Marky Ramone + The Queers @ Forte Prenestino [Roma, 25/Luglio/2007]

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L’ultima serata di questa estate povera di concerti l’avevo segnata sul mio calendario (fittizio) da un paio di mesi, certo che sarebbe stata un piccolo evento. Vedere Marky Ramone dei “miei” Ramones con di spalla i The Queers, uno dei gruppi punk rock che più amo. Invece, è andato quasi tutto storto. Il Forte Prenestino, sede dell’evento, si presenta come il posto ideale, in teoria, per un avvenimento del genere; ampio spazio aperto, birra a 1.50, ingresso a 5eu, e poi ci sono gli amici con cui passare la serata.

Serata che inizia invece subito male, ci sarebbero dovuti essere i Manges di cui tutti mi avevano parlato bene ed ero curioso di ascoltarli, invece hanno dato forfait per malattia di uno dei componenti. Peccato. Aprono quindi i Killtime, gruppo romano che avevo visto qualche anno fa al Traffic, in una dimensione per loro ottima. Il concerto lo ricordo davvero esagerato con persone che volavano ovunque sballottati dal punk rock rumoroso e cafoncello dei ragazzi. Stasera invece mi sono parsi musicalmente sempre buoni ma la location non gli si adattava, troppo dispersiva forse.

Nel cambio di palco Aguirre mi soffia il vinile dei Gorilla Biscuits dal solito stand di dischi. Tengo un po’ il muso ma poi una Menabrea fresca mi fa tornare il buon umore. I The Queers li avevo visti sempre al Traffic (aridai) e mi avevano lasciato leggermente scontento non avendomi convinto del tutto. Ad inizio concerto sembrava che il copione si dovesse ripetere, visto che la band sembrava capitata lì per caso e l’idea era che i membri sembrassero scocciati. Invece man mano il concerto carbura e le “checche” infilano una quindicina di canzoni del loro punk rock fanciullesco tutte ottime, tutte fresche. Il pubblico ascolta contento, non ricordo neanche un titolo come al solito ma so che, come l’altra volta, “Tamara Is A Punk” non me l’hanno fatta. Pazienza. Salvano la serata perchè sanno fare il loro lavoro in maniera esemplare. Se vi piace ‘sta roba qua, loro sono perfetti.

Ehm, Marky Ramone. Si, ora devo parlare di Marky Ramone. Uno schifo. Chi scrive venera i Ramones dalla nascita per cui ho il diritto di dirlo. E anche la consapevolezza di doverlo dire. La band che è salita sul palco è formata da chitarra e basso presi in prestito dai The Queers, mentre il cantante è un sosia di Joey Ramone. Indossa persino un chiodo nonostante la canicola. Canta come lui, ha lo stesso timbro e nientemeno ha le sue identiche movenze, quel modo inimitabile di tenere il microfono di Joey e di muovere le braccia. Ok, ok, durante i primi due pezzi, “Blitzkgrieg Bop” e “Rockaway Beach”, anche io ho cantato e creduto di trovarmi di fronte i Ramones. Poi ho realizzato che stavo assistendo a un concerto di una cover band, onesta, ma null’altro che una cover band. Non aveva senso, era tutto inutile, pensavo che avessero suonato sì qualche classico, inevitabile e benvoluto, ma che proponessero qualcosa di nuovo, pezzi propri. Così no, era tutto falso, fasullo. Potevo far finta di divertirmi. Forse l’ho presa per il verso sbagliato, forse pensavo che sul palco si riesumassero tutti assieme Joey, Johnny e Dee Dee e invece dovevo tenere i piedi per terra, mannaggia a me. Vabbeh al settimo brano cover sono andato via immalinconito come il finale di un romanzo di Malamud. Roma chiude alla musica, se ne riparla a settembre.

Dante Natale

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