Masked musicians. La musica mascherata.

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In principio forse fu il country di Jerry Lott a.k.a. The Phantom (siamo a metà anni ’50), dopo toccò probabilmente all’attitudine degenerata di Blowfly (sulla carta d’identità Clarence Reid, in scena supereroe bizzarro amante del “sesso” orale), successivamente arrivarono i The Residents con i loro eyeball helmets, le indimenticabili performance live di Peter Gabriel (Genesis-era) e a ruota il compianto violinista canadese Nash The Slash (all’anagrafe Jeff Plewman, ex-FM, scomparso nel maggio 2014), lo sfortunato clone rockabilly di Evis Jimmy “Orion” Ellis (morto durante una rapina nel suo negozio nel 1998), il rock sperimentale dei Sun City Girls (siamo in Arizona nel 1979!), gli adolescenziali The Wombles vestiti come alcuni dei personaggi più celebri della TV inglese per ragazzi degli anni ’70, il trasformismo della pantera Grace Jones, fino al leggendario Thunderstick (Barry Graham Purkis) batterista dei Samson, che già si copriva il volto con una maschera nera negli anni ’70 e che divenne popolare perchè si esibiva suonando dentro una gabbia. Mistero e anonimato lungo 40 anni (più o meno). Poi chissà forse i sudici rape-rockers The Mentors, i Crimson Glory con le indimenticabili maschere d’argento, dopo certamente i Death In June e le inquietanti nebbie folk, l’elettronica dell’inglese velato Nick Nicely, i GWAR e tutto il mondo grottesco attorno, la straordinaria teatralità di Nivek Ogre degli Skinny Puppy oppure i Mr. Bungle di Mike Patton o anche le sottostimate sperimentazioni pop dei britannici Pram con il volto coperto da maschere stile “veneziano”, fino al lattice blu usato dagli impro-performer Blue Man Group. Siamo in mezzo agli anni ’80. Ma è difficile poter affermare con precisione chi per primo iniziò a nascondere il volto. Non parliamo di make-up, di trucco, sia chiaro, vogliamo solo elencare la cosiddetta “musica mascherata”, tralasciando volutamente tutta la storia, la genesi, l’evoluzione del glam-rock e delle tantissime correlazioni trasversali. Potremmo mettere da parte anche il mondo black-metal che ancora oggi fonde pesante trucco facciale con maschere della tradizione nordica (ad esempio Mortiis). Più facile ricordare gli anni ’90, il nu metal, l’industrial, il death metal. Allora via con i pirotecnici mostri finnici Lordi, certo gli Slipknot, i terribili Insance Clown Posse, Wes Borland dei Limp Bizkit, i Mushroomhead, gli australiani The Berzerker, i rivoltanti heavy americani A Band of Orcs, il pop punk nipponico dei Beat Crusaders con una maschera che raffigura il disegno dei loro volti, il post hardcore dei The Bunny and the Bear, i misconosciuti Underlined, i violentissimi Brujeria e la costola Asesino. E ancora di aggressione in aggressione con i magnifici The Locust e gli squinternati Lightning Bolt, il thrash metal dei californiani Ghoul, i tedeschi Genetikk, i violenti Gut, il navigatissimo Buckethead, il compianto chitarrista D-Roc the Executioner dei Body Count, i più recenti svedesi Ghost e Goat oltre agli sciamani americani Masters Musicians of Bukkake. Non sono da dimenticare i nipponici Fact e l’uso delle tradizionali maschere Noh e gli osceni noise rocker Comparative Anatomy.

Il mondo garage/punk/rock’n’roll/e tutto il resto non è da meno avendo mandato agli archivi gente come The Mummies (da non confondere con i più “giovani” epigoni Here Come The Mummies), Phantom Surfers e Rip Offs (quelli di Greg Lowery già nei Supercharger, quelli col passamontagna nero), dall’Arizona il garage rock di Nobunny, i longevi Los Straitjackets da Nashville, supereroi e lottatori messicani, come i tutti di bianco vestiti australiani TISM (This Is Serious Mum – meno rock e più alternative a dire il vero), i messicani A Band of Bitches o i divertenti The Aquabats. Capitolo a parte meriterebbero The Dwarves e il chitarrista mascherato HeWhoCannotBeNamed. Poi il beniamino Bob Log III, i californiani Rosemary’s Billygoat e i loro portentoso hard rock in stile horror, gli orsetti svedesi Teddybears, i liverpooliani Clinic, il rap misto all’hardcore degli Hollywood Undead, le emozioni screamo degli americani United Nations coperti con le maschere da presidente Reagan (ovvio omaggio al cult-movie “Point Break”), il post rock messicano degli Austin TV, i rampanti The Bat Bites direttamente dalla scena pop-punk olandese (Rotterdam), le passate alla storia (purtroppo) Pussy Riot, i variopinti punk rocker Masked Intruder, i conigli “lynchiani” danesi Sleep Party People, il supergruppo The Sound of Animals Fighting con membri di RX Bandits, Circa Survive e Chiodos. Agli inizi, in qualche foto promozionale, si nascondono anche gli Animal Collective, mentre solo in alcune circostanze, in alcuni live, le maschere fanno da corollario per Ghostface Killah, Korn, Kanye West, Bjork, Crystal Castles, Arcade Fire e Liars quest’ultimi così apparsi ad un ATP islandese. Da ricordare anche quella volta dei prodigiosi Fugazi.

L’universo dell’elettronica (e le sue più disparate ramificazioni) è ormai il terreno più fertile dove far nascere personaggi e alter ego misteriosi. E allora a ruota libera: Daft Punk (eredi dei marsigliesi Spaceguarda), Deadmau5, Slow Magic, MF DOOM, SBTRKT, The Knife, Squarepusher, Zardonic, MSTRKRFT, MarshmelloDr. Lektroluv, Redshape, Brolin, Blank BansheeCassiopeia, Planningtorock, Daedelus, Gazelle Twin, DJ Koze, Cro, Danger, Deuce, Jaguar SkillsDJ From MarsPantha Du Prince (spesso incappucciato ma lo passiamo per buono), Brock Berrigan, Mike CandysZomby. Più recentemente teniamo nota di quanto segue: Drama Club e il loro shock pop sintetizzato, il metal hardcore a tinte industriali dei mostruosi Kissing Candice, i post industriali pasticciati Metaltech, il black metal canadese degli incappucciati Thantifaxath, il rampante DJ BL3ND, l’ironia mascherata da hip hop degli irlandesi Rubberbandits, il pop made in Japan delle ClariS (quasi fossero uscite da un manga) e del collettivo j-pop Kamen Joshi, i connazionali Man With a Mission tutti con la testa di lupo, la cantante norvegese Kamferdrops, la synthwave degli americani Magic Sword, il rapper finlandese Eevil Stöö, quello francese Fuzati, quello inglese Scarlxrd, il mostruoso Sutter Kain, la posticcia Leikeli47, i DJ Alan WalkerFederico ÁgredaClaptone, Cameron Findlay, FuntCaseMalaa e Angerfist. Curiosa poi la maschera del pianista tedesco Lambert che arriva direttamente dalla tradizione sarda. Dal mondo Ghost (produzione e partecipazione) i Priest che nei primi mesi del 2019 hanno però perso 2/3 della loro formazione originale. Infine onore al merito per il new comer Orville Peck, country artist canadese che indossa la celebre Lone Ranger mask.

E in casa nostra? Iniziare dagli storici Death SS è d’obbligo. Ricordo poi una maschera da coniglio usata qualche volta dai With Love di Nico Vascellari, certamente i Bloody Beetroots, i Tre Allegri Ragazzi Morti, gli immarcescibili Bone Machine e cronologicamente più vicini The Cyborgs e Sick Tamburo. E ancora il progetto milanese One Horse Band, la discussa teatralità di M¥SS KETA e l’hype creato attorno all’oggetto misterioso Liberato. Altri avrebbero dovuto usarla una maschera per nascondere la loro incapacità… ma questa è un’altra storia che forse un giorno racconteremo. Ogni segnalazione per arricchire questo articolo è ben accetta. Grazie.

Emanuele Tamagnini

Prima pubblicazione: ottobre 2014
Ultimo aggiornamento: agosto 2019