Mannarino @ Auditorium [Roma, 23/Febbraio/2011]

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Lo stornellatore romano, Alessandro Mannarino, è tornato con un nuovo album dal titolo ‘Supersantos’, come i palloni arancioni con cui si giocava da bambini per strada, e che, peraltro, sono stati lanciati dal palco, a fine serata, verso la stracolma ed esplosa platea della Sala Santa Cecilia. Ripartiamo, però, dall’inizio. Sin da subito si capisce che la security avrà il suo bel da fare per contenere l’euforia di un pubblico, che vorrebbe stare sotto il palco, danzare, cantare a squarciagola e bere vino insieme al suo acclamato. Ma, non siamo in piazza, occorrerà mantenersi al proprio posto, forse…

Entra, intanto, la band, tra fumi che nascondono la scena e tagli di luce che fanno vedere e non vedere. Una band superlativa, dieci musicisti e una corista, Simona Sciacca, dalla voce pulita e potente. E non si fa certo attendere Alessandro che, comparso vestito da prete con una tunica viola e con il suo immancabile cappello, canta ‘Serenata Lacrimosa’, brano inedito. Durante la serata alterna canzoni nuove e i successi del suo album di debutto, ‘Il bar della rabbia’ (2009), con il quale conquistò critica e pubblico.

Non delude le attese, e non sorprende, eccetto che per la presenza scenica e per lo spettacolo impreziosito da undici musicisti validi e da trovate sceniche, come la scultura di ruote di bicicletta disposte l’una sopra l’altra, oppure la bici, con le ruote ricoperte di piume rosse, messa ribaltata al centro del palcoscenico, e che diventa protagonista ne ‘Il merlo rosso’, cantata insieme a Claudia Angelucci e suonata da uno splendido quartetto d’archi. Il pubblico segue con partecipazione i nuovi brani, ma ad ascoltare ‘Osso di seppia’, ‘Le cose perdute’, ‘Svegliatevi italiani’, ‘Il bar della rabbia’, ‘Tevere Grand Hotel’, non può più attendere, elude la timidezza da “auditorium” e si riversa ai bordi del palco, tra lo sgomento e l’irritazione degli uomini della security che, da buoni mastini, si frappongono fra la gente e il palcoscenico. Intanto, sale anche Ambrogio Sparagna che, con la fisarmonica, accompagna una scintillante tarantella, ‘Scetate vajo’’, e la sala i trasforma in una ronda impetuosa. Nessuno è più al suo posto, non c’è nulla da fare, pare di stare in piazza…

La sua, d’altronde, è una musica da piazza, da ballare, da far festa, senza dimenticare di riflettere, vero, ma, come facevano gli antichi cantori, riflettendo tra tarallucci e vino, gonne svolazzanti e danze turbolenti. Uno stile contaminato dal folk nostrano e latino-americano, un affacciarsi sulle terre assolate e tarantate del sud o sulle mitiche baie piratesche da mesoamerica, o nei bar più sporchi dell’americalatina, sempre, però, rimanendo ben saldi a Roma. La voce graffiata, il cantato misto al parlato romanesco, rime baciate e argomenti di strada, fanno il resto.

Già, perché è la strada il tema onnipresente nella scrittura di Mannarino, dove vecchi, bercioni e ubriaconi, s’incrociano con prostitute fuggite da padri-padroni, poveri cristi e bastardi risorti, marinai e onorevoli con amanti negate, o avute per un’ora o per una vita, Giuda e Maddalena, che diventano una coppia, amori nati, esplosi, perduti, tanto vino e un buon ritmo da festa popolare. E si immagina di stare in piazza, ma poi ti guardi intorno è sei tra quattro mura, in uno spazio architettonico a guscio di tartaruga, meraviglioso, incantevole, ma pur sempre in uno spazio chiuso. Forza, allora, con questo ‘Supersantos’ andiamoci a giocare all’aria aperta, e non dimentichiamo il vino e una buona dose di sorriso.

Lina Rignanese

2 COMMENTS

  1. Ho “conosciuto” Mannarino e la sua band al concerto di Gallipoli Parco Gondar dell’estate 2011, dove in attesa per la mia amata bandabardò mi ritrovo più di mille persone a cantare le canzoni di questo stornellatore..che non conoscevo…quasi odiavo perche si stava dilungando troppo…io ero venuto per la banda…e mi ritrovavo questo qui…co tutti sti romani intorno a recitare fedelmente ogni sua parola, ogni suo gesto…espressione….INCREDIBILE….capii che c’era qualcosa di estremamente interessante nella sua musica…l’interpretazione, i testi e la presenza scenica importante.Quello li che quella sera d’estate su quel palco intratteneva gli altri, e rapiva me assorto in un silenzio innaturale, è diventato la mia passione, da cui non riesco a staccarmi….tutti i giorni a ripetere le sue canzoni…ma ora lo vogliamo in concerto…qui…nel SALENTO….vai Mannaaaa

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