Local Natives @ Circolo degli Artisti [Roma, 9/Febbraio/2010]

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Il circo mediatico dell’alt rock, si sa, ha il difetto di accelerare vita e morte di centinaia di giovani band ogni anno. La ricerca per la next big thing è dissennata, così come compulsivo lo slancio ad etichettare come “passata” una sonorità, o un trend musicale, affermatasi appena 12 mesi prima. E 12 mesi fa – e anche questa è cosa nota – s’è fatto un gran parlare di Grizzly Bear. E di Dirty Projectors da Brooklyn con furore. Con una scusa del genere, c’è anche chi ci ha vinto un grammy. Il fardello – inevitabile – ricade sulle spalle di questi cinque giovincelli installatisi sulla West Coast, stavolta, che stasera sono qui a presentare i brani di ‘Gorilla Manor’, l’ultimo grande album del 2009 – a detta di alcuni – o, più probabilmente il primo caso “di peso” del 2010, visto che la French Kiss l’ha proprio ribatezzato al “grande” pubblico in questo primo scorcio di nuovo anno.

Per un martedì sera, per di più fastidiosamente piovoso, c’è una gran ressa al Circolo. Molti sono qui per vedere se gli sbarbatelli di cui sopra cadranno sotto il fardello della prima prova italica, alcuni per presenzialismo, la maggior parte – si spera – per godersi un bel concerto. E il concerto è subito teso e solido, come la line-up del gruppo che si schiera in prima fila con al centro il vocalist baffuto e chitarrato di Taylor Rice e il polistrumentista Kelcey Ayer che, ad ogni nota, afferma il suo ruolo decisivo all’interno degli equilibri della band. Con una mano lascia andare saette o arpeggi dal suo Moog, con l’altra infastidisce un tom bello grosso, con cui sottolinea o intensifica la ritmica della band; con la voce, infine, ispessisce il suono e crea i vocalizzi su cui, spesso, si arrampicano le armonie dei Local Natives. Sono proprio questi vocalizzi – e le sofisticate scelte stilistiche – ad aver meritato ai ragazzi di Silver Lake l’accostamento con i grandi protagonisti del 2009. In realtà, la premiata ditta Rice&Ayer&co. (che a dirla così sembrano più i benemeriti partner di qualche impomata studio legale londinese) è meno pindarica e più muscolare dei Dirty Projectors, meno eterea e più diretta dei Grizzly Bear. Sul palco, nonostante qualche sbavatura proprio sui toni più alti delle armonie vocali, riescono a mettere insieme un suono compatto, eppure sfaccettato, misurato ma pulsante, studiato nei dettagli eppure libero alle re-interpretazioni e alle piccole variazioni sul tema.

L’alternanza costante tra i membri del gruppo, che si scambiano agevolmente il posto alle chitarre, alle percussioni “di rinforzo”, alle tastiere e – soprattutto – alle voci, arricchisce il suono. E ogni piccolo errore, una leggera mancanza di fiato a tener le note più lunghe, si perdona con grande facilità quando esplodono letteralmente, accompagnate dai cori e dai battiti delle mani, canzoni come ‘Warning Sign’, una cavalcata sonica, in cui l’eredità psichedelica si tuffa in una ritmica garage per ritornare agevolmente a un coro quasi marziale. Tenuta verso la fine del set, ‘Airplanes’ è accolta da un boato sin dai primi accordi di piano: le persone la cantano, con foga quasi, nel ritornello; persino dei cellulari si alzano cercando di sconfiggere il maligno campo magnetico che avvolge il Circolo. Un battito di mani accompagna in crescendo la canzone che è già classico di questo 2010. I ragazzi sul palco, commossi, ringraziano, non aspettandosi neanche loro probabilmente un riscontro d’affetto e un genuino interesse per la loro musica così “giovane”. Mettono insieme davanti al pubblico sempre più coinvolto tutti gli episodi di ‘Gorilla Manor’, si concedono e concedono chiacchiere a tutti gli astanti, autografano e ridono. È un piacere cogliere questi gruppi, così freschi ancora, con la voglia intatta di raccontarsi e pronti persino a saltare su una macchina e guidare fino a Madrid il giorno successivo. Uscendo, captiamo la voce del fautore della serata, che parla di “concerto del mese”. Cosa reale, probabilmente. Alla faccia di quei – pochi – che s’aspettavano gli sbarbatelli cadere sotto il peso di una fama precoce.

Chiara Fracassi

5 COMMENTS

  1. Il secondo gruppo spalla, di cui non ho capito il nome, hanno fatto una mezz’ora più che decente. Molto molto buoni.

  2. complimenti per la recensione mi trovo pienamente d accordo…un gran concerto quello dei LN,ma vorrei ringraziare anche dante e marco per aver apprezzato la nostra apertura:)
    gianluca
    sadside project

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