Marta Sui Tubi @ Alpheus [Roma, 4/Maggio/2010]

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Si chiama Arte sui Tubi, un progetto di tre date del quintetto siciliano che parte da Roma per la seconda serata della decima edizione di Martelive. Arte sui Tubi sembra pensata per Martelive, il concerto non si tiene sul grande palco della sala Mississipi dell’Alpheus ma un piccolo palco allestito su uno scalino dal lato destro più o meno a metà sala. Risultato la prima fila è a 20 centimetri dall’eccellente voce di Giovanni Gulino. E l’idea di questo strano concerto è quella di essere immersa nel pubblico. Per l’occasione i 5 non sono neanche disposti frontalmente al pubblico, ma sono ai quattro angoli di un quadrato che ha al centro il cantante. Una disposizione più simile a un gruppo in sala prove che a un concerto. Il risultato e che chi suona seduto (batterista, tastierista e violoncellista) non si vede mai. Tommaso e Giovanni i due fondatori del progetto, invece, sono uno di fronte all’altro e io vedo il chitarrista solo di spalle, la cosa mi secca.

La formula dei Marta sui Tubi è una formula originale e riconoscibilissima, innanzitutto per il particolare timbro vocale capace di stupire su infiniti registri, un controllo totale dall’urlo al sussurrato fino alle parti recitate sempre con uno straordinario talento metrico. E poi per il loro modo di comporre canzoni basato sulla melodia di voce e sui veloci arpeggi di chitarra nei quali si incastrano i fraseggi di pianoforte, spesso con cambi di tempo folli in cui le parole diventano cascate velocissime in stile Alberto Sordi dentone con i suoi scioglilingua per le audizioni da conduttore del telegiornale. Le parole poi non sono mai banali, e aprono finestre su riflessioni profonde e spesso condivise dal loro empatico pubblico. Questa formula, si cala in un minitour contenitore di diverse forme d’arte. A cominciare da “La favola del girasole storto e del quadrifoglio” letta in quattro parti, con la prima parte ad aprire il concerto dell’incredulo pubblico che non si aspettava di vedere i gruppi spalla sul palco principale e il gruppo principale su un piccolo palco secondario allestito per l’occasione. Ci sono spazi per fare da sottofondo a giocolieri al neon, o a una funambolica arrampicatrice di lenzuola che da vita a una forma d’arte a metà tra la danza e l’esercizio ginnico. E anche disegnatori a carboncino sullo sfondo e sul palco principale che sta alla sinistra del concerto delle proiezioni sincronizzate a fare da cornice (sullo schermo si alternano scene di vecchi cartoon Disney, panorami spaziali, riprese velocizzate di ambienti metropolitani). Tutt’intorno le canzoni; molte dal loro ultimo acclamato ‘Sushi e Coca’ come l’iniziale ‘Non Lo Sanno’ ma anche come ‘Cinestetica’, ‘Arco e Sandali’, ‘L’unica Cosa’, ‘La Spesa’ e ‘Lauto ritratto’. Ma non essendo più il sushi e coca tour c’è molto più spazio anche per i primi due lavori: il bellissimo esordio di ‘Muscoli e Dei’ dal quale propongono la title track nella parte iniziale e ‘Volè’ e ‘Post’ nella parte finale; e il secondo album ‘C’è Gente Che Deve Dormire’ da dove recuperano ’31 Lune’ e ‘L’abbandono’. Inoltre ci sono cover come ‘One Of These Things Firts’ di Nick Drake e nel finale una parte di ‘La cura’ del conterraneo Franco Battiato. Ci sono spazi per l’improvvisazione in sfide di velocità tra chitarra acustica e violoncello. Per momenti d’avanspettacolo, anche improvvisati, come quando indispettiti dal dj set della sala accanto che per tutta la seconda parte ha cercato di rovinare l’atmosfera hanno cercato di scimmiottare canzone dance che stava andando di là.

Tirando le somme una serata paradisiaca per i tanti fan trasognanti della band, che a Roma ha sempre vantato un sostanzioso seguito. Mentre per chi non sa a memoria le loro canzoni è stata una serata troppo lunga (si sono sfiorate le 2 ore di concerto) con il succo delle loro belle canzoni e delle belle idee sulle altre forme d’arte annacquato dai troppi cubetti di riempitivo musicale. Una band dal grande impatto, se ci fossero stati tutti i loro cavalli di battaglia (si è sentita su tutte la mancanza di ‘Vecchi Difetti’) e il concerto fosse durato una mezz’ora di meno sarebbe stato tutto perfetto. 10 euro dell’ingresso, con i 7 di ridotto se si mandava una mail dal sito di martelive erano comunque giustificati, anche perché oltre al lungo spettacolo dei siciliani, molte altre band e molti altri artisti delle più disparate forme si sono presentati nelle tante sale dell’Alpheus come da decennale tradizione di questa che resta a mio modo di vedere una delle migliori offerte di intrattenimento a Roma.

Giovanni Cerro

2 COMMENTS

  1. ciao, condivido pienamente i commenti alla serata.
    una domanda, spero mi potrete essere di aiuto, vorrei sapere il nome del gruppo spalla che ha suonato prima dell’entrata sul palco dei Marta sui Tubi, mi sono sembrati molto interessanti ma purtroppo non sò come si chiamano.grazie mille.

    p.s. se potete rispondetemi sull’email privata. grazie in anticipo

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