Lisa Gerrard @ Teatro Ambra Jovinelli [Roma, 6/Novembre/2007]

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Credo che questo sia definitivamente l’evento del 2007. Lisa Gerrard a Roma, dopo tante preghiere e tante grazie chieste in tutti i santuari della città. Un evento che personalmente aspettavo da anni. Molti estimatori dell’artista avevano già avuto il piacere di vederla nella sua scorsa data milanese, tanti altri ancora hanno colto già l’occasione di ascoltare la sua voce celestiale con i Dead Can Dance nel 2005, sempre a Milano. Ma il teatro era comunque pieno. E di un pubblico assai eterogeneo, persone di varie età, estimatori della sua carriera solista e dei gloriosi trascorsi accanto a Brendan Perry, distinti signori e stupende capigliature corvine cotonate.

Appena seduta nel mio posto in balconata non riesco a stare ferma e tranquilla, come se stessi per assistere ad un evento sovrannaturale. E l’evento sovrannaturale si palesa davanti ai miei occhi vestito di bianco come un angelo: Lisa attraversa il palco come una dea e alla prima nota vibrata dalle sue corde vocali, già la commozione è troppo forte per essere trattenuta. Apertura del concerto con “Now We Are Free” tratto dalla colonna sonora de “Il Gladiatore”: c’era da aspettarselo. Un omaggio alla nostra storia antica e ad un pubblico di più recente acquisizione, che forse la conosce principalmente per questo suo successo. Ma non facciamo tanto gli schizzinosi: la sua voce è sublime, l’omaggio è sincero, il pubblico ascolta in religioso silenzio, commosso. Effettivamente sembra di assistere ad un fatto di fede, impressione che ho potuto confrontare poi anche con altri presenti a quella indimenticabile serata. La voce di Lisa ci ha realmente unito nella stessa commozione, in una sorta di rito senza tempo che ci ha reso realmente partecipi di rivelazioni profonde, universali nel tempo e nello spazio proprio in virtù del fatto che provenivano dalla parte più intima di noi stessi, da quel nucleo indissolubile ed ancestrale che ci rende tutti partecipi del genere umano.

Non è affatto esagerato palare in questi termini dell’arte di Lisa Gerrard, capace, come solo i grandi artisti, di colpire profondamente e indelebilmente ognuno di noi. Durante la sublime performance, mentre si susseguivano brani sia dal suo utlimo album “The Silver Tree”, a cui il tour è dedicato, ed altri del suo grande repertorio, da “Immortal Memory”, a “Duality”, toccando anche “Into The Labirynth” con “Yulunga”, le immagini che venivano alla mente erano senza tempo, parlavano di natura incontaminata, di affetti presenti e di amici che non sono più fra noi. Senza tempo e senza spazio la voce della Gerrard, che mescola sapientemente tecniche di canto differenti, dalla lirica al canto medioevale, dalle influenze balcaniche ed arabe, fino al trip hop nell’ultima sua creazione, a mio avviso vicina alle atmosfere di Beth Gibbons. Al termine di questa incredibile performance, con tanto di cambio d’abito a metà serata, da vera stella del palcoscenico, vengono presentati i musicisti che l’hanno accompagnata per l’occasione, al piano, ai synth e al laptop, più un amico fac-totum che, ricorda affabilmente Lisa sul palco, si è preso cura anche dei figli dell’artista, ha realizzato i suoi abiti ed ha cucinato per tutti, oltre a realizzare i cori durante il concerto. Un piccolo aneddoto per citare la naturalezza e la simpatia di cotanta donna: al suo arrivo sul palco, appena preso il microfono, abbiamo visto un oggetto incastrato sull’asta, cadere a terra. Dopo il rientro sul palco per il bis, Lisa guarda l’oggetto in questione e ci dice che ce lo deve proprio mostrare: si tratta di un coltello finto, di quelli usati durante le rappresentazioni teatrali. Lisa scherza un po’ con la gente, chiedendo chi ha messo quell’arnese sul palco, e ci rendiamo conto che l’angelo è veramente una donna a tutti gli effetti, capace di interagire dolcemente e ironicamente con il pubblico in adorazione. Il primo bis che ci dedica è un regalo quantomai gradito: “The Host Of Seraphim”, un brano da “Serpent’s Egg”, capolavoro dei Dead Can Dance. Il brano viene presentato da Lisa come una preghiera per il nostro pianeta in graduale distruzione, per le specie animali che via via si estinguono e per le gravi conseguenze degli sconvolgimenti ambientali dovuti all’inquinamento. La commozione è veramente fortissima. All’uscita da questo evento che è stato sicuramente più di un semplice concerto, ho visto tanti occhi rossi e tante persone raggianti, ho parlato con qualcuno e tutti si sentivano sollevati, cambiati, totalmente rinnovati attraverso questa magica catarsi che l’artista di Melbourne è riuscita a mettere in atto con la sua arte. Alla fine ho provato ad andare a salutarla con qualche altro spettatore, ma non ce l’ho fatta ad avvicinarla, ciò che doveva avvenire in merito alla comunicazione fra noi, era già ampliamente avvenuto durante il concerto e dire un semplcie “grazie” mi sembrava ben poca cosa, rispetto a ciò che la sua musica ha suscitato in me. Anche a contatto con i fan, manco a dirlo, si è rivelata simpatica, gentilissima, disponibile. Ricorderò questo giorno per il resto della mia vita.

Simona Ferrucci

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