Massimo Volume @ Leoncavallo [Milano, 11/Novembre/2009]

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La reunion dei Massimo Volume del 2008 al Traffic di Torino è stata certamente una delle migliori notizie che si potessero ricevere su una band italiana come loro. Riguardo al quinto album, di cui è prevista l’uscita nel prossimo anno, Egle ha dichiarato a febbraio che i lavori procedono “con calma”, senza fretta (leggi). Eppure noi, in un certo senso, un po’ di  fretta ce l’avremmo eccome. Fortunatamente ogni tanto ci regalano dei live o almeno delle performace artistiche molto interessanti. E ciò perchè i Massimo Volume – e questo ormai credo sia chiaro a tutti – non è semplicemente una rock band. Ce lo dimostra Emidio Clementi che in qualità di scrittore e poeta viene spesso invitato a reading importanti come quello tenuto qualche anno fa presso la prestigiosa City Lights (libreria di Kerouac) di San Francisco, oppure il fatto che il Museo Nazionale del Cinema di Torino commissioni a loro di musicare il film “La Caduta Di Casa Usher” (Jean Epstein, 1928, B/N, tratto dal racconto di E. A. Poe). In fondo, i Massimo Volume non sono poi così sconosciuti al mondo della celluloide dopo aver confezionato assieme a Lory D. la colonna sonora di “Almost Blue” (Alex Infascelli, 2000).

Stasera al Leoncavallo si respira un’aria diversa. Lo si comprende entrando nell’immensa sala dell’ex fabbrica occupata che lunedì prossimo è per l’ennesima volta a rischio sgombro. Nello spazio di fronte al palco sono sistemate delle file di sedie circondate da piccoli ceri accesi. Con Chris e Valentina mi siedo ai tavolini del bar osservando Vittoria, Mimì, e Egle che con la solita semplicità scambiano quattro chiacchiere con chiunque gli si avvicini anche solo per salutarli. La serata con i Massimo Volume taglia i nastri della nuova rassegna ‘Sound Ciak!’ che sarà in programmazione al Leoncavallo ogni mercoledì fino al 31 marzo 2010. Sono, infatti, giunti a Milano per musicarci in diretta il film di Epstein. Alle 22.30 circa il pubblico comincia a prendere posto. Si abbassano le luci ed Emidio si siede col suo basso all’estrema sinistra del palco rispetto a dove è sistemata la batteria di Vittoria; Egle, invece, è posto al centro della scena e sembra volerci lanciare un messaggio chiaro: “molto di quello che sentirete proviene da me, da quello che non vi ho mai detto e da quello che non vi ho mai nascosto”.

Partono i titoli del film e contemporaneamente i tre musicisti. Le immagini scorrono magnetiche di fronte ai nostri volti: dall’arrivo del protagonista (di cui Poe non ci disse mai il nome) alla casa dell’amico Roderick Usher, al particolare delle mani di quest’ultimo aggrovigliate tra loro in segno di tensione e nervosismo per uno stato psicologico precario, passando per lo splendido ma segnato volto della sorella Lady Madeleine, anch’essa malata nello spirito. Mentre le chitarre di Egle fanno da eco ai sentimenti dei due fratelli amplificandone l’aspetto fragile con delay e piccoli campioni registrati in presa diretta, il ‘quadrato’ ritmare della sezione ritmica Emidio-Vittoria  scandiscono lo scetticismo razionale del narratore-protagonista. Gli stati d’animo variano in fretta, anche all’interno di una stessa scena e con essi le melodie e la sensibilità nell’esecuzione.

Nel film, è giunta l’ora di cena e Roderick intrattiene i commensali imbracciando una chitarra ma il suono, il motivo ed il tempo musicato da Egle è differente, più disperato e disagiato: preannuncia la morte di Lady Madeleine. La chitarra si trasforma in un potente carillion del dolore durante il passaggio della bianca bara attraverso i campi su cui le candele sbocciano come fiori già morti. Parte il frastuono dislessico degli strumenti sullo shock legato al misterioso significato della morte: Vittoria scandisce sul timpano le martellate vibrate decise sui chiodi della bara; Egle rintocca le corde come campane suonanti a lutto. Nel frattempo scorrono immagini di nature morte e grosse rane che si riproducono: la vita e la morte in natura come il bianco e il nero nel film; nessuna zona grigia. Il tempo, portato in maniera asimmetrica da ognuno dei tre durante la tumulazione, si riallinea progressivamente ad ogni successiva sequenza del film fino a regolarizzarsi nelle immagini dell’enorme orologio a pendolo e dei suoi ingranaggi interni. Ma, di nuovo, gli stati d’animo cambiano come il cielo sopra il tetto della casa che vuole preannunciare un violento ed imminente uragano. La musica è nuovamente decadenza, violenza e tensione. Scorrono i particolari delle mani di Roderick, ancora una volta strette l’una all’altra, e del libro che il protagonista sta leggendo: il nonsenso contro la logica. Rintocca la mezzanotte ed appare la defunta Medeleine sull’uscio di casa. I Massimo Volume riattaccano il motivo iniziale; il cerchio, quindi, si chiude e la storia si riavvolge in se stessa mentre la ragione fugge assieme al narratore e la casa brucia eretica.

Andrea Rocca