Liars @ Init [Roma, 13/Maggio/2010]

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Un ghigno tra il malefico e il divertito mentre con un movimento rapido preme uno dei suoi aggeggi in chiusura di un pezzo. Ecco l’istantanea che mi resterà di questo magnifico show dei Liars, band che attendevo di rivedere su un palco da tre anni, memore di un entusiasmante show al Circolo nel 2006 e di un altro concerto “solo” bello all’Init nel 2007. E stasera i Bugiardi tornano nel luogo dell’ultimo misfatto e la coda all’ingresso, abbastanza inusuale, la dice lunga riguardo all’attesa per questo “evento”.

Mi piazzo sotto al palco e, intorno alle 22,30 circa, s’inizia con i Fol Chen, band californiana che accompagna i Liars in questo tour: di rosso vestiti, non sembrano proprio alle prime armi, l’aggettivo che userei per descriverli è “divertenti”. Ma non risultano particolarmente interessanti: se da un lato si lanciano in cavalcate soniche al limite col punk funk fino anche all’uso della tromba, dall’altro spesso risultano noiosi per gli stop o le intro seguiti da nenie vocali del chitarrista (peraltro lì lì per cantar in falsetto) e della tastierista, accompagnati solo da chitarra o solo tastiera o solo battito di mani… Di contro, nei segmenti più movimentati, spesso spicca troppo la batteria, basica e tribale, perfino troppo. Dò loro atto che mi hanno comunque fatto muovere un po’ e un applauso non si nega a nessuno.

Dieci minuti per cambiar strumentazione ed ecco salir sul palco Julian Gross e Aaron Hemphill. Restano sul palco anche il cantante/chitarrista e il bassista dei Fol Chen, per stasera i Bugiardi da tre diventano cinque.  S’intende considerando anche lui, Angus Andrew, t-shirt nera, pantaloni neri e scarpe nere, accolto da un boato, solito, grandioso istrione, tra balletti scatenati, movenze da schizzato e taniche di sudore che riverserà letteralmente sul palco e sulle prime file, me compreso.

L’inizio è poderoso, con ‘A Visit From Drum’ che non può non rimandare al già citato show del 2006 e al magnifico ‘Drum Is Not Dead’ e che mette in risalto, ovviamente, il drumming di Julian. E’ il tour di ‘Sisterworld’, per chi scrive disco davvero ottimo, e saranno comprensibilmente i pezzi tratti da questo disco a far la parte del leone: non si può non apprezzare la follia delle nuove ‘Scissor’e ‘Scarecrows On A Killer Slant’, che fan saltare il pubblico che ormai affolla la sala come un sol uomo e surriscaldano l’atmosfera, così come le più rilassate e oscure ‘No Barrier Fun’ e ‘Here Come All The People’ con cui si possono apprezzare appieno le trame sonore della band, ispessite, per l’occasione, dalla presenza degli altri due strumentisti. Angus pare contento quando il pubblico lo accompagna con un coro su ‘Sailing To Byzantium’, grande entuasiasmo per ‘Plaster Caster Of Everything’ e per l’immancabile ‘We Fenced Other Gardens With The Bones Of Our Own’ e il suo mantrico ritornello ‘Fly! Fly! The Devil’s In Your Eye Shoot! Shoot!’ e via fino alla chiusura con ‘Proud Evolution’, più che efficace per apprezzare lo stile di Aaron e la sue invenzioni alla chitarra.

E’ troppo poco per il pubblico dell’Init e i Liars tornano sul palco, stavolta in trio. O meglio: “Qualcuno di voi ha mai partecipato a un “threesome”?” (*se non sapete di cosa si tratta, c’è sempre Google! nda) chiede Angus. Sorride e risponde da solo di esser “fiero di far parte di un “threesome” proprio qui, adesso!”. E infilano ‘Be Quiet Mr. Heart Attack!’ e ‘Broken Witch’: “I, I am the boy, she, she is the girl, he, he is the bear…” e tutti noi all’Init una massa di voyeurs entusiasti di questo godurioso threesome chiamato Liars.

Piero Apruzzese

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