Lush Rimbaud @ Sinister Noise Club [Roma, 30/Dicembre/2007]

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Ultimo concerto dell’anno. Ultima serata del 2007 in mezzo alla musica, tanto per non perdere il vizio. Ultima corvée con gli anconetani Lush Rimbaud. Il disco è stata una delle cose che più ho continuato ad ascoltare per tutto il 2007 apprezzandone ogni volta la grande varietà di suoni prodotti dal trio.

Ad aprire il movimento al Sinister Noise Club ci sono i romani Do Not Cross The Railway Lines che ospitano nella line up vari personaggi tra cui anche il sassofonista dei Thrangh e, in seguito, il chitarrista dei Dispositivo Per Il Lancio Obliquo Di Una Sferetta. Strano modo di concepire la musica però. Apprezziamo molto il primo brano dove c’è solo musica. Un pezzo molto lungo di noise indefinito, dove gli strumenti vengono lasciati liberi e tutto fila liscio. Potenti e pesanti. Tutto fa ben sperare. Poi il nulla. I successivi pezzi volevano provocare ma hanno finito solo per produrre noia. Prima un individuo sale sul palco facendo finta di telefonare e rimarrà lì per tutta la durata della canzone incitato dagli amici sotto palco a fare scemenze. Il pubblico ride, io rimango perplesso. Poi sale una coppia di cantanti. Lei vestita sexy, lui meno. Mentre il brano va avanti i due figuri sul palco si alternano nella doppia veste di cantante/intrattenitore raccontando storie, condite da frizzi e lazzi vari. Ridono, gli altri. Segue lancio indigesto di svastiche. Una gran provocazione proprio, quasi ho avuto paura. Come quando il tastierista si mette a fumare sul palco una sigaretta. E giù risate di nuovo. La musica ci sarebbe pure, il resto non lo capisco proprio. Forse non avrò senso dell’umorismo. Ma Zappa è lontano anni luce.

I Lush Rimbaud sono di tutt’altra pasta. Si presentano sul palco con delle maschere subacque e mi fanno venire una vertigine. La paura è di assistere ad un’altra carnevalata come sopra. Invece no. Basta l’attacco di ‘Flesh Elevator’, ultimo spaziale brano del loro disco ‘Action From The Basement’ a far tirare un sospiro di sollievo. Il gruppo inizia a suonare e non si fermerà più. Sospinti da un batterista davvero preciso, lasciano intravedere le loro potenzialità. Un misto tra stoner ed elettronica, garage ed elettro punk, ecco la loro musica. Il concerto è piacevole, non ci sono sbavature, piacciono e molto. Non saprei neanche perchè. Sarà per i brani tirati avanti senza variare ripetendo lo stesso riff molte volte, sarà per la potenza che ti squaglia il cervello, sarà perchè non parlano, sarà per… non so. Anche Lester Bangs, facciamoci coraggio, si è arreso ogni tanto a parlare di “non so che” e ne ha fatto qualche volta un connotato positivo. Contentatevi di questa approssimazione provvisoria del vostro “giornalista” con la promessa che dovrò trovare di meglio la prossima volta, sia chiaro. Concerto assolutamente positivo e altra formazione da aggiungere alla lunga lista delle band italiane che “suonano”.

Dante Natale

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