Massive Attack @ Palasharp [Milano, 7/Novembre/2009]

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Ai primi di ottobre è uscito l’EP ‘Splitting The Atom’, quattro pezzi, 23 minuti di ottima musica che riesce ad incastonare gemme del firmamento musicale mondiale come Tunde Adebimpe (TV On The Radio), Van Rivers, Guy Garvey oltre a Martina Topley-Bird e Horace Andy (già collaboratore) che ritroviamo stasera per il tour europeo del collettivo (sempre più allargato) Massive Attack. Collettivo in quanto la lineup è spesso variata non per necessità ma per scelta artistica. Hanno collaborato al progetto anche Sinéad O’Connor, Madonna, Tricky, Shara Nelson, Mos Def, Elizabeth Fraser e Tracey Thorn. E pare che nel quinto album (il cui nome è ancora top secret) che uscirà in primavera troveremo anche l’infaticabile collaborazionista Mike Patton (Faith No More). L’attuale formazione è composta dal duo Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall: due uomini catalizzanti ed entropici in due particolari modi differenti di esserlo.

Sono davvero emozionato per questo live di Milano al Palasharp a cui seguirà la seconda ed ultima data italiana di Conegliano Veneto. E’ una settimana che l’impianto Hi-Fi, l’I-Pod e lo stereo della macchina pompano le note di tutto ciò che i Massive Attack hanno prodotto nel tempo. Sono invecchiato, ma la loro musica è rimasta cristallizzata e con essa ogni istante nel quale mi ha accompagnato, spesso sorreggendomi: ‘Teardrop’ mi ricorda ancora il 2000 ovvero l’anno della mia seconda nascita, della mia seconda vita, ne fu la colonna sonora nei momenti peggiori; ‘Karma Coma’ mi ricongiunge ad kazako Eldar e alle sue visioni situazioniste dei processi economici e sociali del mondo; ‘Small Time Shoot Away’ sta collaborando attualmente alla mia progettualità futura. Potrei dilungarmi, ma mi verrebbe solo che da piangere o ridere di profonda gioia, a seconda dei casi. Torniamo quindi al concerto.

Non ho voluto prepararmi anticipatamente, se non ascoltandoli e riascoltandoli. Sono certo che sarà una sorpresa ciò che i Massive Attack ci regaleranno stasera e voglio godermela fino alla fine. L’unica preoccupazione è quella di riuscire a fare qualche scatto e tento quindi il tutto per tutto affinché riesca a sfondare la cortina della security oppure della mezza luna di persone accalcate a ridosso delle transenne. L’invasione al Palasharp si è quasi conclusa, la pioggia scivola veloce sull’impermeabile; per una attimo chiudo gli occhi e mi sembra di essere fuori il Brixton Academy di Londra dove li ho visti la prima volta.

Martina Topley-Bird, infilata in uno stupendo e lungo abito rosso da sera, è già li sul palco, da sola, accompagnata da un batterista vestito da ninja per proporci la sua musica.

Dopo una mezzora, si abbassano le luci e il fermento arriva alle stelle. Mi giro intorno: solo teste, un vero e proprio tappeto umano. Non si riesce a vedere un centimetro quadro di pavimento. Escono i primi musicisti dal backstage ed un boato di grida e richieste mi comprime verso il palco. Attaccano la strumentale ‘Bulletproof Love’, tratta dall’ultimo EP. Nel frattempo lo schermo a led elaborato dalla United Visual Artists e posto alle loro spalle comincia a pulsare e lanciare messaggi ed informazioni randomizzati. Esce quindi il duo 3D e Daddy G per cantarci ‘Heartcliff Star’ che si trasforma, nel finale sulla frase “Shoot a man!”, in un mantra minaccioso, ripetitivo ed ossessivo. Viene introdotta Martina Topley-Bird, indiscussa regina della serata, che esegue ‘Babel’. Ancora 3D introduce “the man who needs no introduction”, Horace Andy, per un’impeccabile e nuova versione di ’16 Seeter’: vibra le sue litanie su un duo di batteria (elettronica ed acustica) e un basso martellante. Ritorna Martina sul palco per farci immergere nell’incandescente ‘Red Light’. E’ il momento adesso di una dedica ad un’altra importante collaboratrice dei Massive Attack: Sinéad O’Connor. Parte, dunque, ‘Future Proof’ dell’album ‘100th Window’ e sullo schermo i led si accendono in cifrate sequenze binarie composte da zeri ed uno. Noto che però il pubblico sembra disorientato, probabilmente perché i primi pezzi suonano poco “popolari”. E’ solo grazie a ‘Rising Son’, ‘Angel’, ‘Inertia Creeps’ e alla versione semi-acustica di ‘Teardrop’ cantata da Martina Topley-Bird che il pubblico milanese (e non solo evidentemente) mostra un cenno d’affetto concreto ai nostri immensi Massive Attack. Le canzoni di ‘Blue Lines’ vengono percepite dai fan come un dono lanciatoci addosso: la voce R&B di Deborah Miller domina l’eccellente ‘Safe From Harm’ e l’incendiaria ‘Unfinished Sympathy’ sorretta dai cori del pubblico. Dopo ‘Splitting The Atom’ e ‘Marrakesh’ nella quale 3D si pone, spalle al pubblico, tra le due batterie e compulsivamente oscilla la testa avanti ed indietro, anche ‘Karma Coma’ svolge il suo ruolo aggregante sondando i nostri stomaci, deframmentizzando col corpulento basso che conosciamo ogni spazio tra una persona e l’altra. Inutile chiedere ulteriori bis, la missione mediatica italiana dei Massive Attack si è conclusa fino a domani per il concerto di Conegliano Veneto. Ora sono tutti sul palco. Tento di contarli… sono forse una decina.

Mass-mediatici e d’Attacco. Infatti, per tutta la serata sono apparsi sull’enorme schermo importanti temi politici: spese e sprechi delle Multinazionali, informazioni sulla salute del clima mondiale, la questione Africa. Ma anche temi e titoli di testate giornalistiche italiane come “10 domande” (al Premier), “Leggi ad Personam”, “Discriminazioni: l’Italia sotto accusa”, “CUCCHI”, “Migranti” che suonano inquietantemente attuali ed in linea con quanto si sta vivendo in Italia (pare che in ogni paese in cui sono stati abbiano ugualmente sbattuto in faccia al loro pubblico ciò che spesso lo stesso tende a voler dimenticare). Ma in fondo i Massive Attack, sono “comunisti”… e probabilmente frequentano transessuali.

Andrea Rocca