Louis Sclavis's Big Slam Napoli @ La Palma [Roma, 14/Giugno/2007]

456

Louis Sclavis è un fenomeno e poco tempo fa già ne avevo elogiato le doti artistiche e tecniche su queste pagine nerdiche dopo un suo concerto di solo. Oggi invece è arrivato il momento di descriverne le doti compositive… piccola anticipazione: stupefacenti!!! La serata prevede il quartetto base, quello dell’ottimo disco “Napoli’s Walls” [ECM, 2004], formato ovviamente dal maestro Sclavis ai clarinetti e sax soprano con Vincent Courtois (violoncello), Médéric Collignon (cornetta, electronics e voce) e Hasse Poulsen (chitarra); al gruppo si sono poi aggiunti Paul Brousseau (tastiere), Dgiz (rap) e François Merville (batteria) per formare la “Big Slam Napoli”. L’idea di “Napoli’s Walls” nasce da uno studio su i dipinti di Ernest Pignon-Ernest, realizzati appunto sui muri della città partenopea tra il 1987-1995, raffiguranti gli eventi, talvolta drammatici, che hanno portato questa città ad essere oggi il risultato di continue sovrapposizioni e ibridazioni etnico culturali. La realizzazione musicale è quindi una fusione totale dei generi e degli stili che negli anni hanno coinvolto questa città, e Napoli rappresenta notoriamente un ampio mosaico di musiche ed influenze mediorientali, europee e statunitensi. I sette salgono sul palco, ringraziano per l’ottima cucina (se lo dicono i francesi sarà da provare!) e si comincia. Il primo pezzo inizia con una base elettro/acustica su cui si alternano i fraseggi rap improvvisati di Dgiz alle melodie di ispirazione mediterranea di sax e cornetta, ma piano piano la musica si trasforma preannunciando l’andamento di questa serata musicale… quella eseguita dall’ensemble non è musica tradizionale o jazz o fusion, non è il solito susseguirsi di situazioni musicali, piuttosto è un qualcosa di indefinito, un corpo fluttuante e trasversale ai generi, che prende, con estrema fluidità, la forma del jazz, dell’hip hop, del folk senza però identificarli a pieno, ma lambendoli per poi cambiare rotta. Finisce il primo pezzo ed è subito grande entusiasmo. Ora si parte con del rumorismo, la commistione di suoni elettronici ed acustici è perfetta, la fase avanguardista si evolve in un qualcosa di simil jazz rock, bruciano gli assoli di clarinetto e cornetta… poi si ritorna a quelle melodie alla pulcinella, sulle quali il rapper improvvisa con estrema disinvoltura (peccato che io non conosca il francese). Il concerto è così un susseguirsi di stili, di colori e di immagini, talvolta un ragtime si evolve in folk/hip hop, talvolta il folk prende la forma di una fusion dai sapori davisiani… i sette sono in sintonia perfetta e le sorprese non finiscono, dalla fine di un solo rap nasce anche un pezzo dai richiami hard rock! Gli assoli di Sclavis sono soprannaturali, spettacolare il momento in cui Collignon improvvisa con la voce, straordinarie le trovate del chitarrista, che suona l’acustica anche con l’archetto… odiosa la donna accanto a me in trance per il morso di una tarantola… non scherzo… non ho mai visto qualcuno muoversi in quella maniera… potere della musica, e che musica!! Il pubblico alla fine è esaltato e non smette di applaudire, riuscendo così a strappare anche il tris. Lode a Louis Sclavis e alla sua Big Slam Napoli!

Gabriele Mengoli

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here