Massimo Zamboni + Angela Baraldi @ Casale della Cervelletta [Roma, 14/Luglio/2011]

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Davvero un bel posto il Casale della Cervelletta, situato all’interno della Riserva Naturale Valle dell’Aniene, suggestiva cornice per Eclettica 2011. Sembra essere proprio il luogo adatto per un evento come quello che sto per riportare su queste righe, ovvero l’esibizione live di Massimo Zamboni, chitarrista storico dei CCCP e in seguito dei CSI. Zamboni ha infatti intrapreso questo tour chiamato “Solo Una Terapia – da CCCP all’estinzione” in cui ripercorre tutta la storia della leggendaria band italiana fino ad arrivare ai suoi ultimi brani da solista. Accompagnato dalla cantante/attrice Angela Baraldi e da un schiera di musicisti di tutto rispetto (Erik Montanari, Cristiano Roversi, Gigi Cavalli Cocchi) Zamboni vuole farci fare un tuffo nel suo passato. Il concerto si inserisce all’interno dell’Eclettica Festival che per questa sera prevede anche l’esibizione di Ilenia Volpe e la sua band e del rapper Kento.

Il grande palco è posizionato all’aperto, nel parco, dove finalmente, dopo una giornata di caldo insopportabile, l’aria fresca fa respirare. Dopo un veloce giro tra i banchetti di magliette e merchandising, sento la voce del fonico dalla sua postazione annunciare Ilenia Volpe. Non so spiegarvi il motivo, probabilmente non c’è, ma non mi aspettavo nulla di rock’n’roll, quindi rimango piacevolmente sorpreso quando sul palco la vedo avvolta in un boa viola, capelli neri che le coprono il viso, Fender Jaguar tra le mani, cantare incazzata davanti ad un pubblico che comincia a scaldarsi. Unisce il grunge potente e cupo degli anni ’90 con lo stile cantautoriale italiano. È un buon risultato, perché nei brani c’è sia la malinconia che il quotidiano patetico/scherzoso tipico di noi italioti: ‘La mia professoressa di italiano’ fa capire bene quest’ultimo concetto. Esegue anche una cover di ‘Direzioni Diverse’ del Teatro degli Orrori.

Poi è la volta del rapper Kento. Spesso, quando ascolto Rap, Hip Hop, Raggamuffin, che non sono propriamente dei generi che adoro, rimango ipnotizzato da certe personalità, che nonostante l’atteggiamento “yo-yo” sono praticamente dei poeti di strada. Kento mi ha fatto questo effetto: sul palco c’è lui e il suo “compare” alle basi, propone brani decisamente impegnati, incazzati, cita Sacco e Vanzetti, Bresci, l’anarchia, ma l’intreccio di rime così crude, spiattellate a ritmo sempre uguale si unisce a un qualcosa che non so come definire se non poesia. Poi il monologo di Gian Maria Volonté/Vanzetti alla fine di un suo brano mi fa venire i brividi (in senso positivo s’intende).

E così, si arriva all’esibizione di punta. Il pubblico è aumentato, si avvicina al palco superando quello che Kento chiamava “spazio timidezza”. Entrano Zamboni e la Barladi assieme alla band. Lui ha una giacca militare che fa molto Berlino Est mentre lei si presenta con un look stravagante, pratico (alla Juliette Lewis per capirci): calzamaglia, top stretto e dai colori sgargianti. Il suono della chitarra nei pezzi storici come ‘Curami’, ‘Mi Ami’, ‘Io Sto Bene’, ‘M’importa una sega’ è proprio quello, quello che ho sempre sentito su disco, mentre l’arrangiamento cambia un po’ ovviamente per la presenza della batteria e non la drum machine. Sorprendente è il coinvolgimento della Baraldi, bravissima, con una voce capace di passare da tonalità molto basse a urla sguaiate tipiche del punk. Cantare Ferretti è un’impresa e lei ci riesce egregiamente. Salta, corre sul posto, si butta per terra, coinvolge il più possibile il pubblico che pogando comincia a far salire la polvere e così, tra quella sorta di nebbia gialla, noto quel ragazzo davanti a me che non si regge in piedi, forse non solo a causa dell’alcool, ma con un espressione maledettamente triste. Vedo sul palco Zamboni suonare la chitarra di ‘Curami’, la Baraldi cantare il pezzo rivolgendosi alle prime file: “solo una terapia, solo una terapia, solo una terapia, solo una terapia, solo una terapia”, poi vedo di nuovo il ragazzo davanti a me avvicinarsi al palco pian piano, rischiando di cadere fino a farsi inghiottire completamente dalla polvere, e non so perché ma mi rimane impresso per tutta la sera. ‘Emilia Paranoica’ è il brano di (finta) chiusura, dedicato ad Alberto Bonanni, picchiato a Rione Monti e ancora in coma, di cui purtroppo si parla sempre meno a causa delle ciniche regole del gioco giornalistico. “Ci hanno chiesto di fare un po’ di rumore per un ragazzo che hanno picchiato qui a Roma, magari riusciamo a svegliarlo”: così viene introdotta ‘Stati di Agitazione’ che anticipa lo splendido brano. Il sostegno verso Bonanni è stato dato anche dalla Volpe e da Kento tra l’altro. E così Zamboni è costretto, dopo ‘Emilia Paranoica’, a rientrare sul palco altre due volte chiudendo definitivamente con ‘And The Radio Plays’ in versione reggae. Mi allontano con soddisfazione rendendomi veramente conto solo in quel momento che fu anche grazie a Zamboni che devo la mia passione per tutto ciò che è distorto e rumoroso. E questa sera, finalmente, sono riuscito ad incrociarlo.

Marco Casciani

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