Lee Ranaldo & The Dust @ Init [Roma, 19/Giugno/2013]

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La separazione fra Thurston Moore e Kim Gordon non ha fatto piacere a nessuno, soprattuto a chi come me non aveva mai avuto il piacere di vedere dal vivo i Sonic Youth; il divorzio della meravigliosa coppia del rock indipendente americano non avrà fatto piacere neache a Lee Ranaldo controparte musicale di Moore nei Sonic Youth che, ricordiamolo sempre, sono una delle band più formidabili che abbiano mai messo piede sul pianeta terra. Ranaldo, drammi a parte, si è rimboccato le maniche, ed è tornato a Roma per presentare il suo ultimo album ‘Between the Times and the Tides’, lavoro che ha mostrato il sonico chitarrista in una veste piuttosto inedita. Il disco, infatti, a differenza di altri suoi lavori solisti ben più folgoranti è un elegante disco pop-rock che si muove in territori incredibilmente vicini ai primi R.E.M. – Ranaldo tira fuori un timbro spaventosamente simile a quello dell’amato Michael Stipe – e a Neil Young, da sempre faro di artisti accomunati da un talento musicale superiore alla media (eccetto Bon Jovi, ndr). Il concerto, come molti altri che dovevano tenersi al Pigneto Spazio Aperto, viene trasferito all’Init Club; qualcosa mi dice che c’entrano qualcosa i permessi del Comune che non arrivano. Il pubblico, come è prevedibile, è di quasi tutti trentenni, molti accomunati dalla totale ignoranza sull’ultimo lavoro solista di Ranaldo, che sinceramente neanche io conoscevo prima di assistere allo show. Il clima all’interno del locale è a dir poco insostenibile, tanto che i Wrong On You, duo romano che in brevissimo tempo sta riuscendo ad ottenere palcoscenici molto interessati, sono osservati da uno sparuto numero di presenti, mentre il resto degli accorsi sta ancora a rinfrescarsi (?) all’entrata del locale. La loro performance è a dir poco penalizzata dall’acustica, qualsiasi cosa faccia Marco Zirilli viene letteralmente sovrastata dalla chitarra colma di delay di Daniele De Sapio. Un peccato.

In puntale ritardo arriva sul palco Lee Ranaldo, accompagnato da Steve Shelley alla batteria – anche lui ex- Sonic Youth –  Alan Licht e Tim Luntzel. Il mestiere di Ranaldo è assolutamente indiscutibile, tanto che è  un gioco da ragazzi per lui riuscire a proporre in sede live il repertorio presente nel suo ultimo disco, dando anche quel pizzico di noise di cui lui è un assoluto maestro. E’ sorprendente come riesca a tirar fuori dei suoni così acidi e violenti pur suonando a un volumei “normale”. Anche Steve Shelley regala un’ottima prova alla batteria, un vero schiaffo in faccia ai noiosissimi batteristi accademici, una dimostrazione di gusto e inventiva; è bello notare come si lasci scappare più di un sorriso quando ha l’occasione di pestare le pelli sulle parti più serrate del live, come dire: deformazione professionale. Il live procede bello e placido, mente la sala lentamente si svuota a causa del caldo intollerabile che affligge il pubblico (o forse per la partita della nazionale). Un vero peccato però perché stringendo un po’ più i denti i volubili spettatori avrebbero potuto godersi delle bellissime cover di ‘Thank You For Sending Me an Angel’ dei Talking Heads, e la mergavigliosa ‘Everybody’s Been Burned’, proveniente da ‘Younger than Yesterday’, capolavoro degli americani Byrds. Il bis, acclamato a gran voce dai superstiti, regala gli ultimi sussulti di una serata torrida ma estremamente gradevole. Il nuovo lavoro di Ranaldo non è certo imprescindibile, ma è senz’altro superiore a quasi tutti i lavoroi di gruppetti pseudo-indipendenti che sovraccaricano il mercato musicale con proposte prive di cuore. Ad averne di artisti così.

Luigi Costanzo

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