Marlene Kuntz @ Velvet [Rimini, 11/Ottobre/2014]

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Salgo in auto, mi arrampico sulle colline di Rimini, raggiungo il Velvet e mi vado a sentire la terza tappa del Catartica Tour 994/014. Semplice. Stasera, sabato 11 ottobre, decido di spendere un paio d’ore della mia vita così. Ci sono i Marlene Kuntz, in giro a promuovere con un tour celebrativo del loro primo album anche un ep licenziato questo settembre, ‘Pansonica’, EP che recupera un pugno di canzoni rimaste escluse, vent’anni or sono, dalla tracklist dell’esordio. E, tranne una traccia, si tratta di inediti a tutti gli effetti che la band ha registrato ex novo e in presa diretta. Sono in formissima i Marlene. Nulla dei due dischi in questione viene trascurato e il pubblico che imballa il Velvet reagisce con grande calore e trasporto alla scaletta che scorre viva, aggressiva, nervosa e spedita. Un colpo via l’altro a ribadire l’energia virile che ha contraddistinto la gran parte dei primi lavori della band. Energia mai dimenticata, parrebbe, né dai fans né dal gruppo che, va detto, stasera on stage è un discreto carrarmatino, estremamente centrato calibrato. Godano è zuppo di sudore già alla fine del primo brano. Tesio quasi immobile per tutto il tempo non fallirà praticamente nulla. Bergia governa il treno dei tamburi da solido macchinista. Lagash olia i binari con calda decisione e confidenza. Nulla da dire sul neo acquisto al basso del combo, pur personalmente vedendo i MK nella loro formazione più preziosa anni fa, con Maroccolo, per quel breve lampo che fu. Ed è, alla fin fine, un poco questo il punto per me. I Marlene hanno sempre avuto – e conservano ancora oggi – tutto quello che serve e si domanda al rock d’autore di livello. Sia dal punto iconografico che da quello contenutistico. Davvero una caratura invidiabile, quantomeno in ambito Italiano. Anche se non mi fanno sempre impazzire alcuni loro slogan. E l’entusiasmo con cui certi sostenitori a volte tendono le braccia militanti mentre li gridano. Ragazzi che vorrebbero essere arruolati dalla musa. Principessine che vorrebbero essere notate e portate sull’altare dal gran cerimoniere forse. Lassù, dove arde e si consuma il rito. Ma son dettagli. Io stesso negli anni li ho amati, snobbati, difesi, trascurati e visti dal vivo decine di volte, in tutte le epoche e vesti.  La cosa che più mi seduce e soddisfa di questo concerto, bello e pulsante, è che mi pare ampiamente scampato l’effetto nostalgia. Almeno dal punto di vista prettamente creativo e artistico. Ed è l’unica cosa che conta, in somma. Non m’interessa la reale natura – pur lecita, se così fosse – della scaltra operazione ventennale + inediti. Non m’importa più ormai se i MK non sono stati – e non saranno probabilmente mai – oltrechè lirici, spietati e potenti anche ironici nella loro arte. So che non glielo potrei mai chiedere. Né più me lo aspetto.
 Mi manca solo un poco di femminilità. Mi manca più del solito qui, cara Marlene. Al contrario di tutto il resto. Che brilla e seduce, abbondantemente, nei tuoi primi lavori. E questa sera. Ora come allora.

Giuseppe Righini

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