Lust For Youth @ Bar del Fico [Roma, 11/Novembre/2013]

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C’è un posto a Roma, non lontano da piazza Navona, che porta il simpatico nome di Bar del Fico. Al suo interno, oltre ad una specie di pub anche un ristorante serra, con al centro (neanche a farlo apposta) una pianta di fico, tutt’intorno ampie pareti verdi adornate da antichi vestiti fine 1800 appiccicati qua e là e in fondo alla sala un piccolo palchetto, stile teatrino delle marionette, illuminato da piccole lucette bianche. Location ideale dunque per aspettarsi una performance unplugged di un Vinicio Capossela, piuttosto che di un Alessandro Mannarino o se volessimo spaziare su qualcosa di internazionale verrebbe da pensare ad un Devendra Banhart. Ma invece no, niente di tutto questo, perchè è proprio in questo ambient così neo-romantico, a tratti vintage-gitano, che si è esibito uno dei duetti più cold e synth-driven del momento i Lust For Youth. Per chi non sapesse, ricordiamo che “lust for youth” è un’ espressione anglofona per intendere più o meno un ardente e continuo desiderio di giovinezza, ma in questa sede non ci domanderemo perché questi due ragazzi svedesi abbiamo deciso di chiamarsi proprio così, visto che, dopo averli visti dal vivo, quello che viene da chiedersi in primis è se i due insieme arrivino a fare 30 anni, oppure abbiano stretto un patto con il diavolo per restare simili a due quindicenni. Dunque giovanissimi e sbarbatelli, Nike ai piedi, tatuaggi un po’ ovunque, orologio digitale simil-oro Casio al polso – come la buona etichetta hipster comanda -, visi un po’ smarriti e berretto di lana nero tipo pescatore dei mari del Nord per il più biondo ai synth (Loke Rahbek) .

Sul palchetto delle marionette i due però sembrano starci arcibene: in fondo la scena per quanto piccola sembra essere proprio costruita su misura per loro, e il contrasto tra lo scenario caldo e accogliente e la loro cold wave attitude potrebbe in fin dei conti risultare anche vincente se non fosse per la più cupa e amara delle delusioni provate già solo alla prima vibrazione di synth lanciata nell’aria.  Certo non si può bacchettare sull’acustica del luogo, né tantomeno sulla strumentazione messa a disposizione visto che – ed è bene sottolinearlo – il concerto in questione era completamente gratuito, ma sulla voce di lui, per la precisione Hannes Norrvide c’è purtroppo molto da ridire. Per chi abbia avuto già modo di ascoltare alcuni pezzi del nuovo album ‘Perfect View’, come ‘Breaking the Silence’, ‘Another day’ o la stessa ‘Perfect View’, bene si rimanda e si raccomanda il solo ascolto su supporto Mp3 e per tutti gli altri si sconsiglia vivamente qualsiasi ascolto in live se non ci si vuole sentire veramente smarriti e fronte a qualcosa di musicalmente brutto. Piange il cuore ad essere così spietati ma i live report richiedono obiettività critica e  attinenza massima alla realtà dei fatti e la realtà è che Hannes Norrvide e Loke Rahbek, ovvero i nostri Lust For Youth hanno fatto veramente un terno a lotto nell’essere prodotti da una signora madre etichetta come la newyorkese Sacred Bones. E il miracolo che è in grado di operare un’ottima etichetta unita ad un’eccellente produzione con i Lust For Youth è un dato acusticamente tangibile, chiaro ed evidente. Non per questo ci asteniamo dall’augurare ai due giovani Dorian Gray svedesi il migliore dei successi discografici e di arrivare a guadagnare tanti soldi (in fondo potrebbero sempre investirli per finanziarsi percorsi di studio alternativi alla musica), ma una silenziosa preghiera si leva dal profondo dei cuori di tutti coloro che amano la buon sound: vi prego ragazzi lasciate perdere i live e non distruggete quello che su CD risulta cosi perfetto.

Daniela Masella

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