Massimo Volume @ Auditorium Demetrio Stratos [Milano, 6/Febbraio/2009]

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E’ finito il concerto e con Gianfranco ci appollaiamo di fronte alla porta che da su “il dietro le quinte” dell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare a Milano. Demetrio, Emidio. Sembra quasi una bizzarra coincidenza, non tanto per il sound o il genere musicale, evidentemente, quanto per la cura che entrambi hanno riposto nelle parole, nei loro testi. Siamo su di giri, come le altre ottanta, novanta persone miracolate che sono riuscite a prenotare un posto per assistere al live in diretta su Radio Popolare di una delle migliori band italiane.

Il Traffic di Torino li ha resuscitati dalle periferie bolognesi e riconsegnati come cristi persi per i fatti loro ai fan stagionati e alle future generazioni. Quella Torino evocata in uno dei loro migliori pezzi che ancora oggi mi solletica la colonna vertebrale quando Vittoria da il “la” allo stacco “con chi sei stato stanotte con una nuova?!” (‘Meglio Di Uno Specchio’). Negli ultimi mesi in molti hanno parlato e scritto di loro. Su Nerds Attack! è stato dato il via ad una staffetta che spero continui a lungo. Il passaparola e l’affetto sommesso, silenzioso del loro pubblico ha viaggiato per circuiti metropolitani ma allo stesso tempo preferenziali e ce lo conferma Mimì quando con Egle spunta dalla porta davanti alla quale stavamo fumando. Erano più eccitati di noi ma allo stesso tempo sembravano poco sorpresi del nostro affetto. Ne erano certi. Sapevano che saremmo stati li stasera anche se sarebbe straripato uno dei navigli per l’acqua che il cielo stava pisciando in quel momento.

Un tipo brizzolato prende la mano di Emidio e se la pone sul cuore tentando un improbabile sincronismo con quei ritmi ipnotici ai quali ci hanno abituato ed anestetizzato per anni mentre Emidio chiedeva ad un altro tizio come si sentiva il concerto in sala. “Che le chitarre sparano di più verso la fine è tipico dei chitarristi” si giustifica Egle con un sorriso, sollecitato da una mia osservazione al riguardo. “Non mollateci di nuovo” gli faccio io. “Fino alla fine” rincara qualcun altro da dietro. “Ci stiamo lavorando” risponde Egle riferendosi al prossimo album. “Con calma, non abbiamo fretta” tentiamo di tranquillizzarlo. I due si fermano tra le persone, “riprendono ad andare”, “si fremano” di nuovo, “riprendono ad andare” come quelle auto ritmate a tempo di semaforo dipinte nella nostra immaginazione da “Pizza Express”.

Quel Mimì, così semplice nei movimenti, nelle parole e nelle occhiate rivolte a chi lo ama; quel Mimì con cui parlai alla fine della sua performance al CTR di Milano nell’ottobre del 2003 quando con Massimo Carozzi (campionatori e giradischi) ci introdusse ai vocalizzi looppati di Blixa Bargeld (Einsturzende Neubauten; Nick Cave & The Bad Seeds) con racconti ricolmi di periferie, incroci, semafori, lampioni, lungomare, improbabili bar di periferia ed eroi notturni dati in pasto all’alcool e al vizio. Quel Mimì così sempre uguale a se stesso. Quel Egle tanto delicato da percuotere le sue chitarre come se le corde fossero di pura seta elettrificata e che nel 2001 accompagnando Moltheni nell’album ‘Fiducia Nel Nulla Migliore’, presso il Locale di Roma, di fronte ad un pubblico ristretto e stipato nel quale si aggiravano anche Tiziano Ferro e Federico Zampaglione, rimase stupito di fronte ai complimenti miei e di Leo specialmente quando gli facemmo notare che se pure da contratto risultava essere il secondo chitarrista, in realtà era “l’unico vero chitarrista in quella serata senza nulla togliere agli altri due”. Eppure nessuno sperava che i due, dopo sei anni, si rincontrassero di nuovo con Vittoria e assieme ad un giovanissimo Stefano Pilia (subito entrato nel personaggio) fossero ancora in grado di regalarci scosse sinaptiche come queste.

Riavvolgiamo la serata: il concerto. Mentre i quattro si apprestano ad effettuare gli ultimi preparativi, lo speaker di Radio Popolare ci annuncia che è uscito Mercoledì l’ennesimo libro di Mimì, “Matilde e i Suoi Tre Padri”, edito finalmente (!) da una Major del settore (Rizzoli). Una sorta di “saga familiare con personaggi protagonisti quasi tutti femminili…ambientato a Bologna con viaggi in America ed incentrato sul tema della famiglia…pur se allargata… ma pur sempre di una famiglia si tratta”. Così ce lo introduce e spiega Mimì.

“Ventitré e 35 minuti primi” esclama lo speaker. Pronti, via. Sono stati 53 i minuti in onda sulle frequenze di Radio Popolare durante “Patchanka”, poi altri cinque fuori onda per un paio di bis. Si è consumato l’ennesimo viaggio fatto di visioni, sensazioni e pulsioni, passando per ‘Viking Express’, ‘Fuoco Fatuo’, ‘Lungo I Bordi’, ‘Inverno ‘85’, ‘Ronald, Thomas Ed Io’ etc. Ma non è questo il punto, e credo che sia chiaro.

Infatti, stasera, siamo stati tutti più vicini rispetto al Traffic, al Circolo degli Artisti oppure al Magnolia, quasi come se fossimo in una delle loro “Stanze” per “dimenticare ciò che era e ciò che è stato”, avere “conferma di vento a favore”, togliere gli ormeggi, e ripartire con una nuova energia, un nuovo disco, nuove storie.

Andrea Rocca