L’electroclash rozzo e provocatorio dei Sexy Sushi: perché anche i francesi sanno essere cafoni

509

Era da tempo che aleggiava su di me la meledizione dei Sexy Sushi e sapevo che prima o poi sarei dovuta confrontarmi con questo fantomatico duo di Nantes, così stranamente acclamato tanto dai parigini più snob, quanto da quelli più underground. Punk nell’attitudine ed elettro nel suono, i Sexy Sushi propongono con irriverenza e disincanto la loro personalissima ma al contempo passabile visione del mondo, con canzonette – tutte rigorosamente in francese – genere new wave d’annata alla ‘Taxi Girl‘- e che molto probabilmente piacciono perchè ben arrangiate e a loro modo veritiere. Senza soffermarci sul perchè di un nome così trash, certo piange il cuore a scoprire che dietro le scemenze date in pasto alla folla non pensante, si celano artisti di tutto rispetto, quali Julia Lanoe a capo dell’ignorato quanto nobile progetto Mansfield TYA (per saperne qualcosa di più si veda qui) e David Grellier testa dei College. Ma tant’è ed i Sexy Sushi non solo vanno alla grande per le loro performance in live – dove si vociferano improvvisati spogliarelli della Lanoe – ma anche per tutta una fruttuosa produzione discografica che dal 2004 ad oggi conta più di una decina di album tra cui l’imperdibile ‘Caca’ del 2005. Il successo è talmente forte al punto che i Sexy Sushi per ‘Vous n’allez pas repartir les mains vides’ (alla lettera “Voi non ripartirete a mani vuote”), ultimo loro album pubblicato sotto l’etichetta Believe ad inizio di questa primavera, hanno pensato bene di proporre una versione in doppio CD, contenente – ebbene si – due volte lo stesso disco. C’è chi dice che sia un suicidio industriale, c’è invece chi inneggia alla genialata: in fondo così al prezzo accettabile di soli 15 euro, si può sempre avere una una copia in più da regalare al proprio migliore amico. Ma veniamo lato canzoni. Al primo posto si piazza senza dubbio ‘J’aime mon pays’ (“Amo il mio paese”), il cui video in perfetto DIY style e postato su youtube solo qualche mese fa conta già oltre le duecentomila visualizzazioni, seguono poi ‘Calvaire’ (“calvario“) e il capolavoro in assoluto ‘Je refuse de travailler‘ (“Mi rifiuto di lavorare”) che denuncia – richiamando vagamente e solo nel titolo il “Je ne veux pas travailler” piaffiano – il male di vivere dell’attuale generazione francese: dove di certo il lavoro ancora non manca come nel nostro Paese, ma il cervello ed ogni slancio di libertà sono messi a tacere dalla dura logica del lavoro, profitti, guadagni, spese e prestiti bancari.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here