Le Luci della Centrale Elettrica @ Teatro Palladium [Roma, 9/Aprile/2010]

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Erano cinque mesi che Vasco Brondi (aka Le Luci della Centrale Elettrica) non si esibiva in live. Il ritorno sul palco del giovane cantautore ferrarese è avvenuto in compagnia di un degno trio d’archi: al violino elettrico e al synth Rodrigo D’Erasmo (Afterhours), al contrabbasso Stefano Pilia (Massimo Volume), al violoncello elettrico e alle tastiere Guglielmo Ridolfo Gagliano (Paolo Benvegnù). Ennesimo tour per ‘Canzoni da Spiaggia Deturpata’, vincitore nel 2008 del Premio Tenco come miglior album d’esordio, ospitato presso il Teatro Palladium nella rassegna “Cassa di Risonanza” organizzata dal Circolo degli Artisti e da Sporco Impossibile.

Le canzoni riarrangiate si sono intrecciate con cover stravolte come la ‘Domenica delle Salme’ di Fabrizio De Andrè, e letture elettrificate tratte dal suo libro “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero” (Baldini&Castoldi). La forza di Brondi sta tutta nei testi: un fiume in piena che porta con sé tutto, non lascia via nulla. Dall’attualità, alle storie tra amici al bar, da ragazzi morti di overdose, alla voglia di fare l’amore, dalle troppe guerre, ai quartieri industriali, dagli alieni ai paesaggi fatti di alberghi, di ciminiere, di fili scoperti. È una scrittura patchwork, un flusso di coscienza, libere associazioni di idee e di immagini, parole, frasi ripetute forsennatamente per bucare il cervello come spilli visivi. Beve un bicchiere dopo l’altro, Vasco, nonostante la vena rock è un ragazzo timido. La sua chitarra, come quella di molti cantautori, non è impeccabile. A fare la differenza, musicalmente, sono i tre musicisti che, spesso, si lasciano andare ad assoli e a giochi sonori che riempiono la sala, così il violino si distorce inseguendo picchi acuti da vertigine, il contrabbasso tiene con pennellate e colpi sul corpo dello strumento o con archeggiati sibili o profondi pizzicate. Il pubblico appare entusiasta e applaude fragorosamente appena può, anche se l’esecuzione non è terminata. Sarà stata l’emozione del ritorno sul palco, sarà stato il vino, ma Vasco non smette di cantare, così dopo il doveroso bis concesso, i quattro riappaiono, questa volta in platea, suonando senza amplificazione in mezzo al pubblico. Il teatro si trasforma per qualche minuto in osteria. Vasco barcolla e canta a squarciagola, dimenticando le parole. I musicisti lo seguono divertiti. Il pubblico è sorpreso e contento. Manca solo da bere per tutti. “Andiamo a fare la lotta armata al bar, la lotta armata al bar”.

Lina Rignanese