M+A @ Circolo degli Artisti [Roma, 10/Gennaio/2014]

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Il primo giorno dell’anno, tornando a casa dopo la classica notte di bagordi, trovammo la strada piena di oggetti: calendari, piatti, bicchieri, rimasugli di fuochi d’artificio e quant’altro. Pensammo che tutti, ognuno a modo loro, avessero usato quella data, nulla più che una convenzione, per premere un metaforico tasto reset e tentare di far ripartire da zero e nel modo migliore la propria vita, un po’ come quando si inizia ad utilizzare un quaderno nuovo e si scrive nelle prime pagine con una calligrafia sempre più accurata rispetto a quella delle successive. Poi, passata la sbornia, ci si rende conto che a ben vedere nulla è cambiato e che l’anno precedente ha lasciato in eredità esattamente gli stessi pensieri e le stesse preoccupazioni che non sarà certo qualche incosciente lancio dal balcone, o qualche brindisi di troppo, a cancellare con un colpo di spugna. Musicalmente parlando, l’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle è stato molto prolifico per la quantità delle uscite discografiche di alto livello, ponendoci di fronte all’imbarazzo della scelta nel momento di creare le immancabili Top 5. Neanche a farlo apposta, tanto per dimostrarci una volta di più che non si può sfuggire alla consequenzialità della vita, il primo concerto a cui assisteremo nel nuovo anno, sarà quello di una delle band italiane rivelazione del 2013. Gli M+A, acronimo che sintetizza il duo forlivese composto da Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli, hanno dovuto attraversare la Manica per trovare qualcuno disposto a scommettere su di loro e sono riusciti a conquistare la fiducia niente meno che della Monotreme Records, l’etichetta che annovera, tra gli altri, i 65daysofstatic nel proprio roster, e con ‘These Days’, arrivato dopo l’interlocutorio album d’esordio, hanno fatto il botto. Basta dare un’occhiata al loro sito per rendersi conto della portata della loro fama internazionale, tra partecipazioni a festival di livello assoluto, ospitate ad inaugurazioni di negozi di abbigliamento londinesi, ma anche edizioni del loro nuovo album preparate appositamente per il mercato giapponese.

Facciamo il nostro esordio annuale al Circolo degli Artisti intorno alle 22:30, dopo esserci sbattuti invano per trovare l’orario di inizio live nella giungla del web, come spesso capita ricca di informazioni più o meno utili, ma incapace di fornire coordinate basilari. Il locale di Via Casilina Vecchia è semivuoto al nostro arrivo, tanto da farci domandare se veramente si tratti di un venerdì o se forse abbiamo confuso il giorno in cui Robert Smith si innamora, con un meno invitante feriale di metà settimana. In realtà siamo semplicemente arrivati troppo presto, visto che la folla inizierà ad infittirsi intorno alle 23. Ci attestiamo in attesa di un segnale di inizio spettacolo all’esterno della sala concerti, dove, mentre onoriamo Bacco, il tabacco e qualche Venere molto terrena, possiamo notare come ogni avventore, appena varcato il cancello d’ingresso del locale, si tuffi letteralmente nella sala dove si tengono i live, con la fretta di chi teme di essersi perso anche solo una canzone dell’unica band che si esibirà nel corso di questa serata. Non avranno di che disperarsi però, visto che la sola cosa che potranno vedere sul palco, fino alle 23:10 circa, saranno gli strumenti degli M+A e un quintetto di piante contenute in altrettanti vasi che lasciano poggiare le proprie foglie su mixer e percussioni. Quando si è spesso in viaggio può capitare che venga un po’ di nostalgia del proprio nido ed allora cosa può esserci di meglio per ricreare l’effetto ‘“orticello di casa propria”? Battute a parte (peraltro non così irresistibili), l’allestimento conferirà un’aura esotica che ben si assocerà con la fresca musica dei romagnoli. Nonostante l’iniziale stupore per l’originale ornamento, non si tratterà per noi di una prima assoluta, in quanto nel nostro lungo peregrinare a scopo concertistico trovammo qualcosa di analogo lo scorso anno, al live dei Dumbo Gets Mad, duo reggiano che oltre a condividere la regione di provenienza con gli M+A, ha dimostrato di avere anche lo stesso pollice verde.

Quando il palco si arricchirà finalmente dei suoi protagonisti, ci accorgeremo che il duo, per assolvere al meglio la pratica del live, è divenuto trio. La presenza del terzo elemento, che si occuperà di batteria e percussioni, dimostrerà sin da subito di essere un valore aggiunto. Insieme a Degli Angioli, altro percussionista, ma sarebbe più onesto dire polistrumentista/factotum, si andrà a posizionare ai lati del cantante Michele Ducci. I tre saranno molto vicini, come una difesa calcistica schierata in modo da non lasciare spazi centrali agli avversari, che comunque non risulteranno pervenuti, visto che i presenti dimostreranno di essere appassionatamente dalla parte degli artisti, acclamandoli e dimenandosi sulle note da loro create, impossibilitati a stare fermi come Kevin Kline nell’epica scena di “In & Out”, ma senza crisi di identità sessuali a giustificare il tutto. La scaletta, composta da dieci brani, ad esclusione dell’encore, sarà suddivisa in due sezioni: la prima, più consistente, darà modo di presentare i brani del più recente lavoro ‘These Days’, mentre la successiva ci darà modo di apprezzare dei brani inediti, già eseguiti in altre tappe del tour, dandoci modo di notare come l’ispirazione non sia venuta meno neanche dopo aver dato in pasto ai fan il nuovo album. ‘Things. Yes’, il primo LP, verrà invece del tutto escluso dalla setlist, dando dimostrazione di aver scelto di non guardare al passato, ma soltanto al brillante presente e ad un futuro che dal poco che si è sentito potrebbe seguirne le impronte. Nell’ora scarsa di set non ci sarà modo di annoiarsi, sia per la varietà della proposta musicale, con il minimo comune denominatore delle commistioni fra generi (dal french touch all’hip hop, passando per la chillwave), dei brani allegri e dal ritmo incalzante, sia per la particolarità degli strumenti utilizzati dai tre sul palco. In ‘Festival’, ad esempio, ci sarà spazio per percussioni di ogni genere che ci faranno immergere in un’atmosfera carnascialesca e ci faranno sembrare di essere per qualche minuto tra i carri allegorici di Rio. Il rapporto tra il frontman ed il pubblico, quello fatto di parole, sarà ridotto invece all’osso, evidentemente per la scelta di lasciare spazio unicamente alla proposta musicale: giusto un rapido ringraziamento al termine di alcuni brani ed una frase in più soltanto dopo il rientro in sala per l’encore, dove il cantante esordirà con umorismo e umiltà dichiarando “siamo sempre noi, quelli di prima”. I due pezzi che verranno proposti come bonus saranno, scelta curiosa, entrambi già stati eseguiti nella scaletta principale: il tormentone ‘When’, proposto con un finale alternativo, e l’inedito ‘Bouncy’, brano che col suo irresistibile groove più ci ha conquistato tra quelli nuovi, con l’uso del vocoder ad affrancarci dall’eventuale monotonia che sarebbe potuta sopraggiungere al secondo ascolto di un brano nel giro di una manciata di minuti. Nel finale ci sarà spazio persino per un fischietto nella bocca di Ducci, sembratoci vocalmente molto simile a Thomas Mars dei Phoenix, ed aggiungiamo che nel gioco dei sosia poteva andargli decisamente peggio. Uno show che convince in pieno quindi, con una band molto a proprio agio ed alla quale se proprio dovessimo sforzarci di trovare una pecca, l’unica sarebbe quella di aver scelto un nome di battaglia non proprio comodissimo per le ricerche in internet. In fondo, al giro di boa del nuovo anno, non è poi così necessario affrettarci a gettare via tutto quello che ci ha lasciato il precedente. Qualcosa di buono, evidentemente, si trova sempre.

Andrea Lucarini