Le Luci della Centrale Elettrica + Brunori SAS @ Casa del Jazz [Roma, 1/Luglio/2011]

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Odio pochissime cose al mondo come i concerti con le sedie, ma è un odio grande e profondo, potrei darvi spiegazioni su diversi livelli, ma non vi tedierò, vi basti sapere che per questo motivo non vado a vedere mai i concerti all’auditorium anche quando ci sono ottimi nomi, perché mi costringerebbero a stare seduto. Gli umani, specie quando sono assemblati in numero cospicuo sono molto più belli quando sono in piedi, altrimenti madre natura ci avrebbe fornito una specie di coda che poteva servirci, all’occorrenza, anche da sedia. Vasco e Dario sono persone sensibili me ne accorgo perché riescono a percepire il mio gigantesco odio, e al momento giusto fanno alzare tutti trasformando le mille persone sedute in un pubblico come si deve. In piedi. I concerti sembrano tutti migliori quando vi siete alzati, provate a dire di no?

Dario Brunori (graficamente rappresentato con un paio d’occhiali da nerd su dei baffi Savoia) ha messo su la Brunori Sas con altri cinque elementi e la squadra (vista anche la copertina del nuovo disco) si presenta sul palco alle 21.10 appena fa buio. Negli ultimi due anni hanno portato ovunque il premiatissimo ‘Vol. 1’, e ora si comincerà a girare con il nuovo ‘Vol. 2 – Poveri Cristi’, quindi non più canzoni strettamente autobiografiche ma storie di altre persone, spesso usate come metafore per dare un punto di vista su chi ha il vizio del gioco, ha avuto incidenti sul lavoro, si rivolge a maghi e fattucchiere per riconquistare un amore. Il suo è un cantautorato devoto a Rino Gaetano, per il modo di cantare soprattutto. Il Brunori-sound è semplice, però suona diverso dalle solite cose, soprattutto grazie a una formazione poco chitarrosa, l’unica chitarra sul palco è infatti la Fender acustica del frontman che spesso con un capotasto mobile messo oltre la metà del manico diventa quasi un ukulele, poi le tastiere, i fiati e la viola rendono il suono pieno ma insolito. Questo signore 34enne (se li porta maluccio) scrive buone melodie pop accompagnate da testi semplici ma per niente banali. Ma è ora che lo vedo per la prima volta sul palco che mi conquista definitivamente, si parte con la canzone che apre l’ultimo album: ‘Il giovane Mario’, poi quella che lo chiude ‘Fra milioni di stelle’. Dal precedente disco la bellissima ‘Italian dandy’, poi Dario cerca di convertire al cristianesimo i presenti con ‘Paolo’ che viene chiusa, a sorpresa, con la sigla de “Il pranzo è servito”. Siamo alla quinta canzone e le mie onde d’odio cominciano ad essere captate visto che il Brunori dice “certo è un po’ una violenza questa delle sedie”, questa quinta canzone ha un tiro più rock, è la semplice ma conivolgente ‘Rosa’: la storia di un calabrese che va al nord per fare i soldi per sposare Rosa, poi quando torna lei vede che ha perso una mano in fabbrica e non lo sposa più. A parte la spiazzante citazione di ‘Enter sandman’ dei Metallica, Il finale in cui lui va al matrimonio di lei con un altro e urla ossessivamente “Ba-cio-ba-cio-ba-cio-ba-cio” è uno spettacolo, anche perché Dario la finisce in apnea e poi col fiatone poi dice: “questa canzone è troppo rock’n’roll non ce la faccio!” quindi per riprendere fiato ecco la suadente ‘Una domenica notte’, poi ancora  dal nuovo ‘Lei, lui, Firenze’ la signora in rosso che fischietta e fa i cori diventa xilofonista e il tastierista ripesca una diamonica (che fa sempre tanto terza media). L’effetto Karaoke arriva, dimostrando ancora una volta che i limiti dei decibel imposti sui concerti all’aperto andrebbero rivisti, su ‘Come stai?’ poi ‘Tre capelli sul comò’ al termine della quale la band si congeda lasciando Dario Brunori in solitaria per un’intima versione de ‘Il pugile’. La band ritorna, il sassofonista con la digitale fa una foto al pubblico e Dario gli fa: “ora devi taggarli tutti”, poi parte la coinvolgente ‘Guardia ‘82’ e sul primo ritornello avviene la magia: “alzatevi tutti” e i brutti diventano improvvisamente tutti bellissimi. Brividi veri. I saluti, i ringraziamenti, e l’ultima ‘Animal Colletti’ con tanto di ottima imitazione della gallina. 12 brani, un’ora costantemente in crescendo. Sentirete parlare di questi calabresi. Garantito.

20 minuti di cambio palco, e dopo 3 mesi e mezzo (leggi il report del marzo scorso) riecco a Roma Le luci della centrale elettrica, stavolta a impreziosire la presenza del cantautore Ferrarese c’è anche Giovanni Ferrario (ex Micevice), che suona il basso (per la prima volta Brondi si concede frequenze basse) e, più spesso, la chitarra elettrica (jazzmaster), quindi il set up prevede tre chitarre e un batterista che suona in piedi (come Victor DeLorenzo dei Violent Femmes) anche bidoni e grosse congas. Anche stavolta si parte con ‘Cara catastrofe’ poi ‘La lotta armata al bar’ e ‘L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici’ che nel finale diventa ‘Summer on a solitary beach’ dell’immenso Franco Battiato. Vasco incassa gli applausi e dice: “purtroppo noi non abbiamo canzoni estive quindi dobbiamo fare quelle degli altri”. Poi una cosa nuova la tira fuori sul finire di ‘Lacrimogeni’ mettendo in un parlato incazzatissimo parti di testo di altre sue canzoni, tanto da finire con gli occhi rossi e il fiatone. Poi le voci di Leo Ferrè che recita tra un brano e l’altro e la maggior parte del pubblico che si alza in piedi, altra vittoria della telepatia sulle imposizioni degli organizzatori del male, su ‘Quando tornerai dall’estero’. Quindi Vasco (quello che resterà ancora a fare tour) resta da solo sul palco per ‘La gigantesca scritta COOP’ e la catarsi del ripetuto “…e i CCCP non ci sono più”, cantato anche fuori dal microfono a consumare quei cinque passi che lo portano a bordo palco per questo trucchetto scenico Brondiano che però, devo dire, funziona. La band rientra si suona ‘Ragazza Kamikaze’. Ri-Fuori. Ri-Dentro. ‘Piromani’ e ‘Per combattere l’acne’ come bis annunciata cosi: “con questa praticamente vi salutiamo perché non è rimasto più tanto tempo prima di mezzanotte e il vostro sindaco non è propriamente un freakkettone”. Il brano si chiude invece con una bella sopresa, la band guadagna il proscenio (questa volta non ci sono transenne quindi i musicisti sono praticamente con i piedi sulle prime teste) senza microfoni e senza jack alle chitarre, un po’ per far finta di essere a un falò, un po’ per non far uscire subito su youtube l’inedito, mentre il pubblico si prodiga in un silenzio magnifico, Brondi attacca una canzone che ha per un sacco di tempo lo stesso accordo di chitarra e il ritornello che ripete: “Perché non so se verrà, no io credo che venga” prima della seconda strofa il silenzio viene bruscamente interrotto dal “gaggio” di turno che per fare il simpatico urla “Vasco, facce Vita Spericolata” provocando risate e applausi per il sorriso sotto i baffi mal celato del ferrarese che cercava di tenere la concentrazione mentre probabilmente malediceva papà Brondi che nel ’85 decise di chiamarlo proprio “Vasco”. Per non fare altre figure da guastafeste molti settano i cellulari su “silenzioso”, personalmente decido di rischiare, quindi ringrazio pubblicamente tutti i miei contatti per non avermi chiamato in quei due minuti. Vasco quello col concerto aperto da Noemi e Emma Marrone si ritira (trooooppo tardi), Vasco quello col concerto aperto da Brunori Sas prende sempre più sicurezza sul palco, ed è chiamato l’anno prossimo per il terzo disco alla definitiva consacrazione per diventare non più uno che divide tra chi pensa che sia un poeta e chi pensa sia antipatico a morte, ma uno che è universalmente considerato un buon artista.
P.S. Quelli che hanno visto Vasco allo stadio Olimpico sono stati, per la maggior parte seduti, il che dimostra quanto sono brutti.

Giovanni Cerro

4 COMMENTS

  1. il pezzo in acustica alla fine è semplicemente un cover dei cccp, ovvero bbb, leggermente riadattata per essere “urlata” in perfetto stile brondi… tra l’altro già fatta in altri concerti, diciamo che almeno una dei cccp la fa sempre, il suo stile è pur sempre ispirato a questa band

  2. il pezzo in acustica alla fine è semplicemente un cover dei cccp, ovvero bbb, leggermente riadattata per essere “urlata” in perfetto stile brondi… tra l’altro già fatta in altri concerti, diciamo che almeno una dei cccp la fa sempre, il suo stile è pur sempre ispirato a questa band

  3. Ottimo il concerto di LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA. Un salto in avanti pazzesco rispetto a un concerto acustico che vidi al Circolo degli Artisti 3-4 anni fa (organizzazione Sporcoimpossibile e tandem con un altrettanto misconosciuto Dente). Con Ferrario and compagnia ha costruito un sound compatto e accattivante, un po’ dissonante ma anche molto ritmico, per nulla banale. Inoltre noto che è stramigliorato a cantare. Complimenti davvero.
    Invece BRUNORI SAS non mi ha convinto. Forse è una questione di gusti. Però della stessa scuola neocantautorale ho apprezzato molto di più Dente, Jang Senato e anche Zen Circus. Quindi forse lo considero un po’ sopravvalutato anche se qualche canzone carina l’ha composta. Ma è il sound complessivo che non mi convince…
    Michele

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