Magazine @ Kentish Town Forum [Londra, 12/Febbraio/2009]

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Il loro nome non si legge o nomina spesso in giro. Ma i Magazine li avrete sicuramente sentiti, almeno una volta. Si: nascosti nelle canzoni degli altri. Tra i creditori del gruppo (è proprio il caso di dirlo) seminale di Manchester, c’è molta musica made in UK (e dintorni) dei decenni successivi, da Morrissey ai Maxïmo Park, passando per Jarvis Cocker, Kaiser Chiefs e The Rapture. Considerati i “definitori di un genere” (la new wave), i Magazine vestirono l’energia dei tre accordi con la raffinatezza dei Roxy Music di Eno, il soprabito freddo del Bowie berlinese e l’assurdità dell’Iguana di quegli anni. Nonostante il concetto di “post” (punk) abbia avuto delle coordinate spazio temporali piuttosto irregolari, furono certamente dei precursori. Fregandosene se la tastiera esperta di Dave Formula venisse banalmente associata a quella “dotta” di Wakeman, o se i testi di Devoto (sdoganatore di un songwriting altamente paranoico, per la felicità di Thom Yorke) parlavano di amore e confusione invece che di politica e noia collettiva. Del resto, il punk ed Howard Trafford (in arte Devoto) andarono d’accordo il tempo di un EP (‘Spiral Scratch’). L’intelligentleman mancuniano, infatti, è stato uno dei primi a sentire la puzza di marcio del movimento DIY. Uno dei più coraggiosi, capace di lasciare i Buzzcocks “per noia”. E uno dei più folli, per aver buttato all’aria il successo commerciale dei Magazine con una performance (involontariamente) provocatoria a Top of the Pops, poichè incapace di assecondare la farsa televisiva. Era il 1978.

A 27 anni dallo scioglimento, la band annuncia lo scorso agosto cinque date britanniche con formazione originale, ad eccezione della chitarra di John McGeoch (morto nel 2004) ma brillantemente sostituita da quella di Noko (già nei Luxuria con Devoto). La trasferta è praticamente obbligatoria. Il bagarinaggio online e la neve, pure. Ovviamente, il Forum di Kentish Town è sold out, sia oggi che domani. Dopo il garage-wave monocromatico delle Ipso Facto, alle 21.15 in punto, l’Io narrante Devoto, a sipario chiuso, introduce l’esibizione con un prologo a base di british humor: spiega che è stato Dave Formula a convincerlo per la reunion, ma che in realtà “I’m doing this, because there’s this woman I need to impress”. Con ‘The Light Pours Out of Me’, ha inizio lo spettacolo.

Credo di essere visibilmente emozionata, perchè il signore accanto mi guarda e si fa una risata. “Beata gioventù”, avrà pensato (perchè qua dentro siamo in pochi sotto i 30, stasera). Eppure i Magazine sono tutt’altro che vecchi. Devoto trasuda carisma, alla faccia dell’improbabile accostamento giacca rosa & pantaloni alla pescatora che indossa, e dispensa sarcasmo (“We’re still Magazine…and I’m still Adam Faith” dice serissimamente prima di ‘Model Worker’) e sorrisi per tutto lo show. Ma la piece non sarebbe la stessa senza le dita velocissime di Noko (difficile seguirle su ‘Motorcade’ e ‘Because You’re Frightened’). Senza la drammaticità elegante (quasi apocalisse in ‘A Song From Under The Floorboards’) di Dave Formula, nascosto dietro un triplo Hammond. Senza la batteria di John Doyle e il basso – agile o sornione – di Barry Adamson (occhio al curriculum di quest’uomo), colpevole del picco funk della serata con la cover di Sly & The Family Stone ‘Thank You (Fallentinme Be Mice Elf Agin)’. Immancabili ‘Definitive Gaze’, ‘Shot By Both Side’, ‘Rhythm Of Cruelty’ e ‘Permafrost’, quest’ultima da eleggere momento new wave dell’anno. Con la geniale (e storica) cover di ‘I Love You, You Big Dummy’ di Beefheart, si spengono le luci del Forum.

Nonostante tutto sia stato impeccabile e studiato, la nevrosi tagliente del post punk dei cinque di Manchester non è stata affatto intaccata. Sarà per il miscuglio di stati d’animo e generi diversi (la scaletta prevede anche il reggae di ‘This Poison’ e i ¾ di ‘The Great Beautician In The Sky’), ma questa musica suona ancora incredibilmente e misteriosamente attuale. I Magazine si prendono una pioggia di applausi e vanno via. Noi, fuori, prendiamo la neve, sperando che presto un’onda davvero nuova faccia ritorno.

Chiara Colli