Lo Stato Sociale + Fine Before You Came + I Fasti @ Spazio 211 [Torino, 8/Luglio/2012]

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Se  pensate che io non sappia contare sbagliate di grosso. Passo dal day #1 al day#4 non per salti spazi temporali ma per altri avvenimenti personali. Vi siete persi solo una recensione dei Tre Allegri Ragazzi Morti (day#2) e dei Linea77 (day#3), che potrete trovare agilmente da qualche altra parte. C’è Spaziale la domenica.
 Potrei quasi intitolarla così questa parte di report, citando i Fine Before You Came, veri operai della musica indipendente italiana. Tanta sostanza, sudore, rabbia gridata al cielo e vestiti lacerati. Come succede di questi tempi l’operaio “perde” rispetto al contesto in cui viene inserito. Mi spiazza e non poco, la scelta di far suonare come headliner della serata Lo Stato Sociale. In termini calcistici Stato 1 – Operai 0. Ma è veramente così? Tutto il contrario.

Nel post concerto Jacopo mi racconta di come è riuscito a prendere treni al volo per esserci, per suonare questa sera. La maglietta strappata a fine concerto è un gesto liberatorio e catartico. Con un giusto mix tra ‘Sfortuna’ e ‘Ormai’ il set dei FBYC è sempre più ruvido e tirato; la cassa entra nelle costole senza chiedere il permesso e le chitarre sembrano lame che lambiscono le orecchie; anche quando una corda si spezza e la chitarra di riserva non suona a dovere. E’ l’intensità che appaga. Un’intensità senza barriere, quelle che Jacopo chiede con insistenza di lasciar libere di scavalcare al servizio di sicurezza. Permesso accordato e sotto al palco si materializza l’elemento in più, che urla a squarciagola ogni singola parola. La chiusura affidata a ‘Lista’ è un vero e proprio toro che prepara la carica per poi rilasciare tutta la violenza attraverso le chitarre per poi rimanere senza voce. [Granitici]

E’ stata una settimana in cui Lo Stato Sociale ha fatto parlare di sé: nel bene e nel male. Un video spinto dal web proprio nella settimana che precede il live a sPAZIALE e le masse si dividono. Si va da termini come “geniali” a veri e propri insulti. In cuor mio penso che per parlare bene o male di un gruppo sia cosa buona e giusta vedere come se la cava sul palco. Riassumendo, questo è stato il concerto di prova personale per Lo Stato Sociale. E non è andata così bene.
 Forti del pubblico tutto dalla loro parte (il doppio se non di più rispetto ai Fbyc), le canzoni de Lo Stato Sociale appaiono come una massa indefinita di drum machine, synth, chitarre scordate, basso e testi declamati con una velocità tale da riuscire a comprendere ben poche parole. Aggiungete una presenza scenica piuttosto particolare che comprende un gesticolare quasi nevrotico e fastidioso, atteggiamenti finto punk (anche un crowdsurfing…) e in conclusione un vero e proprio balletto in stile villaggio vacanze. Il nuovo inno generazionale ‘Sono così Indie’ (a questo punto vincitore morale di un’edizione fantasma del Festivalbar 2012) è a tutti gli effetti e da tutti i punti di vista lapidario. Nel senso di lapide. Il punto è: erano proprio necessari? [Indigesti]

Piccola nota a fondo per un gruppo tutt’altro che nuovo nel panorama musicale torinese: I Fasti, nati da quel che resta dei Seminole, storico gruppo indipendente dedito al DIY spinto, hanno il retrogusto di un wall of sound mogwaiano con l’aggiunta di testi declamati e mai banali (scuola Massimo Volume). 
Cosa rara di questi tempi.

Andrea Sassano

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