Le Parole Altre @ Casa del Jazz [Roma, 23/Luglio/2011]

539

Più che un concerto è stato un incontro tra amici, che ricordano e raccontano il percorso di vita di Tiziano Terzani. Lui, il protagonista della serata, è stato cronista di guerra, intellettuale fuori dalle righe, osservatore curioso della storia in divenire e, infine, negli ultimi anni della sua vita, meditatore panteista e accanito sostenitore della non-violenza. A fare da padroni di casa la dolcissima ed energica Angela Staude Terzani e la Francesco Bruno ensemble, composta da Enzo Pietropaoli (contrabbasso), Pierpaolo Principato (pianoforte e synth), Tommaso Carlini (batteria), Iginio De Luca (percussioni) e lo stesso Francesco Bruno (chitarre elettriche). Novanta minuti di performance intitolata ‘Le parole altre. Il lungo viaggio di Tiziano Terzani’, in cui al narrato di Angela (senza voce e a tratti commossa e commovente) e ai video, alcuni inediti, tratti dalle Teche RAI con Terzani arzillo e propositivo, si sono intramezzati i momenti musicali della band e le composizioni visive, ispirati ai luoghi che hanno caratterizzato la vita di Tiziano Terzani: Sudafrica, Siberia, Vietnam, Cambogia, Cina, India, Orsigna.

Multimedialità, reading, conversazione, jazz e world music insieme: tutto questo è stato ‘Le parole altre’, necessità di raccontare Tiziano come in sogno, con un miscuglio di visioni, sensazioni, parole, suoni.
Parlare del giornalista del ‘Der Spiegel’ senza accennare ai luoghi e alle genti non avrebbe senso o comunque sminuirebbe la sua esperienza di vita. “Ci sono momenti nella vita di ognuno in cui le stelle concedono, permettono di compiere delle svolte” – riferisce Angela dalla sua sedia – e Tiziano ha avuto l’ardire di attuare quella svolta. Era il 1966, quando da giovane dipendente della Olivetti era stato mandato in Sudafrica a fare affari con il governo. Erano gli anni dell’apartheid, delle panchine per bianchi e quelle per neri, delle scuole separate, dei locali rigorosamente distinti, tutto il mondo era diviso in bianco e nero. “Un giorno” – racconta la Staude – “prese la sua Rolleiflex e andò a fare foto alla miniera di diamanti, lì gli operai erano tutti neri”, per questa azione la polizia lo arrestò, ma poi venne rilasciato in quanto bianco occidentale e dipendente della Olivetti. Al suo ritorno in Italia, scrisse il primo articolo: “Natale Negro”, pubblicato sull’ ‘Astrolabio’, rivista di sinistra.

Da quest’episodio la sua vita è mutata e l’unico interesse reale era diventata la verità: raccontare la verità storica, essere nei posti giusti nei momenti giusti e dar voce a chi la storia la fa sulla propria pelle o la subisce. Il viaggio del giornalista continuò con la ricerca forsennata di un sistema altro da quello capitalista, l’inseguimento del sogno socialista, sgretolatosi sia dinanzi alla realtà maoista che a quella stalinista o dei khmer rossi; con la volontà di capire il genere umano; con l’isolamento in un Ashram indiano, fino a giungere alla conclusione che “l’unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi”, poiché, nonostante i nobili ideali, chiunque arrivi a prendere in mano il potere ne rimarrà contaminato. Un invito molto bello è quello che dà ai giovani, unica speranza del futuro, di vivere secondo i propri sogni, di vivere in modo da potersi guardare dal di fuori e riconoscersi, non aver paura, esistere nel modo più pacifico possibile. A chiudere la serata un bis o meglio un omaggio che Francesco Bruno dedica a Tiziano, un brano, ‘Pensiero Lungo’, ispirato al Sudamerica, “il viaggio che lui mai fece” – spiega il musicista, e un inno alla lentezza, al tempo necessario per riflettere, assorbire la vita, in contrasto alla velocità e al dinamismo contemporanei, che sanno tanto di vecchio e malato.

Lina Rignanese

1 COMMENT

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here