L’Enfance Rouge @ Cantiere Maggese [Taranto, 12/Marzo/2011]

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L’aver superato l’esame più duro della mia carriera universitaria impone una meritata pausa, ne approfitto per trascorrere un weekend nella mia Puglia e anche per poter vedere finalmente all’opera L’Enfance Rouge, non avendo potuto presenziare alla data romana solo pochi giorni fa. Il Cantiere Maggese è una palazzina (di cui parte scavata nella roccia) rimessa a nuovo nel cuore di Taranto Vecchia, qui si terrà la terza e ultima data su suolo pugliese del trio franco-italiano che, col “tacco dello stivale”, ha un rapporto particolare, avendo rappresentato tanti luoghi della regione (Taurisano, Otranto, Bari) tra le mete dei loro “viaggi” in musica (e poi, mi pare che François Cambuzat e Chiarlo Locardi vivano tuttora in Salento). Serata aperta dagli Occhio Trio, band locale: la loro proposta di “post noise” è interessante e gli intrecci delle due chitarre sono così serrati da non far rimpiangere l’assenza di un bassista.

Poi tocca a Cambuzat e soci: la prima parte del set è perlopiù dedicata ai primi e ormai davvero introvabili dischi della band (quando ancora la band era nota come François Cambuzat et Les Enfants Rouges): presenza scenica enorme, Andreini è sinceramente uno dei batteristi migliori che abbia visto in azione, Chiara Locardi pare avere un’aura algida spezzata sovente da qualche sorriso, François è puro fuoco, non sta mai fermo con la sua Telecaster e si lancia occhiate d’intesa con Andreini. Qualunque sia l’etichetta che vogliate dare alla loro musica, sia noise, punk, post, quel che volete, come già sia capisce dai dischi ed è amplificato dal vivo è sicuramente piena di clangori elettrici, cuore e sudore, come quello che letteralemente bagna François. Alla prima pausa, spiega che “funziona così: se ne volete di più dovete urlare, sennò ce ne andiamo affanculoooo!” mentre Jacopo Andreini sale sul suo sgabello e invita il pubblico ad avvicinarsi a loro. E inizia la seconda parte del set, con i brani dai dischi più recenti, quelli pubblicati su Wallace Records per intenderci. Si passa così da ‘Barrio Chino’ a ‘Ras Et Ahmar’ fino a ‘Vengadores’ proposta come su disco con la voce registrata di Bertrand Cantat. Chiudono con la mia preferita, resa ancor meglio dal vivo, ‘Terre d’élection’ / ‘Nada Nothing Niente Gar Nicht Rien’. Scrivo il “doppio” nome non a caso, avevo un po’ storto il naso con il loro ultimo disco ma non tanto per la musica in sé ma per l’idea che potesse essere letto come “un altro viaggio” (leggi). Certo, dopo aver sentito François urlare, in chiusura, quello che è di fatto il motto della band, che campeggia sul logo ovvero la scritta araba “Ana Lastou Amikryyan” cioé ‘Io non sono americano’ mi rendo conto potrebbe avere anche un senso, chissà. Di certo, ed è questo quel che conta, sapevo che mi avrebbero lasciato senza parole dal vivo. Così è stato.

Piero Apruzzese

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