Massimo Volume @ Circolo degli Artisti [Roma, 2/Dicembre/2010]

1155

Più che a “un De Niro allucinato”, Mimì tende sempre più ad assomigliare a Robert Duvall. Il tempo s’è accorciato e ha scavato solchi evidenti sui volti, sulle mani. La fiamma dell’impeto giovanile viene portata dal bravo Pilia, giovane new entry della band, e dalla sempiterna Vittoria Burattini, motore carismatico del gruppo. Egle e Mimì sembrano invece sopportare tutto su di loro il peso non di cose fatte male e in fretta, bensì il peso di una storia e di un’eredità pesante, seminale, che rimarrà scolpita in un libro fatto di storie ed emozioni, e le cui pieghe sulle pagine sembrano riportate pari pari sulla pelle e sui tendini dei due protagonisti, corpi ombrosi e spigolosi, eloquenti nella loro enigmaticità, artigiani di lirismo e di note rubate nella casa del sogno. “Questo sono io”, dice Emidio in ‘Robert Lowell’: questi sono i Massimo Volume di oggi, un’esperienza recuperata lì dov’era stata abbandonata, anni passati e sentiti nelle gambe ma non nella mente, una necessità impellente in questa “decade malefica”. Quattro personalità in grado di sopperire alle scarse propensioni teatrali con la forza delle proprie parole e note, portavoce di nessuna generazione ma creatori di un universo lirico e musicale che in qualche modo è riuscito a descriverci e a rappresentarci e a visualizzare sogni e allucinazioni, specchi, viaggi, dei e sprazzi di monotono sublime. I Massimo Volume, tutto qui.

Alle nove e mezza la sala è già gremita di gente, tanto che i Bachi Da Pietra hanno già iniziato a suonare. Non ho ascoltato tanto da poter dare un giudizio troppo circostanziato del progetto di Giovanni Succi e Bruno Dorella ma, per quanto rispetti la loro volontà di fare qualcosa di diverso, di innovare, non posso fare a meno di trovare la loro opera un po’ dura da digerire. Ho ascoltato solo un disco loro, ma è stato arduo arrivare all’ultima traccia. Così, il loro concerto è passato un po’ così, tra bagno, birra al banco e scambi di opinioni, Approfondirò.

Saranno state le dieci e un quarto quando i bolognesi sono saliti sul palco. Mimì è alto, angoloso; indossa una camicia di flanella a quadri che non gli rende troppa giustizia e sembra che il tempo non abbia voluto fare sconti su di lui. Sommacal, alla sua destra, rimane sempre molto sulle sue: un po’ trasandato, alla Canali, concentrato e vestito in modo da stare comodo e a suo agio, è la sfinge dei quattro. Pilia, per quanto abbastanza più giovane rispetto agli altri, si integra bene, tanto musicalmente quanto esteticamente: sembra il fratello di Scott Matthew e, superate alcune timidezze iniziali (come nella parte di chitarra slide di ‘Coney Island’), darà vigore e spessore ai brani. Infine Vittoria, presenza imponente e mani inconfondibili, le fondamenta del progetto. Fin dalle prime note di ‘Robert Lowell’, si nota subito che il suono è perfetto: limpido, sinuoso e presente, la voce chiara e dura. Tutto fin troppo fedele al disco, anche la scaletta: è sufficiente arrivare a ‘Le Nostre Ore Contate’ per rendersi conto che il disco verrà suonato in sequenza. Scelta che non gradisco molto e non comprendo: esigenze narrative (chissà) o di comodità (sicuramente), ma questo rende il tutto un po’ piatto e prevedibile. È vero che la maggioranza degli artisti esegue i pezzi dal vivo così come sono su disco, ma almeno questi vengono inframmezzati da brani passati o perlomeno suonati in ordine sparso. Ad ogni modo, il disco viene suonato splendidamente: in ‘Coney Island’ ci si immerge in nuvole di leggerezza e malinconia, scalfite poi dalla veemenza di ‘Litio’, in cui Mimì cede il basso a Pilia. Via via i brani si susseguono: ‘Tra La Sabbia Dell’Oceano’, ‘La Bellezza Violata’, ‘Fausto’, In Un Mondo Dopo Il Mondo’. Le chitarre si intrecciano a meraviglia, con Egle che, soprattutto nei primi brani, lascia volentieri alcune parti soliste al suo omologo, concentrandosi nelle rifiniture. La voce di Mimì è esattamente uguale a quella ascoltata su disco: solo tende a ispessirsi e a indurirsi nei momenti più sostenuti, piuttosto che elevarsi. La Burattini riesce a minimizzare l’essenzialità del basso, con personalità e irruenza. In sala si fatica ad alzare le braccia per applaudire e la calca è buona solo per il chiacchiericcio di alcuni che non vogliono, non capiscono e non perdono occasione di rollarsi una canna. Come da copione, all’ultimo pezzo i quattro abbandonano il palco. Il ritorno è di quelli che non si dimenticano. Una sequenza devastante composta da ‘Il Primo Dio’, ‘Lungo I Bordi’, ‘Fuoco Fatuo’ e, dopo una seconda uscita, ‘Vedute Dallo Spazio + Ororo’ basta per riscattare una prima parte bella, ma prevedibile. Il pubblico si scalda e si commuove, e anche sul palco è percepibile un’intenzione, un coinvolgimento, una carica diversi. Pilia si scatena, Vittoria pesta come non mai e addirittura Mimì tradisce una certa emozione. Egle è forse l’unico a rimanere tutto d’un pezzo. Niente da dire su questi pezzi: è in queste occasioni che ti rendi conto di quanto siano belli e significativi. ‘Cattive Abitudini’ è un disco fatto di ottimi pezzi, ma ‘Lungo I Bordi’ trasuda storia. L’esecuzione di quei brani rappresenta quasi l’invocazione di spiriti ancestrali, il recupero di una tradizione orale mai andata perduta, anzi gelosamente custodita, e riproposta alle nuove generazioni in momenti preziosi come questo. Sì, mi sto lasciando andare all’enfasi e alla retorica ma, per chi ha amato quel disco, sentire quei brani dal vivo è una goduria non da poco, credetemi. L’ultima sorpresa è il ripescaggio di ‘Vedute Dallo Spazio + Ororo’ dall’esordio (‘Demo’ a parte) ‘Stanze’. Brano multiforme e mutevole, ottima scelta per chiudere il concerto. Dopo essermeli persi diverse volte negli ultimi due anni, non potevo lasciarmi scappare l’occasione un’altra volta. E, nonostante la mancanza di sorprese durante i primi tre quarti di esibizione, torno a casa stanco, ma soddisfatto e felice.

Scaletta:
1.    Robert Lowell
2.    Coney Island
3.    Le Nostre Ore Contate
4.    Litio
5.    Tra La Sabbia Dell’Oceano
6.    Avevi Fretta Di Andartene
7.    La Bellezza Violata
8.    Invito Al Massacro
9.    Mi Piacerebbe Ogni Tanto Averti Qui
10.    Fausto
11.    Via Vasco De Gama
12.    In Un Mondo Dopo Il Mondo

Bis 1:
13.    Il Primo Dio
14.    Lungo I Bordi
15.    Fuoco Fatuo

Bis 2:

16.    Vedute Dallo Spazio + Ororo

Eugenio Zazzara