Martina Topley-Bird @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Novembre/2008]

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Era un po’ che aspettavo di vedere Olafur Arnalds. Mi ero innamorato della sua musica iper derivativa sul solito myspace e quindi volevo anche vederlo dal vivo. La mia settimana lavorativa finisce alle 21.30. Ho il tempo per tornare a casa, cambiarmi ed essere al Circolo per le 22.45, tanto c’è un gruppo spalla prima di Olafur. Come no. Annullato il concerto di Finn, il nostro islandese ha iniziato la performance alle 22.15 e alle 22.45 ha finito. Faccio il mio trionfante ingresso alle 22.47, quando sul palco è un formicolio di tecnici (“oh bene, il gruppo spalla ha appena finito”). E invece l’amara verità verrà a galla da lì a poco. Niente Olafur per me. Non posso sopportarlo. Sopratutto non appena vedo salire sul palco una tipa agghindata come una principessa della Pomerania. É troppo, ho deciso che sarà lei il mio bersaglio, la persona su cui scaricare tutta l’amarezza di aver mancato Olafur. Si chiama Martina Topley-Bird. Gran nome del piffero tra l’altro. Mi metto sotto il palco pronto a scaricare peste e fulmini. Dopo i primi due brani zuccherosi suonati al piano faccio finta di essere fortemente stizzito e guardo con sufficienza tutti questi bietoloni che applaudono e urlano verso Martina. Verso la fine del concerto invece mi rivolgerò sprezzante verso coloro che osavano parlare a voce alta durante le splendide canzoni della londinese Martina. Eh sì, questo è stato davvero un concerto a sorpresa di cui mi ricorderò per molto tempo. Martina ha una voce incantevole (scopro che ha cantato su album di Tricky, Joe Spencer, Primus, The Guter Twins…) e ha all’attivo tre dischi. Ma molto del merito va al percussionista, un abilissimo polistrumentista che, oltre a suonare in maniera magistrale le percussioni(splendido il terzo brano con i bonghi suonati con i polpastrelli), suona la chitarra e infarcisce le canzoni con decine di diavolerie “sonore”, dalle corde per saltare, a uno strumento che pensavo fosse un pedale della chitarra, da due stecche di legno fino ad un richiamo della quaglia. Martina sciorina una canzone più bella dell’altra. In una l’arrangiamento principale è fondato sui suoi claps, un altra è una dolcezza costruita solo sul “na na na”, senza nessuna parola, con il pubblico che interagisce cantando un motivetto che la stessa Martina ci ha insegnato prima di cominciare, ‘Phoenix’ è un piccolo gioiello dedicato a Obama, ‘A New Beginning’, un pezzo davvero perfetto. I miei occhi son tutti però per il percussionista, davvero funambolico nella sua versatilità. Grandissima prestazione di entrambi. Alla fine il rimpianto per Olafur è stato molto diluito grazie a questa serata imprevista e lei, Martina, è così dolce che uscito dalla sala stringo la mano a tutti. Inoltre ho anche modo di incontrare un ex compagno di liceo, annata 1994. Alla faccia di Facebook.

Dante Natale

3 COMMENTS

  1. Per quanto riguarda Olafur Arnalds non ti preoccupare: non ti sei perso nulla. è stata una mezz’oretta di musica piuttosto fredda e poco coinvolgente. sicuramente è meglio su disco.
    Su Martina Topley Bird ti do ragione, anche se, non essendo il mio genere, me ne sono andato a metà concerto.

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