Lydia Lunch @ Circolo Magnolia [Segrate, 31/Marzo/2011]

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Cosa volete di più da una città e da una provincia in decadenza dove le tane per dannati chiudono, riaprono, richiudono sotto la scure di un’amministrazione di centrodestra, faziosa e ‘fa$ista’?? Beh, se non siete soddisfatti ordinate da bere e storditevi perché offro io: ¾ di Gallon Drunk (alterego dei Birthday Party) con l’aggiunta di un’irriverente e super-spiritosa Lydia Lunch. L’artista multimediale, trasformista, la sacerdotessa, la poetessa della sacrosanta no-wave, è in zona per presentare il suo ultimo disco ‘Big Sexy Noise’, accompagnata da James Johnston, Ian White e Terry Edwards. Dopo le numerose collaborazioni con Nick Cave, Einsturzende Neubaten, Thurston Moore, Lou Reed, si dedica di nuovo alla sua produzione personale. Molta gente è arrivata al Magnolia per  assistere a distanza di qualche mese alla sua nuova performance qui a Milano. Molte sono le date italiane che l’attendono. Come sostiene Chris, probabilmente la Lunch ha acquistato un appartamento nel nostro belpaese (gli consiglio vivamente di no, nel caso fosse vero). Aprono i Frances And The Cats, una band niente male che viaggia tra sonorità a volte garage e a volte punk, quindi tocca agli Avvolte, formazione che pare sia stata scelta addirittura dalla Signora in persona. Personalmente non mi convincono in quanto, al di là delle capacità tecniche, ci lasciano con il ricordo di qualcosa di già ascoltato ed abusato.

Ecco quindi Lydia & Co. I quattro salgono sul palco e in un batter d’occhio e ci danno subito dentro esaltando il pubblico stipato nella sala con la lacerante, sporca e blueseggiante ‘Gospel Singer’ su cui Terry Edwards ci esalta con un pezzo di sax insano e folle che molto ricorda quello di Dana Colley (Morphine). Lydia smania, insulta, spergiura e se la prende anche con il tizio delle luci alla fine del terzo pezzo. Le vuole più alte, perché la si possa fotografare o forse perché possa leggere meglio i testi. Non intende comunque nascondersi alle fotocamere e ai telefonini puntati contro di lei come fossero rivoltelle: si mette in posa, si contorce e digrigna i denti, sbarra gli occhi, famelica mentre nel frattempo tracanna un altro whiskey. Poi se la prende con i maschietti e rivolgendosi all’altro sesso sbraita, prima di attaccare ‘Another Man Coming’, “donne questa canzona parla di uno dei modi di usare la vendetta, quando un altro uomo arriva nel vostro letto che è ancora caldo!” (o qualcosa del genere). E’ un animale sedato su ‘I Won’t Leave You Alone’. Ma poi si riprende e tira dritta sino ad un bis con la ‘B’ maiuscola ‘Kill Your Sons’, pezzo scritto assieme a Lou Reed, su cui Terry e James rapiscono la nostra attenzione srotolando un tappeto di feedback e noise rugginoso mentre Lydia recita una hip-poppeggiante litania al vetriolo. Here’s the Lunch!. Il pasto è servito.

Andrea Rocca

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