Marta Sui Tubi @ Campo Sportivo “G. Buzzi” [Aprilia, 6/Settembre/2014]

592

Fondamentalmente io sono qui perché non avevo niente di meglio da fare. La mia unica alternativa era la sagra della tellina di Anzio, e, per quanto ami le telline, la possibilità di un concerto gratis ha esercitato una maggiore attrattiva su di me. È la mia prima volta a “Io suono con Damiano”, e quest’anno gli ospiti principali sono i Marta Sui Tubi. Ho avuto una breve storia d’amore con loro, apprezzando soprattutto ‘C’è gente che deve dormire’ e ‘Sushi e Coca’. Poi ho smesso di ascoltarli, complice un calo nel livello delle composizioni (soprattutto per quanto concerne i testi, fino a quel momento vero punto di forza del gruppo), e una comprensibile assuefazione alla loro proposta. Dopo ‘Carne con gli occhi’ e, soprattutto, ‘Cinque, la luna e le spine’ avevo inserito i Marta nella mia personale cartella immaginaria chiamata: “Gruppi che mi piacevano prima di cominciare a deludermi”, che comprende The Strokes, Afterhours, Subsonica, Band of Horses e altri. E no, la loro partecipazione a Sanremo non c’entrava niente. Parcheggiando mi aspetto di trovare un centinaio di persone, per lo più assiepate presso gli stand gastronomici. Mi sbaglio. Non solo c’è un sacco di gente, ma la maggior parte dei presenti sta ballando insieme al gruppo sul palco. Stiamo facendo la fila per i nostri panini, ma non resisto e praticamente lancio al mio compagno di concerti i soldi per la cena e vado sotto al palco.  Innanzitutto, chi sono questi ragazzi. Non ne ho la più pallida idea. A fine concerto mi farò scrivere dalla cantante il nome del gruppo, che è Moseek, ma si legge alla romana Mò-seek. Voce e tamburi (ma anche chitarra all’occorrenza), synth (ma anche basso) e batteria. In teoria elettronica in inglese, in pratica un macello. Non sono una grande fan dell’elettronica made in Italy, loro mi colpiscono perché sono lontani dai cliché di genere pur senza annoiare con intellettualismi inutili. Saltano da una parte all’altra, la cantante ha una voce veramente notevole, e la gente balla e risponde con un entusiasmo che mi sorprende, anche perché la maggior parte delle persone del pubblico sono bambini, madri di famiglia e consumati rocker del luogo (un simpatico astante accanto a me mi dice “Io l’ho visti cresce questi, spaccano il culo”). Grande momento quando la frontgirl Elisa chiede al pubblico di “fare come si fa ai concerti degli Slipknot, ai quali ci ispiriamo molto” (?), cioè mettersi tutti giù e poi saltare tutti insieme. Anche perché “mi raccomando fatelo, che dobbiamo fare il video e metterlo sui social network”. Ovviamente siamo tutti con loro, quindi penso che il video sia venuto bene.

Dopo il concerto la star della serata va a fare un’intervista con le presentatrici (sì, ci sono delle presentatrici). Ed è lì che le chiedo: “Sì, sì, bravi…ma come vi chiamate? Chi siete?”. Dopo i Moseek c’è un cantautore, suona il basso ed è accompagnato da chitarra e batteria. Che siano tecnicamente preparati è innegabile, ma, mi dispiace molto dirlo, come songwriting, testi, sound e modo di stare sul palco incarnano perfettamente tutto quello che detesto nel pop-rock italico. Noi ovviamente non ci capiamo nulla di musica, ma per me e il mio amico il loro live set è stato qualcosa di molto simile a un supplizio. Per non parlare poi dei didascalici intermezzi in cui ha spiegato le canzoni (una è stata ispirata dal mito della caverna, viva la filosofia da Bignami). Per dovere di cronaca va detto che la gente sembra avere un’opinione diversa dalla nostra, e partecipa con (per noi incomprensibile) entusiasmo. Durante il cambio di palco ci dobbiamo anche subire l’intervista, che, se possibile, è ancora peggio del concerto. Mentre Gulino e soci si preparano a salire sul palco, lui si vanta di aver collaborato con Piotta (!) e accusa altri cantautori di aver presentato a Sanremo (!) dei brani che erano plagi di alcune sue canzoni. Mi si permetta di avvalermi del gergo nerdsiano: circoletto marrone. Dopo il “gioco Sarabanda”, in cui due concorrenti si contendono una maglietta autografata indovinando il titolo delle canzoni prima dell’altro, arriva il momento dei Marta. Sono curiosa di vedere come si muoveranno in un contesto come questo, e di come verranno accolti. Risposte: bene e bene. In realtà ho l’impressione che ci siano meno persone rispetto all’esibizione dei Moseek, il che è comprensibile perché si è fatto tardi e le persone di passaggio stanno tornando a casa. Il gruppo è perfettamente a suo agio, inizia subito a interagire col pubblico, che regala il primo singalong della serata su ‘Cristiana’. La band pesca da tutti i suoi dischi, privilegiando però gli ultimi, per la gioia dei ragazzi che mi stanno accanto, molto probabilmente il fan club ufficiale di Aprilia dei MST, visto che cantano ogni canzone e passano gran parte della serata a chiedere ‘Il giorno del mio compleanno’. Ma il momento più bello, prevedibilmente, è ‘L’abbandono’, a parere di chi scrive una delle loro canzoni più intense. Ovviamente non può mancare in scaletta il singolo nuovo, ‘Salvagente’, che vede la partecipazione di Battiato, e che a me ricorda moltissimo Eugenio Finardi. Sono stata a molti concerti e festival nella mia vita, e posso dire che stasera c’è veramente un’atmosfera speciale. “Io suono con Damiano” è una manifestazione nata nel 2009, per ricordare un ragazzo di qui che suonava. Sono stati tantissimi gli ospiti (come i Bud Spencer Blues Exlosion e i Linea 77), e tante le iniziative, anche slegate dalla musica. È bello quello che dice Carmelo (il chitarrista-fenomeno dei Marta): “E’ la nostra prima volta qui. Abbiamo parlato col papà di Damiano ed è davvero una persona splendida, vi giuro che ce la stiamo mettendo tutta stasera”. Non c’è bisogno che ce lo dica: si vede. I Marta suonano da più di dieci anni, e non sorprende che le canzoni vengano proposte in una veste anche molto diversa da quella originaria. Sconcertante e divertente, per esempio, ‘Vecchi difetti’ versione reggae. A chiudere il set prima del bis una cover di Modugno, ‘U’ pisci spada’, veramente sentita da Carmelo. Nei bis c’è spazio per il loro pezzo sanremese (in cui Gulino fa un casino sul testo, ma giustamente ci ride su), e, finalmente, per ‘Il giorno del mio compleanno’. Il concerto si chiude sulle note di un bellissima ‘Coincidenze’. È stata veramente una splendida serata, e ci siamo ripromessi di tornare l’anno prossimo, a prescindere da chi sarà l’ospite principale. Con buona pace degli organizzatori della sagra della tellina.

P.S. Moseek: scaricherò illegalmente la vostra musica e, se mi piace, la comprerò. Bravi.

Elisa Fiorucci

Condividi
Articolo precedenteUp & Down #109
Articolo successivoIl Giudice Talebano #16

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here