Les Photonics @ Metaverso [Roma, 4/Novembre/2006]

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E’ il solito sabato qualunque arricchito da due fattori esterni che alla fine della nottata si rivelaranno determinanti: il freddo polare e i casertani Les Photonics. La location è quella testaccina dell’accogliente Metaverso. Un piccolo club ideale per una grande serata. C’è voglia di musica sotterranea. Voglia di farsi sorprendere. Voglia di tepore. Per l’occasione si ricompone la coppia’n’roll che ha in Aguirre la solita testa d’ariete. Seppur stanchi e strafatti di piadina attendiamo pazienti. Mentre nel locale scorrono splendidi filmati sixties dello storico Ed Sullivan Show. Rimaniamo incantati e rapiti davanti all’eleganza e alla classe delle Supremes. Quei vestiti attillati dai colori sgargianti, quelle poche mosse coreografiche mai eccessive ed il faccione di Diana Ross rappresentano la luce di una serata che si sta preparando alla notte. Quando la sala è piena delle “solite” facce. Dei soliti indefessi seguaci del “genere” e quando i Temptations fanno il loro ingresso sullo schermo ecco che il quintetto campano – attivo da circa sette anni – prende posto sopra il piccolo palco. L’organo Hammond si staglia sovrano. Due chitarre, basso e batteria a completare l’arsenale di una formazione assolutamente trascinante e senza sbavature. Finalmente è l’ora del garage rock. Quello originale dei pionieri statunitensi. Quello urgente. Istintivo. Scevro da macchie detroitiane ma anzi vivido di riflessi surf’n’roll. Di cori a tre voci. Di rutilanti brani che corrono veloci e fanno muovere i muscoli altrimenti intorpiditi dal clima stagionale. Il pubblico “amico” gradisce. Uno scambio di sguardi tra di noi. La piena promozione. Mentre l’organista rimane a torso, villoso, nudo ed il sudore diventa compagno e uomo in più dei Les Photonics che omaggiano sicuri e a modo loro i meravigliosi Stooges. Felici di essere stati schiaffeggiati dalla sorpresa. Da una serata d’altri tempi. Fuori dai clamori. Dall’hype. Dalla massa. Solo garage’n’roll. Quello autentico. Quello che 40 anni fa rivoltò una nazione intera che di lì a poco avrebbe assistito ad una serie di epocali cambiamenti. La fiamma è ancora accesa. Nel cuore. Almeno nel cuore.

Emanuele Tamagnini

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