Massimo Volume @ Officine Grandi Riparazioni [Torino, 9/Luglio/2008]

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Tornano i Massimo Volume, riuniti per l’anteprima del “Traffic Torino Free Festival” (ma anche per la serata di Sabato 12 al Parco della Pellerina) e chiamati al duro compito di musicare il film muto del 1928 “La Caduta di Casa Usher” (“La Chute de la Maison Usher”, di Jean Epstein) tratto da un racconto di Poe. L’intero spettacolo è allestito in una zona di Torino che ora potremo definire post-industriale; delle vecchie officine (Officine Grandi Riparazioni) convertite in luoghi di studio e cultura. In questa serata di mezza estate, di cultura se n’è respirata tanta; tra cinema e musica di altissima qualità non è mancato proprio nulla. L’attesa si fa sentire e finalmente viene ripagata con l’arrivo sul palco in formazione a tre dei Massimo Volume: chitarra, basso e batteria. Nessuno sa ancora cosa aspettarsi da questa serata. Tra chitarre in loop che si sovrappongono, un basso che delinea ritmicamente, insieme con la batteria, le trame visive della pellicola, non è difficile perdersi nelle immagini, nelle sensazioni che i tre musicisti riescono ad evocare. A volte è la sola chitarra a dettare la melodia principale, quasi un ritornello ossessivo, con Vittoria Burattini che disegna atmosfere oniriche al solo tocco dei piatti, effettati dal banco mixer. Ogni singola immagine è cesellata con precisione; perfino una scena di puro terrore viene letteralmente scavata addosso alla gente tanto è potente ed evocativa e distorta. L’unica della serata, ma questo basta. Da musicista faccio difficoltà a scindere la visione del film con l’attenzione che presto all’esecuzione vera e propria. Ma tant’è. La caduta in rovina della casa di Usher segna la fine del film e la musica si fa ripetitiva e ipnotica, come le note di basso e i giri di chitarra, mentre i piatti creano fantasmi coi suoni. Tutti aspettavano i Massimo Volume, e ora che finalmente li abbiamo visti in questa anteprima, non vediamo l’ora di rivederli sul palco della Pellerina, in una situazione certamente meno intima e soffusa di questa serata, dove son stati capaci di generare il suono dal silenzio.

Andrea Sassano

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