Marky Ramone @ Init [Roma, 25/Dicembre/2011]

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Due di notte. In auto nei pressi di Piramide, dopo svariate birre tracannate nella più assoluta spensieratezza: “Sai che ti dico, anche se era solo un djset lo dovevo vedere Marky Ramone cazzo, è l’unico rimasto vivo, dovevo incrociare il mio cammino con il suo ameno una volta, per forza!”, “Beh in realtà anche Tommy e C.J. sono ancora vivi”, “Si ma non contano dai, se è per questo anche quello sfigato di Ritchie Ramone è ancora vivo, quello famoso perché s’è sentito male dopo che gli avevano messo una pasticca nel drink, quant’è durato con loro? Uno, due anni?”, “No aspetta, Ritchie Ramone è durato tipo 4 anni, quello che è durato pochissimo era Elvis Ramone”, “Beh insomma tutti questi qua non contano dai… Almeno Marky l’abbiamo visto!”, “Lo sai te a chi assomigli invece? A Joey Ramone! Sei una cazzo di cavalletta con gli occhiali tondi!”, “Senti, io sto ancora bestemmiando, non volevo guidare stasera!”, “ahah se te fermano te bevi pure l’alcoltest! E dai su! È Natale!”, “…vaffanculo!”.

Un’ora prima: il djset di Marky Ramone è iniziato da un po’. È buffo perché non vedo un sacco di gente che all’entrata era vestita da guerra come se dovesse assistere al concerto dell’anno: dove saranno andati? Perché urlavano e soprattutto chi erano? Mentre, senza alcuna giustificazione logica, mi interrogo su di loro noto la sala discretamente affollata. Sul palco dietro la console c’è lui, una figura nera con i capelli piastrati, chiodo personalizzato col suo nome, occhi piccolissimi e un cazzo di tic alla mano destra che non gli permette di tenere fermo il polso, deformazione professionale immagino, ma è strano vederlo mimare i suoi celebri colpi sul charleston anche su pezzi dei Beatles. Me lo immagino a casa sua mentre fa le peggio cose e sente una canzoncina alla radio che gli piace si ferma e fa quel gesto, o sul cesso magari, o mentre guida. Comunque lui è li sopra e sembra divertirsi: ogni suo movimento è calcolato per fare il minimo sforzo possibile, come se andasse a risparmio energetico. Quando in preda all’euforia dovuta alle note di ‘Blitzkrieg Bop’ qualcuno tenta di rubargli il microfono, lui non si scompone troppo ma sempre con quel movimento di polso, ruota in scioltezza la mano e allontana il microfono giusto quei pochi centimetri che servono per evitare quella mano avida. Il set ve lo potete immaginare: Sex Pistols, Clash, Buzzcocks, Rancid, Sham 69 e naturalmente qualche pezzo dei Ramones, e come in quasi tutte le serate, qualcuno riesce a controllarsi ballando e godendosi la musica, qualcun altro rimane immobile tutto il tempo, qualcun altro ancora “sbarella” sotto il palco mentre gruppi di amici fomentati pogano abbracciati (è possibile? È possibile!).

Mezzanotte:
“Oh Marky comincia tra mezz’ora, usciamo un attimo, vediamo se c’è un bar aperto”, “ma è il 25 è tutto chiuso!”, “Oh guarda quelli secondo me hanno capito male pensano che stasera c’è un concerto”, “Eh vabbè pure te non c’avevi capito un cazzo se è per questo”, “Oh ma invece che dicevi prima? Che adesso Marky Ramone suona con un altro gruppo?”, “Si gli Avenue X, ho letto che ha formato un gruppo con un’attrice americana, Dionna Cole, e suo marito che è italiano. Probabilmente tornerà a suonare in Italia quindi”, “Ah si con l’attrice di Summer Of Sam”, “A me sinceramente suona un po’ punk per ragazzini coi soldi, tatuaggi, sport estremo, ma poca sostanza…”, “vabbè a te sembra sempre tutto una fregatura! Aspetta, ascoltali e poi ti esprimi!”, “Si beh però è come la teoria di Sick Boy in Trainspotting no? Prima ce l’hai… e poi un giorno non ce l’hai più”, “Eh appunto, dove hai parcheggiato la macchina?”.

Ore 22 e 30:
“Bella, sentite io preferirei non guidare stasera”, “eh calcola che io non ho la macchina che serviva a mio fratello”, “io invece non posso guidare, mi sono spezzato un unghia…”, “va bene, ho capito: la prendo io…”.

Marco Casciani

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