Marc Rebillet @ Largo Venue [Roma, 4/Dicembre/2019]

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Marc Rebillet è un musicista elettronico americano, originario di Dallas, ma trasferitosi a New York. Trentun anni tra poco, è attivo dal 2016 e ha realizzato due album e due EP d’ottima fattura. Intrattenitore e performer di livello, è diventato famoso come YouTuber per la facilità con cui sa improvvisare e comporre brani partendo da un microfono, tastiera, loop station, campionatore, qualche effetto, alcune percussioni e un laptop. Stesso bagaglio che porta con sé sul palco questa sera e con cui conquisterà la nutrita schiera di spettatori accorsi. Rebillet è il dj di sé stesso. Un one man show confezionato perfettamente sempre in equilibrio tra comicità e capacità artistica. Sfoggia quel coinvolgimento totale tra musica e stand-up comedy tipicamente statunitense. Musicalmente fa quello che vuole: techno, breakbeat, funk, idm, house, dubstep, soul, r’n’b, blues, jazz, trap e hip hop. Un’anima black dalla forma sintetica e una deriva squisitamente schizofrenica. Istrione a tutto tondo, ha un aspetto sornione con un gran sorriso stampato, baffo e occhiale da vista. Ha espressioni e mimica da attore consumato e la giusta sfacciataggine. Si autodefinisce un “idiota goffo”, ma in realtà il suo live show presenta una delle proposte più fresche e interessanti in circolazione.

Alle 22:00 sale sul palco vestito solo con una vestaglia e rimarrà in mutande dopo neanche mezzora di show. Gran voce e gusto sopraffino, è un concentrato di ironia e sarcasmo, si diverte e fa divertire. Lo spettacolo è privo di fronzoli scenici come proiezioni, sfondi e luci predominanti, eppure risulta quasi più da vedere che da ascoltare. Quando piazza il beat il pubblico in sala balla, in altri momenti canta, oppure semplicemente interagisce con urla e risate, ma è sempre coinvolto. Lui racconta, recita, interpreta, cambia e scandisce le voci, mima e gesticola peggio di un italiano. Quando è dietro la consolle danza e si dimena dietro i suoi strumenti. Improvvisa suoni, li campiona, li taglia e cuce come meglio crede e crea loop su cui sostiene melodie vocali spesso notevoli e lunghi speech. Quest’ultimi non sono mai banali e spesso hanno connotati politici e sociali, pur rimanendo sempre dissacranti. Ha carisma e magnetismo anche nei passaggi più paradossali. Gigioneggia continuamente con gag di vario genere. Ad esempio gioca mentre beve una peroni, bacia e fa foto con donne della prima fila, mentre affabula passa da riferimenti sessuali a citazioni alte e poi apre parentesi mitologiche. Un pazzo di talento. La sua musica sa essere grassa quanto minimale, coatta quanto raffinata, alternandone spezzoni brevi, con cambi di ritmo e d’atmosfera. La gente applaude con piacere. Ci tiene a sottolineare che lo spettacolo è tutto improvvisato e non c’è neanche una sequenza preregistrata. Quindi chiede ai presenti cosa vogliano ascoltare e loro suggeriscono vari titoli a gran voce. Lui li asseconda e gli serve una doppietta d’eccezione, con il meraviglioso viaggio trance house di “Reach Out”, seguito dall’electro incalzante di “Summertime”, che regala anche un finale distorto di grande livello. A questo punto si mostra visibilmente emozionato e ringrazia tutti i partecipanti a quella che è l’ultima delle quarantacinque date del tour tra Nord America ed Europa. Gli lanciano alcuni reggiseni sul palco. Ne raccoglie due e li indossa. Poi viene richiamato da uno spettatore in prima fila, che si fa porgere il microfono per chiedergli d’eseguire un brano d’augurio di buon compleanno per sua moglie, tra l’altro anche incinta. Sembra rimasto sorpreso, ma non se lo fa ripetere. Torna in postazione e ne confeziona uno dalla struttura techno che è un vero gioiello e vede la partecipazione vocale generale. Chiude così, senza concedere bis, novanta minuti di vibranti emozioni.

Cristiano Cervoni

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