Maria Antonietta @ Monk [Roma, 11/Giugno/2015]

1726

Maria Antonietta (per gli amici Letizia Cesarini, classe ’87) è una piccola ed esplosiva ragazza di Pesaro: capelli rossi, pelle diafana e grinta da vendere sul palco che condivide con gli amati Chewingum. ‘Sassi’ (La Tempesta Dischi, 2014) è un disco sincero che parla di verità, di Dio e di quanto sia sfuggente e intenso un momento di vera felicità. Il tutto viene narrato utilizzando un linguaggio semplice e diretto che non mira a voli pindarici inappropriati. I brani sono eseguiti con un suono più pulito e hi-fi rispetto al precedente lavoro ‘Maria Antonietta’ (2012) decisamente più di impatto e grezzo, composto da brani che virano dall’indie-pop al punk. Bene, il mio “momento di intensa e sfuggente felicità” ho avuto il piacere di poterlo assaporare in occasione della data romana a Le Mura nel mese di dicembre, devo essere sincera nel dire che rimasi davvero colpita dal concerto e dall’atmosfera creatasi in quell’occasione. Quindi perché non replicare a distanza di qualche mese quella piacevole esperienza? L’opportunità si è presentata in occasione del concerto tenutosi al Monk. Maria Antonietta è reduce dal tour di nove date che a marzo l’ha portata a far conoscere il suo ultimo album nelle maggiori capitali europee. Per questa breve, seppur intensa, esperienza i brani sono stati eseguiti in una versione inedita elettro-acustica molto apprezzata dal pubblico, tanto da suscitare nell’animo della cantante la necessità di registrare insieme ai compagni di viaggio un EP dal titolo ‘Maria Antonietta Loves Chewingum’ (pubblicato lo scorso 21 aprile) che contenesse alcuni di questi brani arrangiati e sconvolti in una versione più elettronica, colorata da tastiere e synth, assolutamente in linea con l’ondata eighties che ci ha prepotentemente investito da un paio d’anni a questa parte. Ed è proprio su questa linea che viene eseguito l’intero concerto. Il breve intro dance annuncia l’inizio del brano ‘Estate ‘93’ dove la linea vocale acquisisce più potenza rispetto alla versione originale contenuta nel precedente album, la situazione diventa più danzereccia e sincopata con la traccia ‘Santa caterina’ in origine molto più punk. Maria Antonietta imbraccia la chitarra e l’atmosfera vira su sfumature più soft con l’esecuzione di ‘Galassie’, ‘Tu sei la verità non io’ e ‘Animali’, traccia che a mio avviso in questa versione live si è totalmente snaturata perdendo molto della sua originale dolcezza. Episodio che si ripete soprattutto con i brani ‘Molto presto’, ‘Ossa’ e ‘Quanto eri bello’ che vengono eseguiti con arrangiamenti davvero troppo forzati e un po’ disorientanti per un pubblico che già conosce e apprezza queste canzoni nelle loro versioni originali (e perché no, magari vuole intonarle insieme al gruppo). Sono state invece molto apprezzabili le versioni di ‘Giardino comunale’ e la cover di ‘Fotoromanza’ di Gianna Nannini, entrambe contenute nell’ultimo EP. Nel complesso l’esibizione è stata abbastanza piacevole, ma ahimè i momenti di intensa e sfuggente felicità sono irripetibili per loro stessa natura, alcune volte forse, è meglio fermarsi quando è “buona la prima”.

Melania Bisegna