Mark Lanegan @ Fabrique [Milano, 24/Maggio/2016]

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In una calda serata di fine maggio, Milano si è preparata ad accogliere Mark Lanegan per la terza e ultima tappa italiana del suo tour che ha toccato anche Bologna e Prato. Il Fabrique è stato la cornice di uno degli eventi più attesi del mese e, in effetti, è raro vedere tanta calca davanti all’entrata a quarantacinque minuti dall’inizio del concerto. Il locale si rifà il look per l’occasione: le sedie occupano tutta la platea e, fino all’ingresso di Lanegan e la sua band sul palco, si assiste a un viavai di gente alla ricerca del posto corretto. Quando l’ex-Screaming Trees si presenta sul palco, l’accoglienza è calorosissima: applausi scroscianti e urla, mentre una rapida occhiata nelle retrovie incontra pochissimi posti ancora vuoti. L’artista di Ellensburg tiene il microfono con una mano e l’asta con l’altra, si limita a un cenno del capo per ringraziare e apre subito con ‘When Your Number Isn’t Up’. Lo stile scarno ed essenziale del Mark Lanegan solista non fa che dare risalto a una voce unica nel suo genere, l’accompagnamento minimale di chitarre e basso contribuisce senz’altro alla creazione di un’atmosfera intima e dalle tinte plumbee, inevitabilmente esaltata, oltre che dal timbro dell’artista, anche dai posti a sedere, con il Fabrique nelle insolite vesti di un teatro. Gli applausi segnano i pochissimi secondi che Lanegan concede fra un pezzo e un altro, man mano sempre più convinti e forti, sebbene la qualità dell’esibizione praticamente si mantenga costantemente alta dall’inizio al termine della ricca scaletta. ‘Creeping Coastline Of Lights’ è la prima cover (dei Leaving Trains), seguita dall’ansiogena e oscura ‘The Gravedigger’s Song’. Mark Lanegan è illuminato dal colore sulfureo delle luci del club, immobile nella sua posizione e raramente reagisce agli applausi. In scaletta sono presenti anche due pezzi degli Screaming Trees (‘Where The Twain Shall Meet’ prima, ‘Halo Of Ashes’ in reprise), rivisitati in chiave laneganiana, più lavoro per la sezione ritmica, ma non maggiori difficoltà. Lanegan si dimostra a suo agio anche nei passaggi più alti e riesce a muoversi agilmente anche in territori a lui più familiari: l’accoppiata ‘Low’ – ‘Judgement Time’ lo testimonia in maniera chiara e il pubblico non può che gradire. Chiudono la prima parte di live ‘You Only Live Twice’, cover di Nancy Sinatra estratta da ‘Imitations’, il disco delle personalissime rivisitazioni di Lanegan, e ‘On Jesus’ Program’, forse il momento più alto di tutto il live. Lanegan conferma di essere in gran forma, dando il meglio di sé nel pezzo probabilmente più dinamico in scaletta. È l’epicentro emotivo dell’esibizione: l’applauso che accompagna Lanegan nel camerino è lungo e non termina prima che l’artista faccia ritorno sul palco (dopo poco, a dire il vero). In reprise, arrivano le ottime ‘Driver’ e ‘Mescalito’ con Duke Garwood, ospite speciale della serata. ‘Phantasmagoria Blues’ e la profondissima ‘Bombed’ anticipano il brano che suggella definitivamente i quasi novanta minuti di live, ovvero ‘Halo Of Ashes’ degli Screaming Trees. L’assolo di chitarra finale è un vero pezzo di bravura: ancora una volta, il pubblico applaude prima che esso si compia definitivamente. In tanti scelgono di tributare l’ultimo applauso in piedi: è stata una grande serata, permeata da un’atmosfera oscura e suggestiva, ma tremendamente affascinante.

Piergiuseppe Lippolis