Massive Attack @ Auditorium [Roma, 8/Luglio/2014]

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Un tour anomalo, senza nessun disco da promuovere pur avendone appena annunciato uno nuovo a quattro anni da quell’‘Heligoland’ accolto da giudizi contrastanti. Mancavano da sei anni da Roma Del Naja e soci. Quella sera la ricordo perché tornavo a casa spappolato da una veloce trasferta in UK e avevo perso l’aereo il giorno prima, con tutta la buona volontà ogni tentativo di convincermi a tornare a casa e subito uscire per dirigermi alla volta di Capannelle fu vano. L’idea di vederli in una cornice più ristretta e che personalmente adoro come la Cavea dell’Auditorium mi ha allettato fin dall’annuncio, tuttavia ho creduto di doverci rinunciare vista l’impossibilità di prendere i biglietti presto per rassegnarmi poi al sold out in ogni ordine di posto. Dunque ringrazio qualche dio e sicuramente l’Auditorium per aver deciso di mettere in vendita, a poche ore dall’evento, alcuni biglietti per la visione in piedi in cima alla struttura, appena finite la tribune, con tanto di corsa col cuore in gola per comprar il fatidico tagliando direttamente in loco nel pomeriggio, fatica compensata dalla possibilità di ascoltare parte delle prove.

A sera, con qualche minuto di ritardo rispetto al previsto, l’inevitabile boato accoglie sul palco i Massive Attack: oltre a Robert Del Naja, la potenza di due batterie, chitarra e basso. Mi rendo conto dell’assenza di Daddy G. Lo si vedrà solo in seguito, con ospitate ad hoc, non diversamente dagli altri ospiti storici che si alterneranno alla voce: Horace Andy, Martina Topley-Bird e Deborah Miller. Spiace pensare che ormai sia alla stregua di un comprimario ma la realtà è che il combo bristoliano oggi più che mai è l’anglonapoletano Robert che stasera ringrazia e spesso con un “Grazie, ragazzi!”. Confesso di aver vissuto la parte iniziale del concerto un po’ in sordina, con l’apertura lasciata al singolo di un paio di anni fa ‘Battlebox 001’ e cinque brani da ‘Heligoland’, forse a riprova di quanto sia un disco difficile ma affatto da buttare: semmai, a una resa più dinamica pare affiancato un certo manierismo e anche gli stordenti messaggi dei visual, dai marchi di celebri multinazionali – molto gettonate Fininvest e Mondadori, sembrano aver perso l’incisività di qualche anno fa. Una sensazione che mi ha abbandonato presto e volentieri, di pari passo con l’incedere marziale delle sezione ritmica, potente al punto da farmi vibrare la gambe appoggiate al muretto e impressionante ancora l’ottima forma vocale di Horace Andy, ammaliante la Topley-Bird, forse meno incisiva la Miller. In sintesi, la performance è cresciuta tanto più la scaletta procedeva verso brani più lontani nel tempo, a partire da un’ipnotica ‘Future Proof’, probabilmente il vero momento in cui il concerto si è avviato al suo climax, forte di un crescendo chitarroso/spacey/elettronico che ha definitivamente stordito la platea e preparato alla monumentale doppietta ‘Teardrop’ / ‘Angel’ accolta infine dall’invasione liberatoria dell’area sotto il palco anche da molti che sedevano su in tribuna, complice l’assenza totale di addetti dell’Auditorium. E molti altri, pur ai loro posti, finalmente erano in piedi a scatenarsi e ballare e in tal senso il tripudio elettronico di ‘Butterfly Caught’ cadeva proprio a fagiolo. Il resto è storia, con una iperbolica ‘Inertia Creeps’ perfino stoppata da un insoddisfatto Del Naja per ricominciarla da capo, possente oltremisura mentre sugli schermi scorrevano titoli di notizie dell’ultima settimana e se il boato più esagerato è riservato all’acquisto di Ashley Cole dalla Roma, sono sicuro che il cuore partenopeo di 3D avrà avuto voce in capitolo nel far mettere in evidenza le parole accorate della madre di Ciro Esposito, il tifoso napoletano ucciso a Roma. Applausi da spellarsi le mani e ulteriori tre encore: la chiusura con quel brano manifesto del trip hop che è ‘Unfinished Sympathy ha semplicemente trasportato definitivamente la Cavea in un club di Bristol indietro nel tempo di oltre 20 anni, quasi un’esperienza mistica, con i due soci 3D – Daddy G finalmente uno a fianco all’altro a synth e tastiere. L’abbraccio riservato a Robert Del Naja da alcuni fan che decidono di invadere il palco alla fine è solo un sincero omaggio di cuore per una prestazione maiuscola e non solo di mestiere, con cui i Massive Attack ribadiscono di avere ancora più di qualcosa da dire.

Piero Apruzzese

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