Le Luci Della Centrale Elettrica + Dente @ Circolo degli Artisti [Roma, 8/Dicembre/2008]

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La lotta tra gli Shit And Shine all’Init e Le Luci Della Centrale Elettrica al Circolo è vinta da quest’ultimo in zona Cesarini per via della mia verve un po’ appannata dopo tre giorni di riposo assoluto (assistere a un concerto degli Shit And Shine sarebbe stato un trauma troppo forte, peccato però, sarà per un’altra volta). Arrivo al Circolo, vedo una ressa di pischelli in fila alla cassa e mi domando se magari ho sbagliato giorno. Invece no, sono tutti lì per Le Luci della Centrale Elettrica, sembra che l’hype intorno a questo giovanotto sia arrivato un po’ a tutti tranne che a me che pensavo a una serata tranquilla con poca gente. Alla fine ci sarà il sold out (il pubblico in realtà sarà abbastanza eterogeneo) e parecchia gente rimarrà fuori. Comunque sia, passo avanti a tutti, mi faccio timbrare il dorso della mano con un timbro simpatico, entro nella sala, e con me entra (ma dalla parte del palco) anche Dente.

Puntualissimo come da programma e come me, molto bene. Attacca un pezzo al piano (accompagnato da un “bell’uomo” ad un altro piano elettrico molto bello e molto vintage che di sicuro ha un nome ma che ora non mi sovviene) che non mi convince molto, un po’ moscio come inizio. Piano piano però il concerto diventa godibile. Dente, visto da una media distanza, somiglia a Fabio De Luigi ed ha un gran bel ciuffo, tant’è che mi aspetto che prima o poi muova la gamba come faceva Olmo. Non lo fa, ma è comunque un tipo simpatico (“Oggi è il compleanno di Jim Morrison, quale occasione migliore per suonare una cover dei Diaframma?”) e si fa apprezzare anche quando, passato alla chitarra, intona pezzi dall’andamento più brioso. Non molto, ma quel poco che basta per rendere il suo concerto interessante, ironico e leggero. Niente male anche il suo songwriting, a parte qualche ingenuità nei testi, ma l’impressione è che sia voluta.

Per niente leggero e ironico invece è il concerto seguente de LLDCE. Vasco Brondi, come preannunciato, è affiancato da Giorgio Canali, tra l’altro produttore del suo album. Il primo brano è ‘Lacrimogeni’ ma potrebbe essere qualsiasi altro (omogenia rivendicata con orgoglio anche dall’artista) e l’effetto sarebbe sicuramente identico. Calma apparente squarciata da lampi di chitarra distorta che fa a gara di volume con gli urli graffianti e disperati di Vasco, il cui timbro è molto simile a quello di Rino Gaetano, così come simile è l’uso della metrica, nonchè qualche linea melodica (nessuna accusa di plagio o di scarsa originalità, sia ben chiaro, ma visto che a lui non piace essere paragonato a Rino Gaetano, penso che farebbe meglio a prenderla con filosofia, visto che gli è andata bene che nessuno l’abbia accostato a Tricarico). Sicuramente diverse però sono le atmosfere e gli scenari evocati dai suoi testi di una desolazione postindustriale ormai inevitabile (canzoni d’amore e di merda, per dirlo con parole sue), dentro le quali rimane solo un barlume di umanità, che però chiede violentemente e disperatamente di emergere dai cassonetti e dalle discariche. Se dal punto di vista dei testi il talento di Brondi è indiscutibile (durante il concerto fa anche dei reading, leggendo oppure improvvisando), la sua musica un punto debole ce lo ha, e forse è proprio quello che la maggior parte della gente ritiene il punto forte, ovvero Giorgo Canali.

Durante il concerto Canali canta anche un suo pezzo, che è avulso da tutto il resto e non capisco davvero questa esigenza. L’intero set alla fine risulta troppo appesantito dagli effetti di chitarra e dai loop che Canali usa con poca parsimonia (e anche dalla scarsa varietà delle canzoni). Nonostante lui stesso affermi il contrario, Vasco Brondi è più vicino al cantautorato di Rino Gaetano (ma non solo, ‘Per Combattere l’Acne’ o ‘La Lotta Armata Al Bar’ per esempio non hanno nulla da invidiare ai pezzi più belli del più recente cantautorato indie italiano in stile Perturbazione) che al rock dei CCCP/CSI/Afterhours/MarleneKunz/etc, e perlomeno dal vivo, lo stile verso cui Canali l’ha indirizzato, potrebbe non essere quello più adatto. Canali è stato senz’altro d’aiuto per iniziare, perchè diciamocelo… senza di lui chi se lo sarebbe filato? Ma ora rischia di essere una zavorra, speriamo che Vasco (è identico a Frodo Baggins, avete notato?) abbia il coraggio di rischiare e di farne a meno, proponendo così una visione più personale anche della propria musica.

Daniele Gherardi

6 COMMENTS

  1. oh ma tutta quella gente, che trauma.secondo me un sacco erano lì per la prima volta.non se l’aspettava nessuno il pienone.bel concerto per coronare un anno di conquiste..ma ora si volta pagina, spero.

  2. il venerdì precedente al concerto, il VascoBrondi era intervistato su LA7 alle Invasioni barbariche di fronte a Folco Quilici…molto contenta per lui e per i ragazzini che non si riconoscono solo nei Lost, Finley&co

  3. anche a torino sold out…
    penso effetto mediatico su molte persone dato anche l’ingresso a pochi (giusti) euro.
    il concerto non male

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