Lester Greenowsky + The Classmates + Operazione San Gennaro @ Al Vecchio Son [Bologna, 13/Gennaio/2018]

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La sintetizzo così. In Europa uno come Lester Greenowsky non c’è. Facile facile. E potrei chiudere qui. Ma devo raccontarlo. Devo raccontare ancora una volta cosa vuol dire andare a vedere questo 35enne modenese che da quasi 20 anni si spacca sui palchi del vecchio Continente. Chi cazzo è Lester, si chiederanno i più distratti. Dopo l’esperienza con i suoi Landslide Ladies, ha avviato la carriera solista e suona ormai da anni con Honest John Plain (cantante dei The Boys) e con i Crybabies. Si è caricato qualche anno fa Ritchie Ramone per 18 date fuori confine e nel 2017 è salito sul palco degli Offspring ad aprire un loro concerto. E sti cazzi direte voi. Lo so, ma era solo per dare qualche coordinata biografica. Continua a pubblicare dischi, EP, oltre a collaborazioni senza freno. “Ho 37 brani pronti per i prossimi dischi” mi dice. E non ha mai sbagliato una canzone, come faccia non lo so. Sembra tutto facile quando lo senti. Per trovare il Vecchio Son mi perdo un po’. Non c’ero mai stato ed è difficile in effetti stanarlo. Zero indicazioni, nascosto in un sottoscala in un edificio in mezzo a un piccolo giardinetto di fronte un asilo. Mi aiutano dei forestieri che ciondolano da quelle parti. Alla fine scopro che è la sala prove dei The Classmates ma anche dei Nabat (respect). E’ qui che si tiene il concerto. Il bar è un frigorifero verde scuro degli anni ’80. La scelta è tra acqua, Peroni in lattina da 33 e una Weiss non identificata. Vista la scarsa promozione dell’evento, a malapena trovato per caso su Facebook, pensavo di trovare una dozzina di persone e invece, bontà del passaparola e degli oscuri messaggeri del punk rock, ci saranno quasi 100 unità tra cui svetta il buon vecchio Robertò che 15 giorni fa ha dato l’addio ad Hellnation. Partono gli Operazione San Gennaro ma sinceramente non mi lasciano nessuna (buona) impressione. Punk ruvido, voce cartavetrata ma con dei suoni terrificanti e poco da dire. Però l’impatto e l’irruenza c’è tutto. Fuori una ragazza dice alla su amica “bravi ohè, mi ricordavano gli Husker Du, vero?”. Oh, forse mi son rincoglionito io, che ne sai. Che Lester suonasse con i The Classmates mi è subito sembrata una cosa bella e giusta perchè il loro ultimo disco è veramente una bomba punk/power pop. Sul palco i ragazzi dicono il fatto loro. Canzoni, personalità, irriverenza. Figli sonori dei The Briefs, Cute Lepers alternano voce femminile e maschile. Suggerisco solo una maggior presenza scenica della bassista. Un po’ inchiodata. Per il resto, come mi avevano convinto sul disco a livello di songwriting mi hanno straconvinto sul palco.

L’atmosfera è bella per carità. Tutti assieme e stipati sembriamo una falange romana, incitiamo la band levando al cielo le lattine di Peroni ma visto che il soffitto lo si tocca alzando una mano e vista la libertà concessa nel fumare l’aria è irrespirabile. Lester è in formazione a cinque e che lui sia un figo della Madonna lo si capisce subito appena sale sul palco. Giubbotto nero, occhiali da sole, maglietta di Alice Cooper. Chiunque, ripeto chiunque, vestito così, in un contesto del genere farebbe la figura dello scemo. Pure Alice Cooper stesso. Lui no. Magnetico e irriverente come nessun altro attacca con “Let’s Get Fucked Up Tonight” e in un istante si vede tutto il locale inchiodato incredulo per il riff, per i suoni, per il ritornello così facile da cantare, per il suo carisma e poi come sempre dopo il primo brano iniziano a cantare e ballare come se conoscessero ogni nota. Che abbia di fronte 10.000 persone come con gli Offspring o i 100 scarsi di oggi lui non cambia di una virgola. Macchina da palco, salta, balla, boccacce, teatralità. Capisci che è innamorato dei suoi dischi, dei suoi ritornelli (“I Dont Wanna” la cantano tutti in un attimo). “Pussy” e “Still There” sono pezzi rock and roll che gli invidio troppo. Io e anche il pubblico. La sua band farebbe invidia a tutte quelle carcasse che girano per l’Europa cercando di racimolare soldi tra i nostalgici, spaccherebbe il culo anche ai Backyard Babies, anzi no, glielo hanno già spaccato di recente facendogli da spalla, senza pettinarsi però da scemi come Dregen. Il pubblico vuole il bis e Lester glielo concede con un’altra sciabolata gonfiata con suoni punk/blues/glam. Classe, fantasia, bellezza = Lester Greenowsky e la sua band.

Dante Natale