Marta Sui Tubi + Meganoidi @ diROCKato Festival [Monopoli, 20-21/Agosto/2011]

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A Monopoli, oltre all’amore, potete trovare anche il diROCKato festival, organizzato da dei ragazzi che oltre alle cozze, ai panzerotti e alle meravigliose calette, vogliono offrire gratuitamente qualcosa di più, ai turisti ma anche alla città. Lo scenario quando arrivo è fascinoso, essendoci ancora la luce del sole, perchè il palco è collocato nel pieno centro della città, con a sinistra la città vecchia e dietro il prato sterminato del mare. Peccato che al calare della notte poi non si veda più.

I ragazzi hanno fatto tutte le cose per bene, perchè oltre al bellissimo palco, all’ottimo impianto audio, potete bere una birra alla spina grande a 2€ e focacce a 1€. Con 5€ siete mezzi sbronzi, sazi e felici. Stand di Emergency e WWF immancabili. Al mio arrivo ho perso la prima band e mi ritrovo ad assistere al concerto degli Expirano (Monopoli) uno dei più interessanti. Occhiali da sole, suoni beat, chitarrone anni ’50, ska stile Madness e Specials, fanno spellare le mani e fanno voglia di cantare canzoni facili e dorate come il sole, libere e divertenti, ritornelli memorabilia e sassofono sculettante. Mezz’ora che scivola via troppo velocemente, la voglia di ascoltare altri brani mi è rimasta strozzata. Il concerto migliore della serata è stato però quello dei Two Left Shoes (Bari). Presentati come indie rock (facciamola finita con questa definizione. “Indie rock” indica tutto ciò che non è inciso per una major, per cui non significa una beneamata fava) sono un gruppone dalle grandi potenzialità. La scena inglese si è pappata i loro ascolti, questo sì. Arctic Monkeys, primi U2 sono i cardini chiave di una band che costrusice canzoni incredibilmente belle, senza risultare scimmiottanti o copioni ma sicuri dei loro mezzi. Grande cantante, eccelsa pronuncia dell’inglese, grande musica, in particolare il brano intitolato ‘Bauhaus’ tra kraut e post punk. 30 minuti da applausi meritati. Gli IoHoSempreVoglia (Monopoli) sono stati un piacevole intermezzo per bersi un’altra birra, anche loro molto power pop-beat con testi in italiano. Avete presente i Senzabenza di ‘Volume 4?’ No? Beh però suonano come loro. Gustosi. Conoscevo UROSS (Monopoli) perchè ci aveva mandato il CD qui a Nerds Attack! e sapevo cosa aspettarmi cioè un rock italiano molto crudo e alla scazzo. Dal vivo è molto più vitale ma si perde un po’ nella fase “vorrei essere dannato ma non posso”. Finale in allegria perchè invitano una tale signora Bianchina, arzilla vecchietta che da come è stata accolta pare essere una star della città con cui la band ha provato a fare in versione rock un classico della musica popolare locale. Non proprio riuscito ma la gente si è divertita.

Grande delusione invece Marta Sui Tubi. Era la prima volta che mi imbattevo in loro nonostante a Roma avessero suonato una fracca di volte. E dopo averli visti me ne rallegro di essermerli sempre persi. Ok, il pubblico è in adorazione, conosce i brani e si diverte, canta e balla. Ok, gliene devo dare atto e quindi sono dalla parte della minoranza. Hanno anche sicuramente tecnica e sanno come si suonano gli strumenti. Però io non ho capito cosa ci sia di speciale in questa band che copia un po’ tutti e alla fine non vuol dire nulla. Presenza scenica penosa, manco i Negramaro (“Monopoli siete fantastici”, “su le mani” e roba varia) e canzoni che mi annoiano tutte, un pastone di folk, rock, metal che mi lascia perplesso. Una noia mi assale durante tutto il set, non trovo nulla che mi convinca tranne appunto la tecnica strumentale. Solo i Meat Puppets possono mischiare metal, punk e country senza essere insensati.

Seconda serata. Causa mare mi perdo le prime due band in apertura, Lenula e Acquasumarte ma arrivo in tempo per gustarmi la prima di tre ottime band, e cioè Teenage Riot (Lecce). Avevo accolto con la solita puzza da snob che mi contraddistingue il loro furore adolescenziale e ovviamente avevo mal digerito i soliti improperi ai politici nazionali fritti nell’olio però mi son dovuto ricredere sul power trio salentino perchè nella solita mezz’ora concessa hanno bruciato chitarre e basso con un ruvido rock anni ’90, baciato dai Dinosaur Jr e quella roba lì. Da rivedere il cantato troppo sterile ma le parti musicali, specialmente i due brani finali, hanno lasciato il segno. Squagliano gli strumenti e se ne vanno più incazzati di come erano saliti. Cambio di palco e arriva il concerto miglior del festival per me e cioè i No Broken Bottom (Monopoli). Suonano shoegaze, dream pop o elettro pop però lo fanno con umiltà e classe. Riff di basso che penetrano come raggi laser nel tessuto spesso della chitarra, compatta e densa come fuoco. Tutto gli funziona bene, la voce e le melodie quasi orientali mescolate ad un shoegaze stellare. Esemplari. Penultimo gruppo prima dei “big” sono i La Biblioteca Deserta (Monopoli). Il concerto inizia con un intro in cui il batterista legge una esilarante recensione pesantemente negativa del gruppo scritta con termini filosofici. Alla fine della lunga lettura, il foglio viene appollottolato, lanciato al pubblico e il gruppo inizia a suonare. Post rock ultra classico, assembalto da Mogwai e GY!BE, ma che sa dire la sua. L’unica pecca è stato l’aver sprecato il poco tempo concesso con lunghe parti rumorose o di intro. Parti che potevano essere tagliate per concentrarsi sul resto. La parte migliore è stata infatti quella centrale, quella dedicata appunto ad un lungo pezzo corposo e monocromatico, con crescendo potentissimi. Eleganti e raffinati. Inizio a chiedermi in che cazzo di città sono capitato. Cos’è? Seattle? Minneapolis? Chicago? Oltre al numero di band va registrata infatti la qualità altissima di queste. E ora gli headliner della serata. I Meganoidi. Ammetto molto onestamente che la mia conoscenza del gruppo è ferma ai ‘Super Eroi Contro La Municipale’ e allo stacchetto delle Iene. Altro non ho mai ascoltato seppur la carriera della band sia approdata con successo su altri lidi sonori ma devo dire con estrema franchezza che sono stato ben contento di non essermi ascoltato mai nulla di loro, visto che reputo i Meganoidi formazione assai sopravvalutata come i Marta Sui Tubi. Pezzi noiosi, un po’ di rock, un sax spento e inutile, usato nel peggiore dei modi, brani senza mordente. Davvero pochissimo da ricordare. Neanche la loro hit la suonano con la giusta energia. Ma alla fine poco importa, la gente si è divertita, i festival è riuscito benissimo, tecnicamente e qualitativamente. Però scena di Monopoli batte gli headliner 10-0. All’anno prossimo, con due presentatori migliori però.

Dante Natale