto, ed io per primo mi ritrovo a scattare semplici fotografie cercando  almeno in quello di trovare qualcosa di non monotono; niente da fare…

Resto abbastanza perplesso, temendo il peggio quando l’esecuzione di Weise giunge al termine, mi dico “e se tutto il concerto fosse così?”. Pochi minuti di pausa mentre il palco viene allestito per il duo di San Francisco, quindi le luci tornano ad illuminare la scena e mi rendo subito conto che muovermi mi diventa impossibile: la sala è zeppa di pubblico che si accalca spingendosi verso il palco, non mi aspettavo una simile affluenza e l’atmosfera che si respira è davvero avvolgente. Suoni morbidi accompagnano l’inizio della loro esibizione, scopro con piacere che parecchi suoni che ascolto, sono generati da oggetti più o meno conosciuti che vengono letteralmente “suonati” e mandati in loop dalle diavolerie elettroniche dietro le quali ci sono le mani del duo californiano, che per l’occasione, hanno anche l’accompagnamento di un vero chitarrista, anche se ovviamente, il suono è stato pesantemente filtrato attraverso chissà quale altro multieffetto digitale. Il momento maggiormente emozionante si è raggiunto quando otto ospiti precedentemente prelevati dal pubblico, sono saliti sul palco per essere utilizzati come “strumenti umani”. Divisi per coppie di entrambe i generi, gli ospiti sono stati bendati con degli occhiali oscurati ed hanno indossato delle cuffie in cui ogni coppia, ascoltava una base musicale differente su cui vocalizzare, anche se ovviamente, al pubblico giungevano solo le otto voci fra loro sovrapposte, arricchite ovviamente dai suoni incessanti dell’incredibile strumentazione del duo. Per il resto della serata, continuerò a scattare fotografie cercando di trasformare l’emozionante ascolto in immagine, del resto, ogni oggetto viene trasformato in musica da M.C. Schmidt e Drew Daniel, quindi provo ad adeguarmi e fare altrettanto. Mentre una bottiglia d’acqua svuotata in un bicchiere diventa una base musicale, mi rendo conto che sono completamente assorto nello spettacolo e molti attorno a me ne fanno parte, che sia questa la forza vera e propria del duo? Una cosa è certa: in tantissimi anni di concerti, non avevo “mai” assistito a niente del genere, ed è piacevolmente stupito che lascio la sala solo a fine concerto, ritrovandomi a sperare di poter assistere di nuovo a qualcosa del genere.

Il concerto in sintesi:
Band: 9 a parte il timido inizio di John Wiese che sinceramente non ho ben compreso, i Matmos sono qualcosa di unico nel loro genere, credevo di ascoltare qualcosa alla Aphex Twin, mi sono ricreduto ed ho aggiunto qualcosa da consigliare nella mia “ridottissima lista personale”.
Suono: 8 ottima acustica ed arrangiamenti perfetti e precisi, personalmente credo che il Circolo sia più adatto ad eventi del genere che a live prettamente “rock”.
Pubblico: 7 come già detto, prende parte al concerto diventandone parte integrante, solo una nota per i due che avevo di fronte: la prossima volta che volete chiacchierare del più e del meno fatelo fuori, magari davanti ad una birra e comodamente seduti!
Location: 7 nulla da eccepire, eccetto forse la gestione dell’ingresso/uscita dalla sala live, forse un tantino caotica.

Stefano D’Offizi