Master Musicians of Bukkake: cosa succederebbe se viaggiando verso oriente ci si spingesse troppo oltre?

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Loro non sono francesi, ma la massiccia attenzione che la Francia dedica a questo strano gruppo (innumerevoli i concerti tra Paris, Lille e Bordeaux dal 2010 ad oggi), li lascia a buon diritto iscrivere all’interno di qualsiasi rubrica che abbia come focus tanto i suoni “made”, quanto quelli “from” Paris. E dopo la loro ultima apparizione alla Villette Sonique, lo scorso maggio, l’interesse parigino verso i Master Musicians of Bukkake è così aumentato al punto da scomodare persino il canale di Arte Live Web, che dedica loro uno speciale proprio sulla performance live in Paris. Originari di Seattle, i Master Musicians of Bukkake sono attivi da più di una decina di anni e si auto-definiscono un gruppo “performing collective ceremonial music” – e questo già dovrebbe dirla lunga riguardo alla complessità del loro sound. Raggruppando diversi membri provenienti dalla galassia drone e doom (presenze fisse o salturie di gruppi come Earth, Sun O))), Burning Witch, etc.), i Master infatti creano uno strano melange musicale, difficilmente ascrivibile all’interno di una precisa categoria: potremmo parlare di una moderna fusione tra sonorità psichedelico-trascendentali ed estremo orientali (ma guai a definirlo semplicemente del rock), nutrite inoltre da una cerimoniosa “mise en scene” di tutto punto a carattere esoterico. La visione di qualche video su youtube potrà meglio chiarire e confermare quanto appena affermato. Ma se le precedenti pubblicazioni del gruppo, condensate all’interno della trilogia ‘Totem’, si distinguono per un esagerato ermetismo al limite della sperimentazione new age di ultima generazione, l’album ‘Far West’, pubblicato lo scorso 10 giugno, sotto l’etichetta Important Records e in ascolto integrale su Soundcloud, sembra molto più accessibile (ma attenzione, non si è detto di più facile ascolto) e di originale ispirazione creativa. Partendo infatti da un preciso interrogativo, i Master danno vita ad una trama musicale fatta di note sintetiche alla Goblin e un folk prog più grossolano ed allucinante, godibile ed intrigante fino all’ultimo. Infine la domanda di cui si accennava prima e da cui muove l’intero album è molto semplice: cosa succederebbe se viaggiando verso oriente alla ricerca dell’illuminazione ci si spingesse troppo oltre? Superando la destinazione prevista? La risposta altrettanto semplice è già racchiusa nel titolo ‘Far West’: ci si ritroverebbe infatti di nuovo verso ovest. Ed ecco quindi che la ricerca della luce si sposta nelle grotte dell’America centrale, lungo le coste dell’oceano Pacifico fino alla Louisiana del nord di fine ‘800. ‘Far West’ è dunque la colonna sonora di una spedizione “orientale in occidente”, non priva di spiritualità e di continui rimandi al soprannaturale. Tra le best track: ‘Gnomi’ e ‘Cave of light – The prima materia’. Per il resto, se ci si vuole fare un’idea più precisa, si consiglia vivamente di assistere ad una loro performance live.

Daniela Masella

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