M. Ward @ Circolo degli Artisti [Roma, 28/Giugno/2014]

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“Erano dieci anni che l’aspettavo” ci dice al termine del concerto un uomo sulla quarantina con un marcato accento del sud, mentre attende l’arrivo del suo idolo, del quale tiene in mano l’intera discografia. Tenta di rianimare un vecchio pennarello, con il quale vorrebbe farsi firmare le copertine dei CD, appena Matthew Stephen Ward si sporgerà dal backstage. Ci riuscirà in parte, facendosene siglare soltanto tre, prima che l’inchiostro si esaurisca del tutto, facendolo disperare. Un solo fan in genere non fa testo, ma in questa scenetta c’è l’esempio più puro della devozione del pubblico nei confronti di M. Ward, membro degli She & Him (dove She è l’incantevole Zooey Deschanel) e dei Monster of Folk (Conor Oberst, tra gli altri), nonché collaboratore di artisti del calibro di Cat Power e Beth Orton. Per tutta la durata del concerto, poco più di un’ora, i fan lo guarderanno con quelli che, in tempi di emoticon, possono definirsi occhi a cuore. Siamo partiti dal finale, ma ora mettiamo un po’ d’ordine, tornando al principio. Arriviamo poco dopo le 22 in un Circolo degli Artisti in piena febbre Mondiale, con gli schermi che trasmettono la sorprendente Colombia che straccia il nostro carnefice Uruguay e sono capaci di tenere incollati gli avventori, immobili sulle mattonelle come se avessero della colla sotto le scarpe. Dopo aver scattato mentalmente una fotografia a questo curioso spaccato della società del quale, per puro caso, questa sera non facciamo parte, ci addentriamo nella sala concerti dove troviamo sul palco Gipsy Rufina, moniker di Emiliano Liberali, cantautore folk punk che partito dall’hardcore e successivamente partito per un lungo viaggio in giro per il mondo, ha trovato la sua strada musicale che però non coincide assolutamente con la nostra. In attesa dell’arrivo di M. Ward noteremo molti stranieri, più evidenti visto l’esiguo numero di presenze, conseguenza della grande mole di eventi contemporanei nell’estate romana. Il quarantenne californiano non pubblica un album solista da ormai due anni, ma l’attesa per lui è grande, anche perchè da queste parti non era mai capitato prima d’ora.

Le luci si spengono in sala e dopo pochi secondi tornano ad essere accese, sebbene soffuse. Appare sul palco una figura minuta, con una camicia a quadri ed i capelli arruffati, che si riscalderà con un’introduzione composta da cinque minuti di virtuosismi con una chitarra che sembra essere gigante al cospetto del piccolo cantautore. Il brano è strumentale e gli unici suoni, escludendo quelli da lui prodotti, saranno le urla di eccitazione dei fan. I primi quattro pezzi, tra i quali spiccherà ‘Chinese Translation’, scorreranno piacevoli e veloci, senza nessuna comunicazione con il pubblico. Poi poserà la chitarra e si siederà al piano, sul lato sinistro del palco. Da lì, prima di proporre nuovi brani, deciderà di fare un lungo discorso. Racconterà di aver passato gli ultimi due giorni a Roma, città toccata per la prima volta sia nelle vesti di turista che in quelle di musicista e decisamente apprezzata per la sua magia. Cercherà di far dimenticare a noi abitanti il suo stato di semi-abbandono, ricordandoci quanto dovremmo essere fieri di vivere in una città che è una favola della quale noi siamo i protagonisti. Inizierà a suonare il piano, con una versione di ‘Vincent O’ Brian’ ben diversa da quella studio, ma altrettanto affascinante. Poco dopo catturerà la nostra completa attenzione con uno dei suoi segni distintivi, le cover. La prima sarà ‘The Story of an Artist’ di Daniel Johnston, dedicata a Michelangelo, ammirato dal cantautore nella sua due giorni romana, e a tutti gli artisti presenti in sala e, con ironia, a quelli che sono fuori a vedere la partita. Oltre ad un sorriso ci regalerà anche un’interpretazione molto toccante. Riuscirà a catturare la completa attenzione della platea del Circolo, vista raramente così immersa nel live. Dopo un pezzo allegro al piano, tornerà ad imbracciare la chitarra in maniera particolare, con l’impugnatura in verticale, per un’altra cover, ‘I Get Ideas’ di Louis Armstrong, seguita dai suoi celebri brani ‘Primitive Girl’ e ’Sad, Sad Song’, quest’ultimo uno dei più riusciti dell’intera serata, come sottolineato dall’applausometro che toccherà vette molto alte. Pizzicherà le corde e racconterà storie che svelano il suo amore per la musica del passato e la riproposizione attualizzata della stessa. Al termine di ‘Rave On’, reinterpretazione del brano di Buddy Holly, Ward azionerà un registratore posto sul palco che riprodurrà (o darà ordine di far riprodurre) ad oltranza l’ultimo riff di quel pezzo. Il cantautore potrà così allontanarsi dal palco, lasciando agli spettatori un piacevole intermezzo col quale sollazzarsi prima del suo ritorno. Ci metterà in attesa come una segretaria di un qualsiasi ufficio, ma lo farà con della musica appena registrata dal vivo e di ottima qualità. Rientrerà dopo un paio di minuti, giusto per prendere la chitarra, spegnere la base e suonare la nota conclusiva. A differenza di quanto segnalato dalla scaletta, appesa sul muro alla sua sinistra, non ci sarà tempo per altri quattro brani e la conclusione con una ‘I Wanna Be Sedated’ dei Ramones che ci incuriosiva molto, ma solo per un paio di canzoni che si chiuderanno con una versione di ‘Let’s Dance’ di David Bowie, così stravolta da essere riconoscibile quasi unicamente per il testo. Con armonica a bocca e chitarra ci regalerà un finale da brividi, prima di congedarsi tra l’estasi dei fan. Torniamo alla fine, che poi è l’inizio del nostro report: lo troveremo con una t-shirt grigia, occhiali da vista squadrati e ci sembrerà ancora più piccolo che sul palco, ma circondato dall’affetto di chi aspettava il suo arrivo da molti anni. Non sembrerà possibilista riguardo al ritorno con una delle sue band, ma si dirà felice delle sue vacanze romane. Chissà, magari il fascino della nostra città da favola potrà convincere un grande artista a ritornare presto, nonostante le sue date italiane non ci abbiano dato l’impressione di essere così cruciali per la sua carriera.

Andrea Lucarini

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4 COMMENTS

  1. ciao,
    sono l’uomo sulla quarantina (qualcosa in più a dire il vero..e quindi grazie!) con un marcato accento del sud.
    dannato pennarello!! E comunque, si, erano 10 che l’aspettavo.. Grande concerto!

  2. Grazie Bia! Hai ragione, è stato un peccato anche per lui, dopo un live del genere sarebbe andato tutto sold out.

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