Liars @ Circolo degli Artisti [Roma, 27/Maggio/2013]

578

Aspettavo da tempo di vedere i Liars dal vivo. La band di New York, formata da Angus Andrew, Aaron Hemphil e Julian Gross, è uno di quei pochi ensemble che può dirsi completamente fuori dai recinti musicali, una band capace in modo costante di sorprendere muovendosi sempre in modo imprevedibile, in un incredibile percorso che li ha portati dall’aspro funk-punk dell’eccellente esordio, agli astrattismi del loro capolavoro ‘Drum’s Not Dead’, sino a quella sorta di bislacco concept che era ‘Sisterworld’. Questo ultimo tour invece è dedicato alla loro ultima creatura, datata giugno 2012, ‘WIXIW’, ennesimo colpo di magia, nato dall’isolamento dei tre in una casetta fra le montagne losangeline. L’album prende in mano il synth-pop – forse uno dei generi più fruttuosi in ambito revival – e lo sovraccarica di fragilità umane, ricordando in alcuni episodi il lavoro elettronico dei Radiohead; è impressionante come dal vivo l’eccezionale Angus Andrew riesca ad avvicinarsi alla timbrica di Thom Yorke, pur avendo una voce completamente differente. Ma andiamo per ordine.

Arrivo puntualissimo (o quasi) sul luogo del concerto, e tanto per cambiare mi ritrovo a non comprendere minimamente la logica secondo la quale un concerto comincia puntuale o no. Sta di fatto che alle 21.50 sono pochissimi gli accorsi al Circolo degli Artisti – complice anche la contemporanea performance dei Dinosaur Jr. al Blackout – e il live non comincerà prima di un’ora. Speso il tempo nella zona esterna del club, rientro e con sorpresa il posto si è riempito a sufficienza, nonostante le mie scarse aspettative, dimostrazione del passaparola creatosi sui leggendari live dei Liars. Vista la strumentazione presente sul palco è subito chiaro che la band si dedicherà al materiale dell’ultimo album. Il concerto conferma la maestosa tenuta del palco di Angus Andrew, vero e proprio mattatore della serata, anche se non si dimena incessantemente con quel fare un po’ Iggy Pop e un po’ Mick Jagger che l’ha reso celebre. La band infatti tiene il pubblico con gli occhi incollati al palco, pur non dando prova di essere in condizione di scatenare il delirio, eccezion fatta per qualche sparuto episodio. Insomma, più una prova da band navigata e con un gran mestiere che un live incendiario. In parte la ragione di questa impressione è il mio legame con i pezzi in cui Aaron Hemphil imbraccia la chitarra, momento che arriva solo nei richiestissimi bis. Forse influenzata dall’isolamento a cui si son forzati durante la registrazione del disco, la band pare aver perso parte della sua carica on-stage, ho avuto anche l’impressione che non abbiano suonato moltissimo ma di questo non posso esserne certo, non avendo controllato l’orologio. Consiglio comunque a tutti l’esperienza, perché di band così dal vivo se ne vedono veramente poche.

Luigi Costanzo

1 COMMENT

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here