Mars Volta @ Teatro Romano [Ostia Antica, 29/Luglio/2008]

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Dopo un’ora e un quarto non ce l’ho più fatta. Ho ceduto alla noia. Sono scappato via. I prolississimi assoli di Omar Rodriguez Lopez hanno cercato di rincorrermi per tutto il tragitto fino alla macchina, ma grazie a Dio sono riuscito a farcela. Sano e salvo ancora una volta. Spocchia, arroganza, onanismo da conservatorio e paciugo di generi musicali degno dei peggiori intellettualoidi della musica. Sono finiti i tempi degli At The Drive In. Finiti nel peggiore dei modi. Adesso i due geni del vecchio gruppo emo di El Paso sono diventati due stronzi arroganti che non si degnano neanche di salutare il pubblico o almeno cercare di avere un minimo di contatto con esso. In un’ora e un quarto non hanno poroferito parola. Neanche hanno lasciato qualche secondo di silenzio tra una canzone e l’altra per favorire gli applausi. In effetti la noia si era già fatta insostenibile dopo i primi venti minuti, ma volevo cercare di arrivare fino alla fine per vedere se almeno in chiusura salutassero. Scusate la mia poca professionalità, non ho resistito. Ma insomma, vorrei vedere un qualsiasi vecchio fan degli At The Drive In che si ritrova a doversi sorbire in ordine sparso: assoli di chitarra della durata di almeno dieci minuti, botta e risposta tra chitarra e sassofono (manco negli anni ’80!), assoli di batteria, la voce di Cedric Bixler che ormai ha guadagnato almeno due ottave rispetto ai suoi inizi e sembra praticamente quella di Farinelli. Inoltre l’impatto visivo è stato pessimo. Non è bastata la suggestiva cornice del teatro di Ostia Antica e le sue meravigliose rovine. Cedric non si muoveva dalla metà destra del palco ed Omar si accontentava addirittura dei quattro metri quadrati standard che intercorrono tra le sue casse spia e la batteria. I loro musicisti sembravano degli operai immobili che non aspettavano altro che finisse il concerto per ritirare la busta paga. Eppure me li ricordo a Bologna nel 2003. Credo fosse il loro primo concerto in Italia. Erano ancora un gruppo interessante. Le canzoni erano ancora orecchiabili, Omare e Cedric cavalcavano il palco dell’Indipendent Day come dei meravigliosi cowboy texani. La sensazione che mi hanno fatto provare ad Ostia è che si siano dimenticati che se oggi hanno suonato in uno dei posti più belli del mondo è grazie a noi che compriamo i loro dischi (compriamo?) e che paghiamo per andare a vedere i loro concerti. Non posso che augurargli di scomparire nel minor tempo possibile dalla scena musicale. Menomale che in macchina avevo un disco dei Presidents Of The United States Of America e sono riuscito a rifarmi le orecchie con un po’ di sana forma canzone.

Andrea Di Fabio

6 COMMENTS

  1. Premettendo che lo show in questione non è stato granché (anzi, davvero deludente) e vi concedo ancora che non è detto che chi vada a un concerto debba conoscere chi ci suona…

    Ma che ci azzecca nominare i Presidents Of The Usa, la forma canzone e pezzi orecchiabili in una recensione di uno show dei Mars Volta? Semplicemente, non c’entrano nulla. Avrei capito se stessimo parlando di uno show degli At The Drive-In (a proposito, qualcuno qui li aveva mai visti dal vivo?)

    E, a proposito: “Son finiti i tempi degli At The Drive-In”? Si, da 8 anni al tempo dello show. Peraltro si fa riferimento a questi come gruppo emo, termine che i diretti interessati sdegnavano già allora. Passi, comunque, l’eterno paragone che incomberà sui due riccioluti.

    In quell’oretta e un quarto, se ben ricordo, avranno suonato 3 o 4 pezzi, allungati con jams come fanno da sempre. A Bologna, nel 2003, al festival che l’autore menziona, ne suonarono 2 in poco meno di un’ora. Magari erano altri pezzi, altre jam e altri Mars Volta. Però io credo l’autore fosse là per i Rancid.

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