Masoko + Bombay @ Wishlist [Roma, 12/Marzo/2016]

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Per festeggiare il decennale di ‘Bubù7te’, il loro primo LP, uscito per l’appunto a marzo 2006, i Masoko organizzano una grande “festa anniversario” in cui ripercorrono in concerto tutta l’intera scaletta dei brani dell’album. Per i Masoko peraltro si tratta di fatto di una reunion. Infatti, pur se non ufficialmente sciolti, sono in letargo da almeno un paio di anni. Quella dei Masoko è una esperienza particolare nel contesto indie romano e nazionale. Attivi dai fine anni ’90, sono (stati) un gruppo molto conosciuto a livello capitolino ma che, seppur sempre sulla rampa di lancio, non ha mai raggiunto il meritato successo in ambito nazionale. Sempre lì e lì, ma mai fino in fondo. All’epoca in cui i Masoko sono usciti fuori hanno rappresentato uno dei pochissimi esempi di indie cantato in italiano in un contesto dove quasi tutti i gruppi di punta in Italia si esprimevano in inglese (Giardini di Mirò, Yuppie Flu, Julie’s Haircut, etc.). Oltretutto i Masoko sono cresciuti in una Roma musicale diversa. Una Roma in cui l’unica scena romana che poteva giocarsi delle vere cartucce suonava pop, seppur di classe, ma pop (vedi Max Gazzè, Niccolò Fabi, Tiromancino). Ma i Masoko no, non volevano suonare pop patinato e elegante e, specie agli inizi, volevano imporsi con una formula nuova di post-punk e new-wave rigorosamente cantata in Italiano. Quasi dei Diaframma 2.0. E su quella scia muovevano coerentemente i loro passi. Inoltre era una Roma in cui i vari Cani, Thgiornalisti, Calcutta ancora erano lungi dal nascere e esplodere prepotentemente su tutto il territorio nazionale. E questi ultimi sono debitori come pochi dei Masoko. Anche se in pochi lo ricordano. E’ anche per questo che riascoltati ora, dopo dieci anni, i brani di ‘Bubù7te’ acquisiscono una forza se volete ancora maggiore.

Dopo questo lungo preambolo, passiamo al concerto vero e proprio. La serata inizia con un intimo ma efficacissimo live di Bombay, cantautore folk sempre più lanciato, che ci sciolina un live breve ma quanto mai efficace. Con la sua chitarra acustica riesce a mantenere viva l’attenzione di un parterre ancora potenzialmente distratto dai primi drink e in attesa dei loro favoriti. Le sue canzoni, cantate in italiano, ricordano per alcuni versi i migliori Babalot, il siciliano Mapuche e il primo Calcutta. Testi semplici e ironici, un cantato sempre in bilico tra l’intonato e lo stonicchiato, canzoni brevissime. Già di micro-culto sono le sue ‘Il bar sulla spiaggia’,  ‘Campari’ e ‘Maledetta estate’. Applausi e tocca ai Masoko. I quattro masokisti (cit.) salgono sul palco e fanno un concerto tiratissimo facendoti pensare subito come appartengano a un’altra generazione musicale. Una generazione cresciuta molto più di quella di ora dentro putride sale prove. La ritmica metronomica incessante non perde un colpo, le chitarre puntute si intrecciano a un basso puntuale e mai scontato, la voce canta e strilla su modelli musicali postpunkiani. A risentirli ora i Masoko, e le loro ‘Scusa’, ‘Alfonso’, ‘Ferrari’ sembrano ancora più abrasive di quanto potessero suonare dieci anni fa. Negli anni di (indie)pop italiano sempre più mainstream l’urgenza di ‘Bubù7te’ è ancora più necessaria, tranchant. Il concerto continua come se i Masoko non avessero mai virato nei loro album successivi verso un pop sperimentale elettronico, come se il tempo si fosse fermato ai primi duemila. Peraltro per fortuna ora sono gli headliner della serata, dopo anni in cui hanno aperto a decine di altri gruppi, anche importantissimi, ma troppo spesso considerati come il miglior gruppo spalla romano. Il pubblico numeroso recepisce, cantando in coro, molti dei loro cavalli di battaglia, alcuni risalenti persino ai loro primissimi EP. E qui finisce un’ottima e atipica serata in cui riecheggia nell’orecchie ancora il refrain “Scusa scusa scusa scusa scusa se! Scusa scusa scusa fallo per me!”. Chapeau per davvero.

Michele Toffoli