Mahjongg + Bologna Violenta @ Circolo degli Artisti [Roma, 22/Dicembre/2010]

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Calvin Johnson con i Mahjongg conferma l’innato e geniale fiuto che lo contraddistingue da ormai trent’anni. Dal 2008 infatti ha “preso” sotto la propria fervida cappella (K Records) questi quattro ragazzi originari del Missouri, ma da tempo stanziati a Chicago, riuscendo nella non facile impresa di farli emergere dall’inflazionatissimo sottobosco indipendente. Dopo un EP e un debutto usciti per la Cold Crush Records (etichetta fondata da Derek Fudesco dei Pretty Girls Make Graves ed attuale leader dei Cave Singers assieme a Steve Akoi della Dim Mak Records) eccoli dare un senso alla loro ancor giovine carriera con ‘Kontpab’ bissato nell’anno corrente dal più dance-oriented ‘The Long Shadow Of The Paper Tiger’, certamente non un caso visto che 2/4 della band (Mikale De Graff e Josh Johannpeter) si divertono nel side-project electro Lazer Crystal. Dalle compulsioni prese in prestito dalla seminale epopea Talking Heads, passando per influssi derivanti dalla percussività puramente afro, fino a quest’ultima evoluzione tanto trascinante quanto così strumentalmente partecipativa. Insomma le premesse per assistere ad una esibizione da ricordare ci sono tutte, come l’atmosfera di una serata molto pre-natalizia, condita dal pizzicore provocato dal freddo e da un abbigliamento stile legno “multistrato”.

Atmosfera che evidentemente ha costretto quasi tutti a restare a casa aggrappati al cappone caldo, sorseggiando cioccolata, sgranocchiando fichi secchi, guardando Paperissima. Meglio così. Quando Manzan sale sul palco saremo forse una cinquantina. Numero che aumenterà di pochissimo durante il concerto degli headliner. Manzan e il suo felice alter ego Bologna Violenta questa sera corre in solitaria. Come sempre dividendosi tra violino e chitarra, tra parti recitate e altre interpretate, in una sorta di semi-playback con le basi registrate. Dialoga, scherza, ringrazia, essendo consapevole di trovarsi a Roma, di mercoledì e per giunta di 22 dicembre. Fuori dagli schemi, pungente, opprimente e alla fine anche divertente. (guarda video)

I Mahjongg tornano a Roma due anni dopo la fugace sortita all’Init. Con una line-up smussata a quattro. Con un sound, si diceva, sicuramente meno “rock” rispetto al recente passato. Con un’ora di set in danzereccio crescendo a confermare l’assoluta capacità di una band che meritava sicuramente un’altra sala in termini di presenze. Si sta più comodi ed è meglio così, la misantropia mista a nerditudine per una volta godrà dei benefici della musica. I Mahjongg sono esteticamente brutti, sicuramente maleodoranti, assolutamente divertenti, incredibilmente trascinanti. Dalla partenza strumentale, alle prime smanie multi-percussive, all’inevitabile richiamo del sangue (‘Remain In Light’), alla ragione d’essere del punk funk, a quel sinuoso-fascinoso innesto tra !!! e i meravigliosi Supersystem che furono, fin alla radice nera dei propri battiti cardiaci. In breve tempo il concerto diventa un’imperdibile festa tra amici, viene chiamata una ragazza sul palco (volontaria e terribilmente spaurita) che avrà il compito di accompagnare (suonando) il resto del gruppo e che alla fine si meriterà anche un sorso di drink da parte di uno dei componenti. I chicagoiani adottivi si prendono in giro, sorridono, e pestano ancor più sul fattore “dance”. Impossibile stare fermi, impossibile fermare alcuni convenuti tarantolati da cotanta bellezza afro-ritmica, impossibile non andare a riascoltare ‘Kontpab’ (comunque molto “omaggiato”), impossibile non applaudire al termine del set-happening. Proprio sull’ultima nota vola in sala una bacchetta della batteria e come fossi in un banchetto nuziale mi esalto in una presa plastica e agguanto il feticcio-bouquet. Cosa vorrà dire?

Emanuele Tamagnini